Trentino. L’estate degli orrori

Se Trentino e Alto Adige desiderano farsi dei nemici e perdere clienti in un periodo così difficile per il turismo non hanno che da continuare su questa strada. L’estate degli orrori lassù si compendia in due notevoli exploit: la creazione di una piattaforma panoramica di acciaio sul ghiacciaio della valle Senales a 3.251 metri di quota, una delle tante che ormai allettano i turisti sotto varie bandiere, e l’invasiva pista asfaltata per amanti dello sci a rotelle detto anche ski roll inaugurata sulle incantevoli praterie del passo Lavazé.

Quanto alla piattaforma Iceman Ötzi Peak in Val Senales, si apprende che la struttura si trova sulla cima Grawand del ghiacciaio ed è facilmente raggiungibile dalla stazione a monte della funivia. “La costruzione in acciaio corten, di colore bruno rossastro”, si legge, “è stata inaugurata in presenza del vice governatore Arnold Schuler e del diacono di Merano Walter De Paoli. L’architetto Andreas Profanter ha illustrato la progettazione della piattaforma, una della più alte d’Europa. Su una superfice di 70 metri quadrati è stata posizionata una feritoia che rivolge lo sguardo dei visitatori verso il Similaun, ai cui piedi nel 1991, fu scoperta Oetzi, la famosa mummia del ghiaccio.

Un’idea che vanta come si è visto molti padri. Lo scopo? Attirare in piena estate quei turisti che la chiusura dello sci estivo sul ghiacciaio ha dirottato altrove, magari in luoghi meno soggetti all’influsso nefasto dei maghi del marketing. Di quale tipo di turisti si tratti è cosa nota, ma è su questa categoria che fanno leva le aziende di soggiorno, approfittando della generale mancanza di alfabetizzazione dell’ambiente alpino in un Paese come il nostro da considerare montuoso ma non montano.

Poco da aggiungere sulla pista si ski roll in un’area vocata d’inverno allo sci di fondo o nordico che dir si voglia. Come se lo stesso intrico asfaltato non fosse realizzabile altrove in pianura, dove perlomeno il consumo di suolo raggiunge già livelli elevati; o in località balneari dove il luna park è permanente e chissenefrega se per farsi una skirollata si deve pagare il biglietto. Neanche la tempesta Vaia è riuscita a fermare i lavori, e ora a 1.808 metri è possibile “ammirare” la pista da skiroll più alta d’Europa: un nastro che si insinua tra alberi sradicati, un parcheggio per camper e la strada statale, per un costo totale di 700 mila euro.

Occorre a questo punto fare una piccola precisazione. Non è che a tutti cronisti locali la pista del Lavazé sia andata a genio. A Lucia Brunello, firma del sito Il Dolomiti, è sembrato nel visitarla di trovarsi tra i cavalcavia di una superstrada di Los Angeles o in un circuito di Formula 1. Niente però che possa turbare i sonni degli amministratori leghisti del Trentino e di chi ne approva le dissennate decisioni. Si può andare avanti così? (Ser)


Un aspetto della piattaforma Iceman Ötzi Peak in Val Senales. In apertura la nuova pista asfaltata per sci a rotelle al passo del Lavazè vista dal drone.

4 thoughts on “Trentino. L’estate degli orrori

  • 12/08/2020 at 17:48
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    Il cemento è sempre cemento, di qualunque colore sia. Si è distrutto un pascolo delicato, si è portata ulteriore antropizzazione in quota. L’opera è sbagliata, come localizzazione, si poteva fare nel centro di lago, stadio internazionale del fondo. L’ultima giustificazione dei cementificatori, due consiglieri provinciali, uno della Lega, l’altro un centrista moderato impiantista, è una perla da non smarrire. “La pista di allenamento skiroll in quota è un disincentivo offerto agli atleti perché non si droghino (doping): riossigenano il loro sangue senza fare uso di prodotti illegali. Solo che diversi di questi atleti di gruppi sportivi già affermano come il percorso sia troppo tecnico, impegnativo, non permetta sviluppo di potenza. Quindi uno sfregio inutile, altro che “impianto d’eccellenza”.

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  • 07/08/2020 at 15:49
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    Bravo DARIO MONTI. Riflessione ambientalista! Era difficile cercare di nascondere, questa bruttura, con un colore verde prato?

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  • 06/08/2020 at 18:47
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    Si può andare avanti così? NOOOOOOO! Ma il territorio, non è quello delle DOLOMITI UNESCO? Le associazioni ambientaliste, ad iniziare dalla più grande, IL CAI, SE NE SONO ACCORTE? Reinhold Messner ha reclamato? EVVIVA!

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  • 06/08/2020 at 15:29
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    Questi signori, sindaci, consigli comunali, comunità montana ecc. (che di solito amano mettere i puntini sulle i quando si discute di scelte ambientali) è mai possibile che non conoscano l’esistenza dei cementi e degli asfalti colorati? Se proprio sentivano necessario costruire quest’opera avrebbero potuto cercare di integrarla con l’ambiente circostante, magari semplicemente evitare il nero che evoca lo sporco, il petrolio, l’innaturale?

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