I tesori nascosti della Val d’Ayas

Dall’Associazione Ripartire dalle Cime Bianche che da tempo si batte per l’integrità di quest’area della Valle d‘Aosta minacciata dai progettati impianti per il collegamento con Valtournenche riceviamo questo comunicato del 16 luglio 2020 che volentieri pubblichiamo su importanti ritrovamenti archeologici a Saint-Jacques (Ayas) che ora impongono un progetto d’indagine, studio e valorizzazione.

Cime Bianche, un museo a cielo aperto

Verso la fine del mese di maggio, in concomitanza con l’assegnazione alle Commissioni consiliari del provvedimento da 160 milioni (ora legge regionale 8/2020), a Saint-Jacques des Allemands in comune di Ayas, a seguito della posa di un allacciamento all’acquedotto avveniva un importante ritrovamento archeologico. Lo scavo portava alla luce in località Fusines (Fucine) una grande quantità di semilavorati e di residui di lavorazione della pietra ollare a certificare, nuovamente, la presenza in loco di laboratori di tornitura, fra i più importanti dell’arco alpino per l’enorme quantità di resti che continuano a emergere, e oggetto di prelievo da parte di abitanti e turisti nel corso dell’ultimo secolo. A questo link maggiori informazioni:https://www.regione.vda.it/cultura/patrimonio/siti_archeologici/news/saint-jacques_i.aspx

Al sito di lavorazione di Saint-Jacques, la cui cava di pietra ollare non è stata finora identificata, si affianca il vasto museo a cielo aperto del prelievo dei massi affioranti in quota, che si estende nel Vallone delle Cime Bianche nelle aree del Mase, del Pianoro di Rollin, dell’alto vallone di Tzere, del Gran Lago delle Cime Bianche e del Lago di Punta di Rollin, con la presenza di almeno tre siti certi di tornitura stagionale in quota, dai 2400 ai 2500 metri di altitudine. Numerosi sono ancora i manufatti in pietra ollare presenti nelle abitazioni private, e la cui produzione in loco si stima fosse presente per un lungo periodo dal VI all’XI secolo. Questo immenso patrimonio culturale, storico, antropologico e archeologico, saccheggio a parte, non è mai stato oggetto di mappatura, rilevamento, prospezioni, studi, catalogazione, fruizione.

Nel corso dell’iter di esame della recente legge 8/2020, sottoposta a importanti modifiche rispetto al testo depositato dalla Giunta regionale e nonostante la questione fosse emersa, non si è ritenuto di destinare una somma modesta (dell’ordine di 100.000 euro) per mettere in sicurezza loscavo e realizzare una prospezione. Il Consiglio regionale ha preferito, fra gli altri, destinare 300.000 euro per mettere qualche tavolo dehor in alcune piazze comunali…forse sul finire dell’estate. Lo scavo di Saint-Jacques è stato ricoperto.

E’ bene che l’opinione pubblica sappia e che l’amministrazione pubblica a tutti i livelli (dal comune, alla Sovrintendenza, al prossimo Consiglio regionale) sia sollecitata a intervenire con un progetto organico non più rinviabile per la rilevazione sull’intero territorio dell’alta Val d’Ayas dei luoghi di estrazione e produzione della pietra ollare, di mappatura dei residui di lavorazione esistenti, di prospezione di alcuni siti particolarmente promettenti (Fusines, Molére, Mase), di individuazione di spazi espositivi per la fruizione del patrimonio archeologico, di tutela dei reperti diffusi sul territorio.

Una base amministrativa esiste, è la convenzione Comune/Regione di cui alla deliberazione della Giunta regionale 110/2019: buone intenzioni destinate a rimanere lettera morta se non intervengono finanziamenti adeguati, per un progetto che può avere importanti e durature ricadute per l’economia turistica dell’intera Val d’Ayas.