Viaggi. Irlanda lungo la Wild Atlantic Way (2)

Si conclude dopo la prima puntata il racconto del viaggio in Irlanda di Ambra Zaghetto, impegnata a percorrere in senso antiorario la quasi totalità della Wild Atlantic Way. Ambra racconta di avere incontrato persone meravigliose e anche un misterioso cavallo bianco pezzato.“Sono alla fine del mondo?”, si chiede a un certo punto. Tutto di questa verdissima Irlanda sembra farglielo e farcelo credere…


L’autrice a piedi nudi in cammino verso Omey Island. In apertura pittoresche scogliere lungo la sky road.

Non mi sono persa Valentia Island. Un’isola, certamente, ma forse è meglio dire un gioiello, un ricamo sulle acque scure dell’oceano. Arriva anche la sera di questa intensa giornata e mi lascio invadere i polmoni dall’aroma delle onde di Rossbeigh Creek… un’interminabile passeggiata fino alla punta più estrema della “sabbiapenisola” non sommersa: lì pare di poter allungare di poco il braccio e toccare con un dito la bianchissima Inch Beach proprio di fronte. Alloggio di fortuna, anzi fortunatissimo. Una stanza che sembra uscita dai libri di Beatrix Potter: questa sera sono la “regina dell’oceano”!

L’indomani sono a Inch Beach. Il vento è fortissimo, spazza la sabbia e la superficie delle onde come non mai. Mi riparo in un negozio di alimentari vicino alla spiaggia e mai avrei creduto di fare un così incredibile incontro: un grande cavallo bianco pezzato, libero e selvaggio, meraviglioso, in modo curioso si affaccia alla porta ed entra indisturbato. Guarda un po’ stranito noi umani. Osserva vivande e oggetti all’interno: si sa mai che ci sia qualcosa di interessante da sgranocchiare! Poi, forse un po’ deluso, esce e riprende la sua corsa sciolta sul filo del vento…

Nonostante il vento le impronte dei grandi zoccoli restano vive nella sabbia bianchissima e finissima. Qui sono sulla penisola di Dingle e ho anche la fortuna di vedere nuotare un vecchio delfino che abita stabilmente la baia di fronte alla cittadina di Dingle un po’ troppo turistica per i miei gusti. Per oggi gli incontri straordinari forse sono terminati ma non le bellezze naturali delle coste e delle spiagge che vedo, e fotografo all’impazzata, continuando sulla R559. Una tempesta forte e irruenta mi accompagna fino al bellissimo Gallarus Oratory, a Brendon Head e alla sottilissima Tralee Bay dove mi fermo per una notte.

E’ tempo di prendere un traghetto per spostarmi verso l’incredibile Loop Head… il privilegio di sostare per un tempo indefinito su “pratoceano”. Verde. Aria. Blu. Cielo. Marrone. Acqua. Sono alla fine del mondo? No. Eppure sembra… mi sento parte di tutto. Chiudo gli occhi. Sento l’aroma della vita che mi scorre prepotente nelle vene! Con questa grande energia riparto alla volta delle famosissime Cliffs of Moher. In questo caso la realtà ha deluso un poco l’aspettativa. E’ stato, però, bellissimo camminare sulle scogliere lasciando che la testa girasse per i passi a bordo-strapiombo!

E così arrivo anche nel Burren, aspro e selvaggio. Colline-montagne che ricordano i nostri Monti della Luna; e qui tocco con mano l’ospitalità, la disponibilità e la gentilezza degli irlandesi. Si, perché vengo ospitata proprio in casa dai gentilissimi gestori del Cassidy’s Pub a Carren. Quella sera non riuscivo proprio a trovare alloggio; non avevo tenuto conto dell’affollamento del fine settimana…

Non dimenticherò mai il gesto di queste persone: venirmi incontro e cercare di aiutarmi in tutti modi per trovare una soluzione per quella notte…Vedete come le persone possono essere squisite e meravigliose. E qui ho mangiato i più buoni scones mai assaggiati!

