Sicuri in montagna. Come comportarsi con le vipere

Dopo la pubblicazione (giovedì 6 agosto 2020) del comunicato del Parco Nazionale della Valgrande sul pacifico “trasloco” di alcune vipere presenti in un’area dove sono in corso lavori di recupero ambientale, riceviamo dal Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico un comunicato intitolato significativamente “Veleni in montagna: come comportarsi in caso di morso di vipera”. Il testo, che volentieri pubblichiamo, è opera di due specialisti che vanno sentitamente ringraziati: Sarah Vecchio in rappresentanza della Società Italiana di Tossicologia e della Commissione O.T.T.O Medica L.P.V. del CAI; ed Elio Guastalli del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, coordinatore del progetto “Sicuri in montagna”. Nella foto don Ruscetta, celebre prete viperaio della Valle Antigorio.

La vipera è un ofide velenoso che ha subito nel tempo pregiudizi e credenze spesso sbagliate che inducono, ancora oggi, timori esagerati in molte persone. Nel breve contesto del comunicato stampa si cerca, senza banalizzazioni o inutili allarmismi, di definire i rischi da morsicatura di vipera e le precauzioni necessarie da adottare nelleescursioni in montagna.

Dalla primavera all’autunno la vipera si può trovare nelle radure dei boschi, su pendii cespugliosi con sassi, in prossimità di muretti a secco e case diroccate; in Italia, secondo i vari areali, sono presenti: Vipera ammodytes, Vipera aspis, Vipera berus, Vipera ursinii e Vipera walser, tutte, chi più chi meno, potenzialmente dannose.

Dalla semplice tabella che mette in evidenza questa casistica di intervento di soccorso, si evince, rispetto al quadro generale, una bassa incidenza che tuttavia non giustifica alcuna superficialità perché il morso di vipera, se pur evento raro, può avere conseguenze spiacevoli.

La vipera è facilmente distinguibile dalla serpe innocua per la singolare morfologia: il corpo è caratterizzato da una testa sub-triangolare a forma di cuore ben distinta dal corpo, le pupille sono verticali, a fessura, e la coda è tozza e tronca. La serpe innocua ha invece una testa ovale che si continua con il corpo, la pupilla è tonda e non esistono distinzioni fra corpo e coda che risulta sottile ed appuntita. Inoltre ciò che permette di distinguere il morso di vipera da quello di un serpente innocuo è l’aspetto della lesione cutanea conseguente al morso: la vipera lascia sulla cute una o due piccole ferite puntiformi di circa 0,5-1 mm di diametro, distanti fra loro 5-8 millimetri. Vi possono essere anche escoriazioni dovute a lesioni da strappo causata dalle zanne che hanno forma uncinata. Il morso del serpente innocuo lascia invece una serie di ferite puntiformi superficiali ravvicinate e disposte a forma d’arco. L’assenza di 1-2 fori isolati e la mancata comparsa di dolore ed edema locali non depongono quindi per un morso di vipera.

La vipera non è assolutamente aggressiva se non viene molestata, se disturbata tende a scappare e a nascondersi, ma può attaccare generalmente quando si sente minacciata, vale a dire quando viene accidentalmente calpestata o toccata. Si ciba di topi, lucertole e piccoli uccelli e, mentre durante la stagione fredda si nasconde in anfratti del terreno, nei periodi caldi predilige pietraie, cumuli di sterpi, erba alta e zone esposte al sole.

