“Pandemonio”. La pandemia vista dalla Vallée

“Pandemonio: tra vita, morte e miracoli” è il titolo della mostra aperta fino al 31 ottobre al museo MAIN – Maison de l’Artisanat International di Gignod (Aosta), lo spazio espositivo dedicato all’artigianato, gestito dall’Ivat, l’Institut Valdôtain de Tradition. Il progetto, come osserva Nurye Donatoni (Conservatore responsabile dei musei dell’IVAT), curatrice della mostra, che è stato realizzato con la collaborazione di Fabrizio Lava, pone l’attenzione sul delicato rapporto tra uomo ed epidemia, tracciando un quadro storico che evidenzia l’impatto sulla comunità e in particolare sul sistema di protezione attuato nel corso dei secoli.

Va premesso che “pandemonio” è una parola composta dal greco antico e coniata dall’autore inglese John Milton nel 1600: nel poema “Paradiso perduto” indica l’immaginaria capitale dell’inferno dove i demonî tengono concilio. L’esposizione ad Aosta ha inizio con 47 opere realizzate dagli artigiani valdostani per l’iniziativa “Noi, artigiani in quarantena” promossa dal MAIN. Partita come progetto virtuale durante il lockdown, è divenuta oggi parte di una mostra “reale”: oggetti e sculture raccontano la forza creativa degli artigiani valdostani come strumento per reagire a un periodo difficile.

Maddalena Stendardi e Pietro Tarallo hanno a loro volta curato la sezione, costituita da 16 pannelli corredati da foto e testi, dedicata ai reportage prodotti da fotografi e giornalisti professionisti, alcuni dei quali fanno parte della Neos (neosnet.it), associazione di giornalisti di viaggio. Le loro immagini e i loro racconti narrano ciò che è accaduto durante il lockdown in Italia e nel mondo, da New York a Salvador, da Napoli a Genova, da Milano a Roma, da Firenze a Bangkok. I contributi sono di Luigi Alfieri, Cristina Corti, Giacomo D’Alessandro, Giovanna Dal Magro, Nicoletta Fontana, Giulia Castelli Gattinara, Pierluigi Orler, Mauro Parmesani, Luciano Pradal, Camillo Pasquarelli, Andrea Pistolesi, Natalino Russo, Teresa Scacchi, Matt Sclarandis, Pietro Tarallo, Antonello Veneri.

Il percorso espositivo continua con giornali d’epoca e documenti storici provenienti dall’Archivio della Biblioteca Regionale e dell’Archivio Storico Valdostano, che testimoniano le epidemie nella storia e ci fanno comprendere l’importanza della memoria. Due sale, coordinate da Fiorenza Cout, esprimono la reazione della cultura popolare attraverso i sistemi di protezione tradizionali dell’etnobotanica e i secret, magiche preghiere frutto della spiritualità rurale.

L’esposizione vede protagonista anche l’arte sacra con le sculture di Madonne e Santi chiamati a proteggere le comunità dalle grandi epidemie del Seicento, dell’Ottocento e del Novecento: peste, colera, spagnola. Le opere provengono dalla collezione del MAV – Museo dell’Artigianato Valdostano di Tradizione, della Collezione Brocherel, della Fondazione Torino Musei e del Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta.

Le sculture africane della collezione di Willy Fassio de “Il Tucano Viaggi Ricerca” rammentano, invece, la forza della spiritualità di numerose comunità africane e la devastazione causata dalle epidemie costantemente presenti in alcuni luoghi. La narrazione della pandemia non si ferma al passato, ma evidenzia ancora una volta il nostro tempo con l’esposizione di opere realizzate da quattro artisti contemporanei che, attraverso linguaggi diversi, hanno espresso la loro quarantena. Le fotografie sono di Francesca Alti (tra natura e uomo), l’installazione di Alessandra Maio (alla ricerca dell’equilibrio), l’installazione di Gigi Piana (con al centro la malattia) e infine viene esposto il video di pittura cinematica di Manuel Diémoz e Mario Calderaro.

Questo viaggio nello spazio e nel tempo si conclude con la presentazione di un ciclo di opere dell’artista Stefano Faravelli. Le sue tavole dipinte, accompagnate da citazioni e riflessioni personali, ci trascinano in un racconto intimo e personale tra pensieri, emozioni e notizie dei telegiornali durante la quarantena. Il progetto di Faravelli “Un piccolo esorcismo (visionario) di una pandemia” è stato recentemente pubblicato dalla casa editrice la Nave di Teseo.

La mostra si apre e si chiude con la scultura di San Rocco, realizzata nel 1974 da François Cerise, noto artigiano di Gignod, deceduto proprio quest’anno di Coronavirus, scultura realizzata per la Cappella di Buthier, punto di partenza per la processione alla punta Chaligne a protezione della peste del 1630. L’esposizione è visitabile, gratuitamente, fino al 31 ottobre 2020. Orario: dal martedì alla domenica, dalle 13 alle 19. Chiusura il lunedì.

MAIN- Maison de l’Artisanat International

Fraz. Caravex, 2 – 11010 Gignod (AO)

Tel. 0165 – 56108

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