L’oasi di pietra di Saltrio

Si arriva alla cava con una bella stradina nel bosco che sale decisamente verso il monte Orsa e il Pravello dal cimitero di Saltrio (VA). Una mezz’ora circa, poi la curiosità di vedere questo sito di proprietà del comune di Saltrio viene appagata quando si accede in un bel piazzale attrezzato come un salotto incantato, con sedute, tavolini e spazi ombreggiati. Sullo sfondo le grotte da cui venivano estratti, fino dal XV secolo, pietra da  costruzione e grossi blocchi di calcare da trasformare in capitelli e colonne.

Si cammina leggendo sui pannelli la storia di questo sito chiuso dal 1938 quando morì l’ultimo cavatore di cui resta una effige a grandezza naturale all’ingresso di una galleria. Si sale ai terrazzi superiori da cui si può godere anche di un bel panorama da Saltrio fino a Chiasso. Tutto è ordinato e pulito e straordinariamente al suo posto.

Viene naturale pensare al bravo architetto che ha progettato con tanto amore la sistemazione, agli illuminati amministratori del piccolo comune, ai soldi pubblici spesi così bene. Ci avviciniamo a una persona, un uomo anziano ma di aspetto giovanile che ci ha osservati da lontano durante la nostra visita. E’ un volontario di nome Vincenzo dell’associazione Amici del Monte Orsa che controlla, aiuta e risponde alle curiosità dei visitatori.

In breve veniamo a sapere che tutto il lavoro, dalla pulizia alla creazione dei percorsi, dalle terrazze sostenute dai muretti a secco ai ripari di sicurezza in legno, tutto ciò che vediamo è stato concepito e realizzato da sei volontari in un anno e mezzo senza progetto architettonico, senza denari pubblici.

 
Vincenzo, un volontario dell’associazione Amici del Monte Orsa. Sua specialità sono i muretti a secco. In apertura una veduta della Cava Brusata (ph. D. Monti / Vie Storiche)

Vicenzo, siciliano di settant’anni, ex orologiaio in un ditta di Mendrisio, è uno dei sei volontari che, da quando è in pensione, si prende cura di questa cava. In particolare ci racconta che si è specializzato nella costruzione dei muretti a  secco, e qui ce ne sono più di cento metri di varie altezze. Ha pensato, lavorato, donato il suo tempo libero per regalare alla comunità, a tutti noi, questa mega opera d’arte.

Risaliamo la cava fino all’ultimo livello dove sventola la bandiera italiana. Da qui il sentiero continua per le poderose opere della linea Cadorna fra il monte Orsa ed il monte Pravello che non possiamo non visitare.

Ci fermiamo ancora un momento a guardare la bandiera e la cava, la nostra cava. Senza parole.

Dario Monti

Vedi l’articolo di Varese News sull’inaugurazione della cava:

https://www.varesenews.it/2019/06/la-cava-la-brusata-rinasce-grazie-agliamici-del-monte-orsa/829009/

Commenta la notizia.