Sentieri contesi. E tu sei biking o walking?

Hai appena lasciato la città sfuggendo alle insidie dei nuovissimi monopattini elettrici. Ma non credere di farla franca, caro bipede terrestre, nemmeno nell’allegra Engadina. “Take care” è l’avviso che ti accoglie a Silvaplana. Già, perché anche qui devi fare attenzione ai veicoli in gran parte elettrici, leggi e-bike, che ormai hanno preso saldamente possesso delle foreste e delle sponde dei laghi. La nuova regola è questa: tu cammini lungo le rive, deliziato dalla risacca lacustre, e i ciclisti lasci che sfilino sull’altro lato della pista in terra battuta.

Facile a dirsi. Mentre la fiumana dei pedalatori nelle ore di punta irrompe senza tregua a tutta velocità e invade ogni tratto del percorso, i camminatori con zainetto avanzano in pochi e guardinghi guardandosi continuamente alle spalle. Ma c’è poco da fare, i cartelloni posti strada facendo non fanno che ripetere “biking mountain side” e “walking lakeside”. E poi che ognuno si arrangi.

Difficile capire se e quanto la nuova disciplina funzioni. A frotte, in fila indiana, intere famiglie si muovono in sella a quello che un tempo veniva definito cavallo d’acciaio. I più piccoli cavalcano biciclettine saldamente collegate con la bici paterna, i più grandi o grandicelli pedalano fieri di questa conquistata indipendenza pedalatoria, in verità molto simile a una schiavitù.

Pedalano le coppie, pedalano i solitari. Quasi tutti e-pedalatori soddisfatti delle loro pedalate “assistite” come certe signore che esibiscono magnifiche tette al silicone. Vanno come razzi anche in salita gli e-biker. In discesa mollano i freni come Moser ai bei tempi e ti sfiorano, caro camminatore, lasciandosi dietro una scia di polvere. Ma è la tolleranza che conta in attesa di tempi migliori, quali non si sa.

E infatti “Gemeinsam tolerance” si legge su alcuni cartelli che vorrebbero essere accattivanti ma tradiscono palesi inquietudini. Altrove, in corrispondenza con le frecce segnavia, la parola “rispetto” è declinata in quattro lingue: Rucksicht, Respect, Rispetto, Resguard (“Track tolerance” è invece lo slogan ripetuto sui sentieri della Pusteria che precisano con piglio teutonico: “Traffico misto – uso a proprio rischio e pericolo!” con tanto di punto esclamativo).

Il clima si fa per fortuna più sereno dove il sentiero s’inerpica lasciando la pista. Non ce la fa per ora il cavallo d’acciaio, per quanto a pedalata assistita, a risalire i ripidi pendii che portano al Lej da Cioeud. Dove l’escursionista munito di un decente sistema cardiocircolatorio si affaccia con sollievo sulla distesa dei laghi tra San Moritz e Maloja. Dove si gustano in pace bratwurst e rosti dopo avere scritto su un album il proprio nome e numero di telefono (peccato, ci si era quasi dimenticati della pandemia…).

Infine una lieta sorpresa. Per agevolare il cammino all’inizio del ripido sentiero che porta quassù, fanno bella mostra attaccati a un trespolo alcuni bastoncini per i pedoni che ne fossero sprovvisti. Una sola raccomandazione: vanno cortesemente restituiti al termine della gita. Ma certo, ci mancherebbe cari amici engadinesi. (Ser)

One thought on “Sentieri contesi. E tu sei biking o walking?

  • 21/08/2020 at 10:21
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    È noto che il pericolo e la gravità degli incidenti stradali non dipende dalla velocità del traffico ma dalle DIFFERENZE di velocità NEL traffico. Per questo sulle strade sono imposti limiti di velocità che tendono a rallentare i veicoli più veloci per ridurre appunto la differenza di velocità. Possibile che nemmeno i solerti svizzeri o gli intelligenti alto atesini non si siano resi conto che fra 40 km/h di una mountain byke o e-byke e i 4 km/h di un pedone si cela un rischio enorme?
    Perché allora non imporre un limite a 10 km/h per i mezzi meccanici sui percorsi condivisi assieme ad una adeguata e obbligatoria assicurazione di responsabilità civile come per le auto?
    Dario Monti

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