Marmotta, questa sconosciuta

Le marmotte di Orvieille, Valsavarenche, cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso, sono tra le protagoniste “virtuali” della conferenza Animal Behavior Live che si tiene online giovedì 20 e venerdì 21 agosto sul canale Youtube dedicato. La conferenza internazionale ospita numerosi interventi incentrati sul comportamento e sull’ecologia di diverse specie. Nello spazio dedicato alla marmotta vengono illustrati i risultati ottenuti nell’indagine su quali variabili ecologiche e ambientali influenzano la distribuzione di questa specie.

Nelle ricerche è stato notato che, mentre l’habitat considerato ideale a questa specie sulla base delle sue esigenze ecologiche è la prateria di alta quota, le marmotte si possono osservare anche a fondo valle e a quote particolarmente elevate così come ai margini delle zone boscate; queste peraltro sono aree in aumento a causa dell’abbandono dei pascoli e del cambio climatico.

Con i dati ricavati dal 2006 a oggi, i ricercatori stanno indagando quali siano i benefici e i costi di vivere in aree ecologicamente così opposte ed estreme. In un lavoro pubblicato nel 2016 alcuni ricercatori hanno dimostrato come vivendo a quote elevate l’habitat è sì più severo (pensiamo alle temperature più rigide, alla scarsità di vegetazione) ma le marmotte hanno una carica parassitaria minore: questo, ma non solo, si traduce in una sorta di compensazione che permette alle marmotte di abitare fino ai 3.000 metri di altitudine.

In un’altra ricerca in corso è stato notato come le zone limitrofe al bosco, habitat chiamati marginali perché caratterizzati da minor risorse e un ambiente eterogeneo, le marmotte abbiano una sopravvivenza uguale o maggiore delle marmotte che abitano la piena prateria alpina. Perché? Le ipotesi sono due: una minor predazione da parte dell’aquila, potente predatore che colpisce tutte le classi di età delle marmotte, e una minore competizione intraspecifica: con meno passaggio d’individui solitari in cerca di territori da conquistare, i gruppi famigliari vicini alle zone di bosco sarebbero più stabili e questo garantirebbe una sopravvivenza maggiore a tutti i membri del gruppo.

La ricerca sulla marmotta alpina, organizzata e svolta nel Parco a Orvieille, è finanziata anche grazie ai fondi ottenuti con il 5×1000, di cui recentemente sono stati diffusi gli importi ottenuti nel 2019, pari a 133.761 euro. Questi risultati vengono presentati alla conferenza online, ma altri ne arriveranno nei prossimi anni grazie alla ricerca del Parco e proprio alle donazioni del 5 per 1000 per la ricerca scientifica (www.pngp.it/5×1000). Tra i compiti della ricerca c’è anche quello di presentare e pubblicare il prodotto del lavoro di raccolta e analisi dei dati, così da condividere i metodi e i risultati ottenuti con la comunità internazionale di settore e contribuire a una maggiore conoscenza del soggetto studiato.

Andrea Virgilio

Foto di Dario De Siena

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