Gli scheletri delle Alpi

C’è molto da fare sulle Alpi per smaltire relitti tutt’altro che biocompatibili di impianti di risalita dismessi. Che dire della stazione d’arrivo dello skilift che da una trentina d’anni sconcia i verdi crinali che in Lombardia sovrastano il Pian del Tivano, nel Triangolo Lariano? Scheletri di funivie e skilift abbandonati si trovano dappertutto nelle Alpi. Secondo un’inchiesta del Corriere della Sera del 24 dicembre 2019 sono 40 in Val d’Aosta, altrettanti in Piemonte, 35 in Veneto, 25 in Friuli, senza contare tutti i rottami lasciati arrugginire sugli Appennini, dalla Liguria alla Calabria.

Che cosa si aspetta allora per eliminare questi orrori? Se lo chiedeva MountCity il 23 ottobre 2015. Quattro anni sono trascorsi e di eliminare i rottami delle aree sciistiche dismesse non si parla. Né viene spiegato dalle istituzioni se, per evitare ulteriori danni, le nuove autorizzazioni e gli eventuali finanziamenti pubblici possono essere rilasciati, come avviene in Francia, soltanto dietro adeguate garanzie finanziarie in grado di assicurare il ripristino del sito una volta terminato lo sfruttamento degli impianti.

A mettere insieme tutti i censimenti degli impianti di risalita abbandonati, realizzati in questi anni da Mountain Wilderness, Lega Ambiente e Cipra (Commissione internazionale per la tutela delle Alpi) se ne possono contare duecento. Rimane aperta la domanda: chi si occupa di smaltirli? (Ser)

Volontari al lavoro nelle Alpi francesi (da http://www.mountainwilderness.fr).

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