Viaggi. Irlanda lungo la Wild Atlantic Way (1)

Ambra Zaghetto è un’amabile conoscenza di chi segue MountCity.  Studi di antropologia, insegnante di matematica e scienze alle scuole medie, autrice di favole, a lungo conduttrice su una radio dell’hinterland milanese, non nasconde il suo debole per la montagna, la natura, i viaggi. Di recente, appena tornata da un tour tra Auvergne, Loira e Bretagna, in una douce France che più dolce non si può, ha fatto dono ai lettori di una sua testimonianza accompagnata da alcune immagini scattate on the road. Ora ci dedica il racconto di un viaggio nella verde Irlanda che risale allo scorso anno percorrendo, in senso antiorario, la quasi totalità della Wild Atlantic Way. Ambra ha chiesto che il racconto sia pubblicato in due puntate nel timore che il testo nella sua integrità possa annoiare. Timore assolutamente infondato considerata la limpidezza della sua prosa e l’entusiasmo per i luoghi visitati che riesce a trasmettere riga per riga. E poi, perché farsi certi riguardi? Se un articolo interessa, corto o lungo che sia, lo si legge da cima a fondo. O no? Comunque è stata accontentata. Ecco la prima puntata. Buona lettura.


L’autrice a bordo di una vecchia funivia sull’oceano che collega la costa con l’isola di Dursey.

Quando si sente dire che l’Irlanda è verdissima si fatica forse un poco a credere che sia davvero così. Invece è così: l’Irlanda è verdissima! Tinta di una sfumatura di verde che qui in Italia non conosciamo. Un verde che rapisce gli occhi e li riempie assieme al vento e alle onde che spazzano le coste altissime. Ho visitato l’Irlanda nel mese di luglio dello scorso anno. On the road, come piace a me. Ho percorso, in senso antiorario, la quasi totalità della Wild Atlantic Way con qualche variante e me ne sono letteralmente innamorata. Non solo per la bellezza dei paesaggi, ma anche per la gentilezza e la solarità delle persone che ho incontrato. Così, sotto “il cielo di Irlanda”, sono partita da Dublino percorrendo in prevalenza la strada costiera e al volante “all’inglese” di una macchinina bianca come le nuvole.

Un attimo per abituarmi alla guida “dall’altra parte” ed eccomi a visitare Wicklow e Arklow sulla costa est. Piccola deviazione nell’entroterra: mi addentro sulle Wicklow Mountains dove il suono di una cornamusa dolcissima mi accompagna mentre scopro Glendalough, surreale, e i saliscendi fino a Carlow tra croci celtiche e paesaggi morbidi dipinti dalle pennellate di colore delle eriche fittissime. Profumi intensi passando dalla medievale Kilkenny fino a raggiungere Kilmore Quay e gustarmi un ottimo fish and chips presso The Little Saltee, zona porto, badando bene che i gabbiani birichini non mi rubino letteralmente il pasto! Qui ho mangiato al tramonto camminando e sostando sulla lunga costa di Ballyteige Bay. Ho liberato la mente e lasciato correre lo sguardo all’orizzonte alleggerendo lo spirito dalle ansie e dallo stress. Ho respirato. Ho iniziato davvero il mio viaggio.

Abbazie antiche, malinconiche e affascinanti… Tintern e Dunbrody mi lasciano senza parole. A Cork suono le campane di St. Anne Church; a Kinsale mi lascio affascinare dagli acquerelli della baia fiorita come fossi in un quadro surreale; poi picnic sul prato di fronte all’imponente Charles Fort. Si prosegue. La prossima cittadina è Clonakilty. E’ festa in paese, la sosta è doverosa. E’ la festa dell’agricoltura e della campagna: attrezzi, macchinari, ricette, strumenti, ricette e… ancora profumi! Tantissimi profumi che invadono l’aria della strada centrale affollata da persone in abiti tradizionali che con gentilezza e allegria coinvolgono i passanti per scoprire tradizioni e ritmi. Lascio Clonakilty col sorriso a “trecentosessantagradi” e mi dirigo verso il selvaggio e prepotente sud-ovest. Qui dovrebbe aspettarmi una natura incredibile, paesaggi mozzafiato, scogliere spettacolari… Sarà così? Spesso l’aspettativa viene delusa. In questo caso la realtà ha decisamente superato la personale aspettativa! E da qui in avanti, correndo poi lungo la costa ovest, ho assaporato il vero spirito irlandese e la natura piena di questa terra: kilometri e kilometri di penisole indescrivibili a parole perché, vi assicuro, bisogna andarci di persona per capire, per sentire…


“Le Kerry Cliffs sono una forza della natura. Fatico a descrivere l’energia che mi hanno trasmesso quelle scogliere”, racconta Ambra Zaghetto. In apertura il faro di Sheep’s Head, una penisola aspra e poco battuta dal turismo.

Mizen Head mi ha rapita con il suo accesso “a ponte sospeso” su rocce taglienti come lame, scure come una tempesta, pungenti come l’odore aspro del sale… Qui c’è la Signal Station da dove Guglielmo Marconi inviò il suo primo segnale radio. A seguire la selvaggia Sheep’s Head, aspra e poco battuta dal turismo perché la stradina che percorre la penisola e raggiunge l’estremità è davvero strettissima… A piedi si può raggiungere il faro che poggia su acque blu e onde spumeggianti. Qui si trovano solitudine e silenzio preziosi, basta sedersi su uno dei tanti roccioni grigi che nascondono il piccolo faro. Ognuno può trovare il suo roccione, il suo punto di osservazione sull’infinito. Doverosa una tazza di caffè a bordo-oceano al Barnie’s Cupan Tea, dove una gentilissima signora anziana accoglie gli avventori con una gentilezza indescrivibile. Ricordo ancora il suo volto, i suoi capelli bianchi raccolti. Difficilmente mi resta impresso nella mente un volto sconosciuto per così tanto tempo.

Mi perdo nuovamente con la mente… ma non troppo perché è ora di ripartire per visitare il ruvido e solitario Beara. Qui faccio un’esperienza unica: prendere la vecchissima funivia sull’oceano che collega la penisola con l’isola di Dursey. Onestamente non so se sia ancora possibile fare questa esperienza perché già lo scorso anno le persone del luogo mi spiegavano che erano previsti dei lavori di rifacimento dell’impianto con ipotesi di creazione di una funivia moderna e più turistica. Che peccato. Un piccolo gioiello che scompare.

E’ un altro giorno. E’ la volta del famosissimo Ring of Kerry N70 affollatissimo di macchine e bus. Aiuto! Normalmente è così. Io sono stata decisamente fortunata e, scegliendo un giorno infrasettimanale, me la sono cavata benone. Verso Portmagee si apre un paesaggio spettacolare. Le Kerry Cliffs sono una forza della natura. Fatico a descrivere l’energia che mi hanno trasmesso quelle scogliere. Bisogna metterci i piedi sopra ma bisogna vederle anche dal mare. E qui la macchina la si può pure parcheggiare per un paio d’ore per concedersi il lusso di un giro in barca per avvicinare le stranissime Skellig Islands, patrimonio dell’UNESCO.

Testo e foto di Ambra Zaghetto

1- Continua

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