Letture. Berté indaga in Val Camonica

Elena e Michela Martignoni

Dietro lo pseudonimo di Gigi Berté si nasconde un vicequestore aggiunto che opera in un commissariato. Ma anche dietro il nome Emilio Martini si cela qualcuno in carne e… penna: due sorelle scrittrici, Elena e Michela Martignoni, che conoscono bene il Commissario, sono milanesi e frequentano da anni la Liguria. Insieme le sorelle hanno scritto otto romanzi e alcuni racconti su Berté, una loro invenzione. In più, sono autrici di romanzi storici “Requiem per il giovane Borgia”, “Vortice d’inganni”, “Autunno rosso porpora” e “Il duca che non poteva amare”, e i gialli con protagonista il commissario Berté: oltre a “Il paese mormora”, “La regina del catrame”, “Farfalla nera”, “Chiodo fisso”, “Doppio delitto al Grand Hotel Miramare”, “Il mistero della gazza ladra”, “Invito a Capri con delitto”, “Il ritorno del Marinero” e “Ciak: si uccide”.

Quanto al segugio inventato dalle sorelle Martignoni, si apprende che nella nuova esperienza letteraria (“Il paese mormora”, Corbaccio, 216 pagine, 14,90 euro) è impegnato in un’indagine a Montenorbo (nella realtà: Borno), comune della Val Camonica. Detesta però la montagna, il malcapitato Berté. Anche perché gli capita di scoprire che c’è del marcio sotto la superficie pittoresca di quell’eden montano. Prima la morte di una creatura angelica, poi una catena di tragedie intorno alla tetra Villa Griffi. In armonia con i precedenti casi della serie Berté, le sorelle Martignoni si immaginano che il vicequestore ricostruisca la vicenda di fronte ai personaggi coinvolti, tutti sospettabili. Un po’ alla maniera di Poirot, un po’ alla Maigret…

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