Andar per rifugi, i più emblematici nel racconto di Gibello, Dini e Girodo

Concentrare in poco più di 100 pagine diversi secoli di storia dei nostri rifugi Alpini non è impresa facile, soprattutto se il risultato è una lettura ricca e scorrevole, sorretta in ogni argomentazione, tecnica o estetica, con ampio repertorio di informazioni storiche, alpinistiche e di costume.

Il rifugio Ca’ d’Asti in una veduta d’epoca (A. Zanellato – cartolinedarifugi.it)

Secondo la narrazione proposta degli autori Luca Gibello Roberto Dini e Stefano Girodo – già fondatori e animatori dell’associazione “Cantieri d’Alta Quota” che nel 2011 diede alle stampe l’omonimo libro dedicato alla breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi – la prima pietra di “rifugio alpino” fu posta a 2834 m di altitudine sulle pendici del Rocciamelone dal nobile Bonifacio Roero d’Asti che su quella vetta si recava, il 1° settembre 1358 per deporre un trittico in voto alla Vergine.

L’itinerario che da qui trae inizio tocca, per citarne solo alcuni, i rifugi più emblematici per la storia del rapporto tra uomo e montagna: l’Alpetto, il primo del Cai, il Nuvolau, il primo delle Dolomiti, i rifugi Sella e Tuckett, testimoni dell’irredentismo in Trentino, sul fronte della grande guerra il Caduti dell’Adamello, Il Vittorio Emanuele II antesignano di una nuovi orizzonti formali ed estetici dell’architettura in quota, il Brioschi e il De Gasperi protagonisti della montagna partigiana, la capanna Margherita laboratorio d’alta quota, il Sasso Nero e le sfide della contemporaneità e sostenibilità…

La pubblicazione – edita da Il Mulino nella collana Ritrovare l’Italia – è parte coerente dell’intensa attività di ricerca e divulgazione che l’associazione Cantieri d’Alta Quota svolge attraverso conferenze nelle sedi del CAI, tavole rotonde, seminari tecnici organizzati nell’ambito della formazione continua e dell’aggiornamento professionale.

Tra le righe si avverte un costante esercizio dialettico inteso a rendere evidente e visibile la tensione evolutiva che sottende la modernità delle costruzioni alpine, in costante ricerca di equilibrio tra innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e aggiornamento delle forme, che di volta in volta raggiungono nelle costruzioni alpine esiti apprezzabili e coerenti, anche se tal volta noncompresi dall’esteso pubblico dei frequentatori: “tali avanzamenti nell’ambito progettuale risultano peraltro nei tempi recenti perfettamente allineati – scrivono gli autori – all’avanguardistico settore dell’equipaggiamento e dell’attrezzatura tecnica di cui ormai ogni alpinista si dota (…) tuttavia in tema di rifugi non capita di rado sia la stessa utenza di escursionisti ed alpinisti high-tech a difendere invece un immaginario edilizio rigidamente conservatore secondo cui la costruzione dev’essere o anche solo apparire tradizionale”.

“Andar per Rifugi” in libreria dal 2 luglio 2020, è un’edizione Il Mulino.

Gli autori:

Stefano Girodoarchitetto, progettista presso LEAPfactory srl

Roberto Dini (vicepresidente): architetto e ricercatore presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino

Luca Gibello: storico e critico di architettura, direttore de «Il Giornale dell’Architettura»

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