Leggende del Rosa. Gli “spalloni” e l’eroe dell’Annapurna

Due sono, tra molti altri, i motivi che giustificano una visita al bellissimo Museo della Montagna di Macugnaga, racchiuso con i suoi cimeli sotto il tetto di una casa valser che risale al 1786. Il primo riguarda sicuramente la rievocazione di un’attività che, contro ogni apparenza, nobilitò l’ossolana valle Anzasca dominata dalla magica e terribile parete Est del Monte Rosa. Sono pagine di una storia durata quattro secoli quelle che al museo riguardano il contrabbando di montagna tra Macugnaga e la valle svizzera di Saas Fee. Il contrabbando fu molto praticato in passato attraverso i sentieri in quota e ha visto contrapposti gli “spalloni” ai finanzieri italiani e ai doganieri svizzeri. Tutti consapevoli che al di qua e al di là della frontiera l’andirivieni degli “spalloni” con le bricolle piene di ogni genere di consumo in certi periodi consentiva condizioni di vita decenti allontanando durante le guerre lo spettro della fame.

Lo storico Teresio Valsesia con una bricolla esposta al Museo della montagna di Macugnaga. In apertura le raffigurazioni di un contrabbandiere e di un finanziere impegnato nella caccia agli “spalloni” lungo le alte vie del Monte Rosa (ph. Serafin/MountCity)

L’altra pagina di storia che trova un tangibile riscontro al museo riguarda invece Maurice Herzog, il conquistatore dell’Annapurna, il primo ottomila su cui ha posto piede l’uomo. Quest’anno si celebra il settantesimo anniversario della conquista ed è strano e anzi riprovevole che la figura di Herzog sia assente ingiustificata in una collana di libri sui “grandi alpinisti” (sic) supportata in questi giorni nientemeno dal Corriere della Sera e dalla Gazzetta dello Sport.

Il tremendo Annapurna (8091 m) venne scalato da Herzog con Louis Lachenal senza ossigeno supplementare nel 1950. Ancora non era avvenuta la conquista inglese dell’Everest né quella pasticciata italiana del K2, teatro di interminabili polemiche tra alpinisti a proposito di certe bombole di ossigeno arrivate fin dove dovevano arrivare.

La spedizione francese comprendeva, oltre a Herzog e Lachenal, i fuoriclasse Gaston Rébuffat, Lionel Terray, Marcel Ichac (regista) Jean Couzy, Jacques Oudot, Marcel Schatz e il diplomatico Francis de Noyelle. Herzog e Lachenal tornarono dalla cima con congelamenti gravi che richiesero amputazioni: Herzog perse tutte le dita delle mani e quelle dei piedi e Lachenal tutte le dita dei piedi.

Ebbero modo di consolarsi i due dell’Annapurna. Il libro di Herzog “Annapurna 1° 8000” venne tradotto in oltre 60 lingue e venduto in oltre 20 milioni di copie nel mondo. Ma ciò che denota la grandezza di Herzog è che l’alpinista lasciò i diritti d’autore alla Federazione francese della montagna. I soldi permisero alla Federazione di aiutare le spedizioni nazionali fino a quella del K2 nel 1979.

Lo scarpone con cui Maurice Herzog (sullo sfondo) vinse, pur con le dita dei piedi amputate, la temibile parete Est del Rosa dopo avere conquistato l’Annapurna (ph. Serafin/MountCity)

Oggi della “grandeur” di Herzog conserva per fortuna una testimonianza significativa il Museo della montagna e del contrabbando di Macugnaga. E’ uno scarpone curiosamente di dimensioni ridotte quello custodito come una reliquia dietro una vetrinetta. Con quella calzatura, ormai privo delle dita dei piedi, Herzog volle dare una nuova, chiara dimostrazione di forza scalando negli anni Sessanta, insieme con il compagno Lachenal, la Est del Monte Rosa.

“L’Annapurna rimane una delle cime di oltre 8000 m più pericolose ma è con la Est del Rosa che Herzog e Lachenal una volta guariti vollero misurarsi ben sapendo di correre grossi rischi”, racconta Teresio Valsesia, scrittore, giornalista, che fu a lungo sindaco di Macugnaga e nel Club Alpino Italiano ebbe incarichi prestigiosi tra i quali la vicepresidenza generale e la direzione dello Scarpone e della Rivista.

“I congelamenti erano costati a Herzog e Lachenal due anni di degenza in ospedale”, ricorda Valsesia, “e al termine, nessuna prospettiva di ritornare alla montagna. Ma Herzog, che venne poi nominato ministro dello Sport in Francia, non si arrese. Con Lachenal decise di compiere la salita al versante ossolano del Rosa, che a quel tempo era considerato di grande impegno non solo per la sua lunghezza ma anche per la pericolosità del ghiacciaio. Un’impresa proibitiva. Figurarsi senza le dita dei piedi e delle mani”.

“I due arrivarono a Macugnaga”, racconta ancora Valsesia, “e raggiunsero, senza nemmeno utilizzare la corda, il Silbersattel, che è il colle più alto delle Alpi a oltre 4500 metri, fra la Dufour e la Nordend. Nella discesa verso Zermatt, vista la pericolosità dei ghiacciai, Herzog trasse dal sacco la corda per assicurarsi con Lachenal. Il suo compagno però rifiutò. Qualche metro e finì in un crepaccio: fortunatamente si fermò su un ponte di neve e venne estratto incolume. Lachenal morirà poco dopo su un ghiacciaio del Bianco dove si era avventurato da solo”. Su un libro dell’albergo Monte Rosa doveva aveva soggiornato, Herzog in quell’occasione lasciò scritto: “Grazie Macugnaga. Siamo tornati grandi alpinisti”. Una dedica commovente.

Colpiscono durante la visita del museo di Macugnaga guidati dal gentile Teresio Valsesia le figurette in formato naturale del contrabbandiere con il volto nascosto da un passamontagna, accanto al finanziere in divisa. Sembra che i due si vogliano tenersi per mano, o forse è solo un’impressione. Di fronte a loro è ritto un severo doganiere svizzero con la sua impeccabile divisa.  Una bricolla dove veniva stipato ogni genere di merce è appoggiata al muro. Ovviamente la documentazione del museo non è l’apologia del reato di contrabbando, ma intende conservare doverosamente la memoria di una attività finalizzata alla sopravvivenza soprattutto nei periodi di crisi. Durante l’ultima guerra si sa poi che i contrabbandieri divennero “passatori” accompagnando ebrei, prigionieri alleati e perseguitati politici verso la frontiera svizzera.

Questo e molto altro c’è da vedere al Museo della montagna e del contrabbando. Che sicuramente merita una visita, perfettamente inserito com’è nell’incantevole Macugnaga. Per conoscere gli orari di apertura e prenotare visite telefonare allo 032465112, cell. 3356197151, o scrivere a: prolocomacugnaga@tiscali.it

Il pittoresco vicolo di Macugnaga in cui apre i battenti il Museo della montagna e del contrabbando. In primo piano un busto di bronzo dedicato al pittore Carlo Bossone, opera dello scultore Gianni Radice (ph. Serafin/MountCity)

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