Letture. Il ministro che difendeva la montagna

Nel 1973 il ministro del Turismo Vittorio Badini Confalonieri (1914-1993) invitava gli italiani dalle pagine del settimanale Oggi a fare le ferie in patria e non all’estero perché “il costo della vita è rincarato in tutti i paesi europei e il potere d’acquisto della lira è diminuito”. Parole attuali in questi tempi di magra. Badini Confalonieri, grande amico della montagna e strenuo difensore dei suoi valori, sarebbe in seguito stato per sei anni Vice presidente generale del Club Alpino Italiano e direttore della Rivista Mensile e del notiziario Lo Scarpone allora quindicinale. Ruolo che poi toccò a Teresio Valsesia, scrittore e giornalista, un padre del Parco nazionale della Valgrande, ideatore del Camminaitalia che lo vide per due volte impegnato lungo l’interminabile sentiero.

A 27 anni dalla sua scomparsa, all’indimenticabile Badini Confalonieri è dedicato il libro “Liberali piemontesi e altri profili”, pubblicato dal Centro Studi Piemontesi, in cui l’autore riversa le sue esperienze politiche. I testi sono in molti casi per la prima volta pubblicati e comunque mai finora raccolti in volume. Leggendo questi profili, stesi tra il 1946 e il 1990, si capisce come il liberalismo abbia potuto essere un ideale di impegno personale e di rispetto profondo, in grado di illuminare tutta una vita.

Credente ed einaudiano, oratore raffinato e ironico, all’età di 32 anni Badini Confalonieri prese parte all’Assemblea Costituente. Fu in seguito Sottosegretario di Stato alla Grazia e Giustizia nel quarto Governo De Gasperi; Sottosegretario di Stato agli Esteri nel Governo Scelba e nel primo Governo Segni. Fu Ministro del Turismo e dello Spettacolo nel secondo Governo Andreotti. Fu anche presidente nazionale del PLI dal 1967 al 1972 succedendo a Gaetano Martino.

Fu europeista, collaboratore assiduo de La Tribuna, storico giornale liberale, e fu anche commissario dell’Ordine Mauriziano. Tra le carte ritrovate nell’archivio del Mauriziano ci sono anche le sue a conferma della fitta rete di rapporti intrattenuti con il mondo istituzionale. I suoi carteggi mostrano spesso le contraddizioni e le difficoltà della politica italiana.

Significativo il perentorio “non democristianeggi” con cui chiuse una lettera a un collega mentre in un’altra emerge lo sconforto che a volte lo prese: “Sono in gran parte combattuto tra i molti buoni amici conosciuti nella vita politica e i non meno numerosi cadreghisti del mio e degli altri partiti”.

Vittorio Badini Confalonieri incontra l’alpinista Riccardo Cassin a un’adunata del Club Alpino Italiano. Ph. Serafin/MountCity

Badini Confalonieri scomparve nel 1993 a 79 anni per una crisi cardiaca tra le amate montagne di Bardonecchia. In quelle vallate del Piemonte partecipò attivamente alla Resistenza curando l’organizzazione del partito liberale in Piemonte. Ricercato col suo primo nome di battaglia – Federico – assunse in seguito quello di Carlo Botta e, come tale, nel 1944 costituì la segreteria del Comitato di liberazione regionale.

Arrestato nel 1945, sottoposto a sevizie e torture, denunciato dal Tribunale Speciale per l Difesa dello Stato fu, per l’intervento del CLN regionale, liberato in seguito allo scambio con elementi della Repubblica Sociale.

In una vita dominata dal grande impegno politico e sociale, l’amore di Badini Confalonieri per la montagna è stato un elemento costante. E probabilmente uno dei fattori che più lo ha legato, come succede in tante famiglie, ai suoi nove figli tra i quali Alfonso, divenuto vescovo della diocesi di Susa. Tutti come lui appassionati di alpinismo e di sci. (Ser)

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