Piccoli summiter: vincitori o vittime?

Sono frutto di “piccole vessazioni genitoriali” le scalate al Cervino compiute da certi piccoli alpinisti? Vengono forse meno al dovere di proteggere i figli quei genitori che decidono di esporli al rischio di una scalata tanto impegnativa? Questo adombra Franco Brevini, firma illustre della montagna, sul Corriere della Sera del 22 luglio raccontando (come se fosse stata un’impresa senza precedenti) l’esperienza di Jules, l’undicenne scozzese che ha scalato il Cervino con il padre.


Il libro di Ludovico Bich da cui sono tratte le immagini dei giovanissimi summiter.

Con tutto il rispetto per il pensiero del collega, che è padre di famiglia e vanta nel suo brillante curriculum alpinistico due scalate compiute alla Gran Becca, vale probabilmente la pena di tornare sull’argomento che sembra calamitare tanti interessi. Non senza premettere che ai bambini allenati sono di norma concessi fino a 1000 metri di dislivello con sei ore di cammino, come si legge in “Grandi scoperte e piccoli passi” di Toni Farina (MonteRosa edizioni, 2019) che elenca 20 itinerari in Piemonte e Valle d’Aosta dedicati ai bambini basandosi anche su pareri dei medici del Cai. Altra premessa indispensabile: frequentare la montagna per i ragazzi è una pratica molto educativa e quando viene effettuata insieme con i genitori è oltremodo arricchente per tutta la famiglia. E infine, last but not least, si apprende dalla Commissione medica centrale del Cai che in escursioni impegnative il ragazzo assume consapevolezza delle proprie capacità fisiche e consolida il proprio animo di fronte alle difficoltà.


Angelo Grampa posa con orgoglio in vetta al Cervino alla probabile età di 11 anni. E’ il 6 agosto 1972, le imbracature non sono ancora in uso nelle scalate.

Che cosa desiderare di più, sempre che la montagna non tenda tranelli indesiderati? Per sincerarcene vale la pena di “interrogare” i piccoli alpinisti immortalati in cima al Cervino nel libro di Ludovico Bich “Whymper, Carrel & Company” (Una croce, 40 foto, un altro Cervino) pubblicato nel 2001 dalle edizioni L’Eubage.

“I volti degli alpinisti ritratti in cima”, annota Bich, “esprimono delle sensazioni di felicità, di entusiasmo, di paura, di stanchezza ed altro ancora, ma tutti ti dicono ‘ce l’ho fatta’ dopo aver conquistato la montagna più bella del mondo”. Felicità esprimono anche i bimbi addossati alla croce di ferro i cui nomi sono in genere indicati insieme con la data della scalata. Tutti risulterebbero sugli 11- 12 anni come sembrano confermare sul web i curriculum di personaggi ormai adulti le cui generalità sembrano corrispondere – a meno che non si tratti di omonimie – con quelle dei piccoli summiter.

Sorride in un giorno non indicato il francese Laurent La Monaca rannicchiato sullo sfondo della croce. Fissa tutto serio l’obbiettivo il 6 agosto 1972 Angelo Grampa che risulterebbe nato, ammesso e non concesso che sia la stessa persona, a Milano il 4 novembre 1961, presidente e fondatore di un gruppo di aziende informatiche. Sono chiaramente traboccanti di orgoglio il 31 agosto 1985 Maurizio Menabreaz, un nome valdostano, e il 27 luglio 1976 Stefano Pizzini, la mano appoggiata con disinvoltura alla croce, l’aria da conquistatore.

Infine dai passamontagna emergono il 12 settembre 1966  in un pallido sole, forse sferzati dal vento, le faccine compunte di Marco e Leonardo Vesely: gli stessi fratelli, c’è da supporre, che da grandi guideranno la Yomo, storico marchio nell’industria casearia mondiale passata al gruppo Granarolo. Qualcuno trova che questi fortunati ragazzi possano dirsi vittime di “piccole vessazioni genitoriali”? (Ser)


Il Corriere della Sera del 22 luglio 2020 esprime riserve sulle esperienze dei piccoli scalatori del Cervino. In apertura Stefano Pizzini felicemente in vetta il 27 luglio 1976.

One thought on “Piccoli summiter: vincitori o vittime?

  • 28/07/2020 at 10:52
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    last but not least = ultimo, ma non per importanza. Solo per difendere la nostra lingua… altrimenti siamo già infastiditi dall’Esterofilia

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