Sorge il sole. Si riparte. Mi lascio rapire dall’atmosfera e dai colori di Galway. Non potevo però immaginare che poco dopo mi sarei innamorata del selvaggio Connemara.

Percorrendo la N59 si sbatte letteralmente il naso contro le Twelve Pins, dette anche Twelve Bins. Dodici cime di modesta altezza, al massimo 730m, ma che paiono colossi… forse la vista e la percezione sono ingannate dalle nuvole che spesso avvolgono le cime e dal fatto che attorno non c’è nulla per poter fare un paragone. E così questi “colossi” mi bloccano sulla statale.

Devo proprio fermarmi perché rimango senza fiato di fronte a questo spettacolo della natura. E qui mi innamoro anche di Omey Island che raggiungo camminando a piedi nudi sul fondo dell’oceano, attraversando la baia in secca, al tramonto, in silenzio. Scopro la Sky Road dove ci sono (anche qui!) scogliere incredibilmente meravigliose: bianche, grigie, ocra… un intarsio di colori scolpiti da acqua e vento. Passo e ripasso dalla strada, avanti e indietro una, due, tre, quattro volte perché desidero vederle da ogni angolatura, scoprire e tenere a mente ogni forma e sfumatura. Sono rapita dalla bellezza di questo minuscolo angolo di mondo.

Dopo tre giorni a gironzolare nel Connemara mi innamoro nuovamente: Achill Island. Ci arrivo avvolta da saette, vento e una pioggia battente fortissima. Supero le parti turistiche della penisola e arrivo al fondo, a Dooagh. Decido di spingermi fino ad Achill Head anche se sono stanca, e rimango estasiata: uno dei posti più incredibili che abbia mai visto.

Quando sono rientrata in Italia ne ho parlato così tanto ai miei amici che credo non ne potessero più di sentir nominare questo luogo! Ma a ragione, forse anche perché presa dalle intense chiacchierate con la signora che mi ha ospitato. Davanti a un ottimo bicchiere di vino ci si racconta in modo spontaneo e si scoprono lati inaspettati dell’animo di una persona e del luogo che abita. E’ accaduto questo.

Sono ripartita con rammarico, avrei voluto fermarmi ancora ma purtroppo avevo il biglietto aereo di rientro per l’Italia che mi attendeva… L’aereo: che scocciatura! Ho condensato alcune tappe sulla costa nord e mi sono spinta fino a Sligo. Purtroppo il tempo ostile non mi voleva abbandonare e mi ha convinta a cambiare rotta: mi sono spostata a sud, verso Dublino.

Gli ultimi due giorni di viaggio li ho così dedicati a visitare Hill of Slane, Newgrange e la capitale. Poi, rientro. Dal finestrino dell’aereo sguardo nostalgico verso la linea delle coste irlandesi con la speranza di ritornare presto in quella terra meravigliosa. E certo, adesso, non posso che terminare questo mio racconto con le parole di Fiorella Mannoia: Il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e luce / Il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce / Il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù / Ti annega di verde e ti copre di blu / … / Il cielo d’Irlanda è un gregge che pascola in cielo / Si ubriaca di stelle di notte e il mattino è leggero / … / Dovunque tu stia viaggiando con zingari o re / Il cielo d’Irlanda si muove con te / … / Il cielo d’Irlanda è un enorme cappello di pioggia / Il cielo d’Irlanda è un bambino che dorme sulla spiaggia / … / Il cielo d’Irlanda a volte fa il mondo in bianco e nero / Ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero / Ma dopo un momento li fa brillare più del vero / … / Il cielo d’Irlanda è dentro di te.

Testo e foto di Ambra Zaghetto

2- Fine


Un’improvvisa, simpatica apparizione in un negozio di alimentari a Inch Beach…

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