Il flash mob senza etichette

E’ ormai entrato a far parte dell’iconografia dell’ambientalismo alpino lo spettacolare flash mob sulle Cinque Torri di Cortina compiuto nel primo week end di settembre da una ventina di imprenditori, professionisti e semplici appassionati di montagna come documentano in modo eloquente le foto scattate da Mirko Sotgiu. Lo scopo? Manifestare contro la costruzione di impianti e infrastrutture sulle Dolomiti.

“Non siamo contro lo sci e non siamo integralisti”, si sono affrettati a spiegare i manifestanti al Fatto Quotidiano, “ma stiamo assistendo impotenti alla distruzione sistematica delle poche aree rimaste libere”.

Si riferiscono in particolare ai lavori in corso per i Mondiali di sci del 2021 (con interventi alle piste che stanno sotto le Tofane) e per le Olimpiadi invernali Cortina-Milano del 2026.

“Si sta registrando un importante impatto sui versanti delle Tofane e delle Cinque Torri, con sensibili ampliamenti d’impianti e infrastrutture di vario genere”, è la denuncia. Una denuncia appropriata, che si accoda alle proteste di ambientalisti patentati come lo sono gli aderenti a Mountain Wilderness che una trentina d’anni fa diedero spettacolo sul Monte Bianco appendendosi ai cavi della funivia dei ghiacciai.

Il gruppo di Cortina contesta il modello di sviluppo del turismo in montagna. “Non vogliamo che questi progetti ci vengano imposti dall’alto senza poter esporre le nostre perplessità. È arrivato il momento di agire e far sentire la nostra voce per difendere la terra che amiamo”.

Parole e propositi da sottoscrivere. Era giusto che non solo le “ufficiali” associazioni ambientaliste (e all’occorrenza integraliste) facessero sentire la loro voce contrastando la sistematica devastazione delle Dolomiti in nome del commercio e del profitto. L’argomento è di quelli che scottano, metterci la faccia e una firma sotto rimane un gesto apprezzabile ma per ora di facce e di firme non se ne vedono. “Bravi. Anche se fa un po’ sorridere”, osserva Michele Comi in FB, “che non siano ambientalisti. Ammetterlo per difendere la terra che amano è forse disonorevole?”.

“Perché rompere un fronte che di fatto vuole le stesse cose: fermare quello scempio che è stato fatto a Cortina?”, si è chiesto sui social Nicola Pech, tra i più attivi e autorevoli rappresentanti di Mountain Wilderness. “A chi o cosa giova distinguere tra ambientalisti e non?”, è la domanda che si è posta forse con una certa ingenuità Gabriella Suzanne Vanzan, tra i leader di MW.

Non occorre essere strateghi della comunicazione per dare risposta a queste domande. Appare scontato che le etichette, i distinguo creano spaccature: una lezione che viene dalle ben note “sardine”, i ragazzi che nel 2019 hanno ottenuto vasti anche se effimeri consensi riempiendo le piazze senza inalberare insegne di partiti o altro.

Ma in montagna non conta riempire le piazze, al contrario bisognerebbe lasciare aperte le porte al dialogo. Specie ora che perfino il Club Alpino Italiano si è schierato, sia pure in ritardo. E che dalle pagine della rivista ufficiale Montagne 360 fa sapere di “schierarsi dalla parte della sostenibilità ambientale” (e da quale altra parte se no?). E che finalmente prende atto, per iniziativa di Renato Frigo, presidente del Cai Veneto, che nella regina delle Dolomiti i lavori di preparazione in vista di Olimpiadi e Mondiali “stanno modificando il paesaggio in modo irreversibile”. Tutto esemplarmente documentato dal Cai Veneto con una serie di impressionanti foto di sbancamenti e devastazioni.

Visto che anche (perfino) il Cai si sta muovendo, che male c’è allora nel prendere posizione in nome del fronte ambientalista? Che sia perché troppa zizzania è stata versata in passato da grandi firme dell’alpinismo? Già, non è stato forse Mauro Corona tra gli alpinisti a pendersela con gli ambientalisti “da suv” (parole sue) di Mountain Wilderness? E Reinhold Messner, dopo avere partecipato negli anni ottanta alle prime battaglie appeso ai piloni della funivia della Vallée Blanche, non se ne è forse andato sbattendo la porta? Risalendo alla notte dei tempi, Walter Bonatti pochi giorni prima dell’inizio dei lavori del Convegno di Bella con cui nel 1987 si diede vita a Mountain Wilderness, non declinò forse l’invito a partecipare motivando il suo rifiuto con “la presenza, nella lista degli invitati, di persone che io reputo trovarsi in netta contraddizione con il carattere idealistico e molto significativo della manifestazione”? Chi fossero queste persone, chissà perché, Bonatti non lo indicò. Ma intanto le acque erano avvelenate.

Più di recente Jovanotti espresse il suo livore anti ambientalista su tutti i giornali del 3 settembre 2019 spiegando che “il mondo dell’ambientalismo è più inquinato dello scarico della fogna di Nuova Delhi”. Fu questa la garbata risposta di Jova a Carlo Alberto Pinelli, presidente onorario di Mountain Wilderness Internazionale, che definì il suo concerto a quota 2000 come “l’ennesimo affronto escogitato dagli impiantisti per mercificare la montagna, soffocando la percezione dei valori che, attraverso il respiro della natura, possono arricchire di senso la nostra vita”. 

“Non mi sarei mai aspettato”, si provò a insistere Jova, “che il mondo dell’associazionismo ambientalista fosse così pieno di veleni, divisioni, inimicizie, improvvisazione, cialtroneria, sgambetti tra associazioni, protagonismo narcisista, tentativi di mettersi in evidenza gettando discredito su tutto e su tutti, diffondendo notizie false, approfittando della poca abitudine al fact checking di molte testate”.

“Purtroppo troppo di frequente si ignora o si finge di ignorare che il compito dell’ambientalismo moderno è resistere, proporre alternative, condividere la rivoluzione culturale auspicata da Papa Francesco”, spiega Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness Italia, che denuncia “una sempre più diffusa campagna di odio dei politici del Nord Est contro l’ambientalismo, costruita senza conoscere o peggio ancora in malafede”. Ma queste sono beghe da cui intendono probabilmente stare alla larga gli artefici del flash mob senza etichette delle Cinque Torri. Avranno le loro buone ragioni. E dunque avanti così cari amici della montagna. (Ser)

2 thoughts on “Il flash mob senza etichette

  • 09/09/2020 at 12:55
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    A me basta che gli organizzatori del flash mob si schierino come noi a difesa del senso delle montagne. Non vogliono essere identificati come ambientalisti? Poco male. E’ più una questione di percezione semantica che sostanziale. Carlo Alberto Pinelli

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  • 09/09/2020 at 08:56
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    La NATURA è fragile… si può FRANTUMARE!

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