Le zanne sono paragonabili a due sottili aghi attraverso i quali la vipera può inoculare nella vittima il veleno che produce nella ghiandola velenifera. Solitamente la vipera utilizza il veleno per cibarsi ma, qualora morda per difesa come in caso di attacco all’uomo, può decidere che quantità di veleno iniettare o anche di non iniettarlo affatto (cosiddetti “morsi secchi”). Inoltre, non sempre la dose iniettata risulta tossica e quasi mai mortale. Da ciò derivano alcune considerazioni: la vipera può mordere senza iniettare il veleno, può iniettare con ogni morso solo una piccola parte della quantità di veleno disponibile e quindi i morsi successivi al primo non sono meno pericolosi. Unitamente al fatto che il trattamento ospedaliero non dipende da quale specie di vipera abbia causato il morso, è importante ricordare che non bisogna mai cercare di catturare il rettile, per evitare il rischio di farsi mordere nuovamente. I morsi più frequenti si registrano a livello delle estremità degli arti (mani, piedi, caviglie), ma non sono infrequenti casi di morsi al tronco o al collo, nel caso di persone sdraiate a terra.

Il veleno produce segni e sintomi nella sede del morso che compaiono entro pochi minuti: gonfiore, eritema o arrossamento, dolore locale ed ecchimosi. Ai segni locali possono seguire a distanza di tempo variabile effetti sistemici quali agitazione, malessere generalizzato, nausea, vomito, dolori addominali e diarrea. Tali sintomi sono ovviamente a volte esacerbati dalla comprensibile reazione di paura. Raramente il quadro si aggrava in modo rilevante, ma quando ciò accade possono comparire compromissione della funzionalità di vari organi e apparati, oltre ad alterazioni della coagulazione. Se la persona è allergica al veleno, possono comparire sintomi di anafilassi fino allo shock anafilattico, come avviene anche per altri veleni animali.

Se, nonostante ogni precauzione, capitasse di essere morsi, è necessario: rimanere calmi (o tranquillizzare la vittima del morso) e allertare i soccorsi; togliere immediatamente orologio, anelli, bracciali e tutto ciò che può creare danno in caso di sviluppo di gonfiore locale; slacciare e/o tagliare i vestiti stretti nel distretto interessato dal morso; se possibile, disinfettare la ferita. L’arto colpito non dovrebbe essere utilizzato per evitare l’aumento di irrorazione conseguente al lavoro muscolare. Se il morso è nell’arto superiore, questo può essere messo al collo con un foulard o una sciarpa; se l’arto colpito è quello inferiore, bisogna evitare che il soggetto cammini sulla gamba colpita, anche solo sorreggendolo. Si può applicare per breve tempo un impacco fresco ma non gelido e non a diretto contatto della cute. Pratiche assolutamente controindicate, in quanto inutili e potenzialmente pericolose, sono: praticare incisioni nella sede del morso, tentare di succhiare il veleno con la bocca e posizionare lacci emostatici (anche realizzati con mezzi di fortuna) o bendaggi compressivi. Anche l’applicazione di ventose o dispositivi a pressione negativa (i cosiddetti estrattori di veleno) non sembra avere alcuna efficacia e può aggravare le lesioni.

Il morso di vipera, oltre a non rappresentare un pericolo grave nella maggior parte dei casi, da luogo a quadri clinici che si sviluppano nel corso di alcune ore: si ha quindi tutto il tempo di contattare i soccorsi e raggiungere un presidio ospedaliero, dove verranno prestate le cure necessarie e, qualora indicato, verrà somministrato l’antidoto per via endovenosa.

Come ridurre il rischio di morsicatura

Per ridurre ragionevolmente il rischio di essere morsi da una vipera, è bene seguire alcune semplici norme di comportamento: indossare pantaloni lunghi meglio con calzettoni pesanti, calzare scarponcini alti da montagna, non raccogliere frutti di sottobosco o funghi senza avere prima ispezionato accuratamente la zona, non sedersi su muri a secco o su pietraie senza un attento controllo preventivo, non infilare mai le mani negli anfratti dei muri a secco o sotto le pietre, non abbandonare zaini e vestiario in zone potenzialmente frequentate da vipere, fare sempre attenzione quando si beve ad una fontana o si attraversano pietraie.

Sarah Vecchio  SITOX (Società Italiana di Tossicologia) e Commissione O.T.T.O Medica L.P.V. – CAI

Elio Guastalli  CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico; progetto SICURI in  MONTAGNA)

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