Genitori e figli, il teatro nato in quarantena

Soledad Nicolazzi

I precedenti non si contano. Ma la più illustre tra le grandi personalità del teatro che hanno respirato profumo di palcoscenico fin dalla più tenera età è probabilmente la “divina” Eleonora Duse (1858-1924) nata da una famiglia di attori. Seguendo il suo istinto di teatrante dedita in particolare a spettacoli per ragazzi, anche Soledad Nicolazzi, attrice e regista di Carrara, ha voluto trascinare la figliolanza nell’affascinante avventura teatrale esordendo il 28 giugno con grandissimo successo al “Giardino delle Esperidi Festival” che si è tenuto alla Villa d’Adda Sirtori di Olginate (Lecco). “E io non scenderò più”, questo il titolo, è uno spettacolo basato – a quanto si apprende dalle locandine – su libere suggestioni dal “Barone rampante” di Italo Calvino. Ma ciò che più conta e “fa notizia” in questo caso, è che si tratta di uno spettacolo concepito e allestito in famiglia durante la quarantena, in uno scenografico appartamento con vista sul bellissimo duomo marmoreo di Carrara.

Teatro come si faceva una volta, dunque, con tutta la famiglia a recitare sulle rive del lago di Olginate con vista sulle Grigne, sfruttando il collante di quell’amore per la libertà e per la scoperta della natura che è il filo conduttore del celebre romanzo di Italo Calvino a cui Soledad, con la collaborazione di Dalia Padoa, si è ispirata.

“E io non scenderò più” ha avuto come magico scenario il lago di Garlate su cui si affacciano le Grigne e il Resegone.

A raccontare l’avventurosa ricerca d’identità che c’è in ognuno, la voglia di crescere e al tempo stesso di restare bambini, si sono fatti onore con Soledad l’acrobatica Lidia, il piccolo Elio e il “number one” Mirto nel ruolo del ribelle Cosimo Piovasco di Rondò che vive sugli alberi. Nonché, s’intende, il loro papà Matteo, compagno nella vita della Nicolazzi, che per l’occasione ha assunto la grinta del temibile Gian de Brughi, il brigante appassionato di libri. L’organizzazione era di Scarlattine progetti, associazione culturale di Santa Maria Hoè (LC).

“Durante la quarantena, tutti noi abbiamo viaggiato con il pensiero, ricercato nuovi orizzonti. E ognuno di noi”, Soledad Nicolazzi ne è convinta, “ha trovato la sua strategia per uscire da questo periodo assurdo. Questa del teatro è stata la nostra risorsa per sopravvivere. Per mesi è stato permesso stare solo in famiglia? Non si poteva uscire con amici, andare al cinema, a scuola, a teatro? E allora, ho pensato, teatro con congiunti sia. In barba a chi ci vuol far credere che il teatro e la cultura non siano attività indispensabili”.

Per saperne di più: https://www.campsiragoresidenza.it

Un aspetto dello spettacolo ispirato al celeberrimo “Barone rampante” di Italo Calvino e allestito durante la quarantena per il covid 19. Qui genitori e figli sono al completo.

Commenta la notizia.