Via libera alle ruspe. Purché con “mascherature ambientali”

Ma sarà poi vero che il nuovo progetto del problematico collegamento sciistico tra il Comelico e la Val Pusteria è stato radicalmente cambiato? La notizia viene ripresa in questi giorni in vari giornali e anche sul sito “Fatti di Montagna”. Sull’evolversi del progetto avrebbero giocato un ruolo importante le “osservazioni critiche” del Comitato scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco. Ed ecco la carta vincente: una serie di “mascherature ambientali” proposte dalla Fondazione stessa. Cesare Lasen del suddetto Comitato le chiama con un termine soave e misterioso, “mitigazioni”, e lascia che ciascuno di noi cerchi di immaginarsele. Il quiz è aperto a tutti, bravo chi riesce a risolverlo.

Se avranno un senso le mitigazioni, le mascherature e le rassicurazioni del professor Lasen, naturalista insigne che fu presidente del Parco delle Dolomiti Bellunesi, lo diranno le valutazioni d’impatto ambientale e paesaggistico delle nuove piste programmate. Dopo, ovviamente, che le ruspe avranno svolto il loro ruolo. Si tenga conto che oggi lo sci è al novanta per cento un’industria artificiale, legata più che mai al consumo energetico e alle risorse idriche. Quanto ci sia da “mitigare” non si sa, mentre le note avversità climatiche stanno cancellando fino ad alta quota l’ultimo scampolo di manto nevoso naturale.

“Mitigazioni” non sono mai state annunciate a quanto si sa dalla  Regione Valle d’Aosta che minaccia un collegamento funiviario Champoluc-Cervinia con la conseguente devastazione del Vallone delle Cime Bianche. Situazioni analoghe si possono verificare nel parco Veglia-Devero con i nuovi impianti di risalita e piste da sci programmati all’interno di un parco nazionale. Di sicuro in Comelico ci saranno bar e ristoranti lungo le nuove piste che scendono dai Colesei, e una strada dovrà assicurare i rifornimenti e gli interventi di assistenza e manutenzione. Sulla “naturalezza” del progetto si stanno pronunciando personalità illustri, di che cosa dunque preoccuparsi?

Finora si è visto però che, nella montagna dello sci, che è proprietà privata (“vietato attraversare la pista”), le procedure per costruire le piste sono da decenni immutate. Ce le ha ricordate tempo fa in un interessante articolo su un quotidiano il Premio Strega Paolo Cognetti. “Si prende un versante della montagna che viene disboscato se è un bosco, spietrato se è una pietraia, prosciugato se è un acquitrino; i torrenti vengono deviati o incanalati, le rocce fatte saltare, i buchi riempiti di terra; e si va avanti a scavare, estirpare e spianare finché quel versante della montagna assomiglia soltanto a uno scivolo dritto e senza ostacoli. Poi lo scivolo”, spiega Cognetti, “va innevato, perché è ormai impossibile affrontare l’inverno senza neve artificiale: a monte della pista (a valle, nel caso del Comelico, a quanto si sa, NdR) viene scavato un enorme bacino, riempito con l’acqua dei torrenti d’alta quota e con quella dei fiumi pompata dal fondovalle, e lungo l’intero pendio vengono posate condutture elettriche e idrauliche, per alimentare i cannoni piantati a bordo pista ogni cento metri”.

“Mitigazioni” a parte, la Fondazione Dolomiti Unesco non ha in realtà il compito di vietare o autorizzare alcunché. Si limita a consigliare, auspicare. Meglio che niente. “E’ comunque importante”, è il salomonico giudizio di Lasen, “che da parte dei residenti sia stata manifestata una coralità così condivisa per portare avanti un collegamento che, in verità, fa l’interesse anzitutto dell’operatore pusterese. Questo sforzo nel cercare strade alternative”, conclude, “non mancherà di essere riconosciuto anche dagli ambientalisti, che non sono affatto un corpo estraneo alle terre alte, anche se arrivano dalla città, dalla pianura. Sta di fatto che il verde Comelico si presta, come sostengono gli stessi ambientalisti, ad un turismo sempre più naturalistico, leggero, di qualità, non di massa”.

Uno dei tanti striscioni che nel Comelico inneggiano al collegamento con la Pusteria. In apertura l’abitato di Padola (1218 m), una delle quattro frazioni del comune di Comelico Superiore. Da questa località è previsto che partano i nuovi impianti in concomitanza con i Mondiali di sci di Cortina. (ph. Serafin/MountCity)

Un anno fa la gente di qui scese in piazza per sostenere questo progetto di collegamento. Il CAI veneto si schierò con i manifestanti ma oggi sembra che abbia cambiato idea. Una premessa per un futuro migliore? L’investimento è enorme e costosissimo: 44 milioni di euro, di cui 26 milioni finanziati dalla Provincia di Bolzano attraverso il fondo per i Comuni Confinanti. A mettere i bastoni fra le ruote ci pensò l’anno scorso il ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini ponendo un vincolo “di notevole interesse pubblico” sull’area alpina compresa tra il Comelico e la Val d’Ansiei.

Vincoli furono messi anche dalla Soprintendenza di Venezia. Apparentemente da allora niente è cambiato. Salvo che le lenzuola antispopolamento appese ai balconi con la scritta “lasciateci restare” e “sì al collegamento” ora sono state stampate in formato standard e rappresentano inquietanti elementi del paesaggio ovunque si giri lo sguardo, con quel ritornello accorato che qualche dubbio lo insinua anche nella testa di noi bipedi di città incantati dalle bellezze di quest’area dolomitica dove dovrebbe esserci spazio per tutti.

Senonché il paradigma è completamente ribaltato: la Roma ladrona che dice di voler tutelare l’integrità ambientale di queste zone ora è diventata “un ostacolo per lo sviluppo del territorio” . Trattative risultano pertanto in corso con il governo che in verità di problemi da risolvere in questo periodo ne ha parecchi. E comprensibile è la fiducia riposta da molta gente del Comelico, non tutti, nell’operato della Regione Veneto a trazione leghista. Con Venezia i buoni rapporti intercorrono, del resto, fin dalla notte dei tempi: da quando il leone di San Marco garantiva con le sue armate la pace nell’Alto Comelico con i cugini austriaci confinanti in cambio di legname per le sue imbarcazioni. Nessuno dà niente per niente. (Ser)

Le proteste del 2019 contro i vincoli imposti dalla Soprintendenza di Venezia.

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