Croci e misteri. Il distintivo abbandonato

Fu Leone XIII (pontefice dal 1878 al 1903) che, in occasione del Giubileo del 1900, chiese agli alpinisti cristiani di porre la croce sulle vette. Molti di essi, guide alpine in testa, attuarono la sua raccomandazione, e così praticamente tutte le cime delle Alpi furono presto sormontate da croci, di tutte le dimensioni (spesso enormi) e le forme, secondo i gusti del tempo: semplici o elaborate. Quella in granito, appoggiata per terra presso il rifugio Consiglieri al Cornizzolo riporta proprio l’anno 1900 ed il nome (danneggiato ma leggibile): Leo XIII.
Anche il corpo di Gesù è stato oggetto di interpretazioni artistiche: se il più delle volte è rappresentato morente, qualche volta tende le braccia al cielo oppure verso gli astanti per abbracciarli, o è il primo di una cordata di fedeli. Alcune cime hanno addirittura tre croci, come il Golgota; su altre ancora state poste statue della Vergine Maria, alte pochi decimetri, oppure alcuni metri, coronate da dodici stelle come la bandiera Europea. Una involontaria traccia, questa delle taciute radici cristiane dell’UE? E non si contano le cappellette adiacenti i rifugi alpini.

LA STATUA DI BUDDHA. Insomma la cristianizzazione delle cime e dei luoghi alti è un fatto, entrato nella cultura alpina; e per un secolo nessuno pare abbia trovato da ridire. Poi però alcuni hanno contestato la presenza di simboli religiosi sulle montagne. Nel 2005 una guida valtellinese, nota e anticonformista, portò una statua del Buddha in cima al Pizzo Badile, e la collocò là dove una croce non c’era. L’azione, documentata e diffusa a mezzo internet, sollevò molto sdegno, e la statua di terracotta fu presto distrutta. Nel 2018 un’altra guida, stavolta svizzera, segò una croce di vetta, e fu per questo duramente sanzionata dall’ordine delle guide elvetiche.

NIENTE LUCCHETTI (PER ORA). Non mi schiero nel dibattito, croci sì croci no, ma ammetto che i simboli mi appassionano sempre, così ogni volta che raggiungo una croce o madonnina o cappelletta (tribulìn in Bergamasco, per le tribolazioni di Cristo o dei martiri spesso ivi rappresentate), osservo attentamente cosa vi si trova.

Quale è il segreto che nasconde questo distintivo abbandonato ai piedi di una croce di vetta? Il ringraziamento di una Guida alpina per essere uscito illeso da un pericolo, magari con un cliente? O il voto di un professionista della montagna colpito da una malattia o da un lutto? (ph. L. Dotti)

Naturalmente fotografie e targhe in ricordo di caduti della montagna, rosari, bandierine buddhiste con i colori dei cinque elementi, gagliardetti ed adesivi di società alpinistiche, campanelle, “promesse” cioè fazzolettoni scout colorati, una bicicletta sul Monviso, senza contare i libri di vetta. In un caso (Legnone) persino un nut con inciso il soprannome di un caduto, ben fermato con un lucchetto. A proposito, lucchetti di innamorati non ne ho ancora visti, solitamente sono sui ponti, altri luoghi di forte simbolismo; invece sulle cime sono state celebrati matrimoni e naturalmente Messe.
Sul Grona ho trovato anche una stella di Davide, che assieme alle bandiere buddhiste ed alla grande croce, dà una certa idea di tolleranza. Manca la mezzaluna islamica, ma forse è solo questione di tempo.

AI PIEDI DEL CROCIFISSO. Ma quest’estate è avvenuta la scoperta che più mi ha sorpreso: ai piedi di un crocefisso, ho scoperto un distintivo di Guida Alpina, con la doppia spilla per appuntarlo alla giacca (non sapevo fossero due). Quale è il segreto che nasconde? Un ringraziamento per essere uscito illeso da un pericolo, magari con un cliente? O il voto di un professionista della montagna colpito da una malattia o da un lutto? O un addio che la guida – ormai anziana – ha voluto lasciare in un posto a lei caro? Oppure ancora una richiesta di protezione di una giovane guida a inizio carriera? O un ricordo – in sostituzione di una tomba – lasciato dai famigliari di una guida dispersa sui monti?

Taccio il luogo di questo ritrovamento, per rispetto della persona che ha lasciato questo segno seminascosto, e anche per il timore che qualcuno possa rubare il prestigioso distintivo.

Lorenzo Dotti

One thought on “Croci e misteri. Il distintivo abbandonato

  • 07/09/2020 at 18:21
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    Interessa molto, caro Lorenzo.

    Casualmente proprio ieri, in questa fresca fine estate, sono salito per la prima volta ai 2500 del Ferrante, cima vicina alla Presolana.

    La vetta, nella giornata limpida, mi ha dato una panoramica a 360 gradi come poche ne ho viste.

    Recentemente la vicina comunità degli abitanti della Valzurio, di Oltressenda ed Ogna, vi ha installato una croce.

    Spesso la gente di montagna che vive nei comuni proprietari dei monti, si incontra a scadenze annuali regolari a celebrare messe e riti che sono espressione di una fede, di una storia, di radici ben più antiche di un secolo.

    Poichè hai citato le dodici stelle della Vergine dell’Apocalisse, voglio raccontare a te, e ai tuoi lettori che fossero interessati, una bella esperienza al proposito.

    E prima voglio ricordare che le 12 stelle della bandiera dell’Europa sono state disegnate da un artista che si è ispirato esattamente all’Apocalisse, ed ha vinto il concorso che era stato bandito grazie al valore estetico, alla semplicità elegante dell’immagine, senza esplicitare il significato religioso perchè difficilmente sarebbe stato accettato.

    Nel 2011 a Ponte Nossa, nella mia Valseriana, è stato celebrato solennemente il mezzo millennio dell’apparizione della Madonna del 1511. Tre anni di celebrazioni.

    Alla sera della vigilia da molti secoli in onore della Madonna viene bruciato un abete dopo che è stato issato sulla cima soprastante il santuario, portato a spalle da alcune decine di persone con fatiche erculee.

    Per l’occasione del mezzo millennio abbiamo deciso di realizzare la corona di 12 stelle con dei falò su 12 cime intorno al santuario della Madonna.

    Sono intervenuti gruppi di alpini, del Cai, della protezione civile, di Pro loco, di gruppi sportivi: ogni vallata si è organizzata come ha potuto.

    Dal pizzo Falò alla cresta dell’Alben, dal Trevasco al Belloro, dal Visolo al Golem, 12 cime hanno illuminato la stessa notte rendendo omaggio a Maria in silenzio profondo.

    E’ stata una grande festa di popolo che non ha offeso nessuno ed ha portato armonia e pace a quanti liberamente la desideravano.

    Ti ringrazio per aver trattato questo tema interessante,

    GianCarlo Salvoldi

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