“Casacomune” e il futuro della montagna

Il grido della terra, il grido dei poveri. Pianeta Aria” (6-7-8 novembre, Avigliana TO) e “Il nuovo abitare nel tempo dell’antropocene. La conversione ecologica degli edifici e degli spazi” (27-28-29 novembre 2020, Avigliana TO) sono i temi dei prossimi corsi di  “Casacomune”, un’associazione recentemente formatasi come gemmazione del Gruppo Abele. L’associazione va vista come una scuola di formazione e azione che cerca di intrecciare i temi sociali e ambientali con la tematica della pace: questioni sempre presenti nel Gruppo Abele (con la “sezione”: Disagio, Pace e Ambiente) che tuttavia dopo l’enciclica papale “Laudato sì” si sono voluti far evolvere verso una dimensione di scuola, effettivamente strutturata e continuativa.

Ad Auronzo l’associazione ha organizzato dall’11 al 13 settembre il primo corso itinerante a disposizione di tutti, mentre in agosto c’era stato quello rivolto agli insegnanti. La coordinatrice Mirta Da Pra ha spiegato che i prossimi corsi, oltre che in presenza, saranno proposti anche on line. Alcuni sono già stati predisposti e il loro elenco è reperibile via mail (casacomune.laudatoquimail.com ) o sul sito www.casacomunelaudatoqui.org

Tra i relatori della tre giorni di Auronzo, il sociologo Diego Cason ha detto di ritenere fondamentale che le informazioni legate ai possibili rischi e alle possibilità per il futuro della montagna, emerse durante il corso, siano evidenziate a tutti, tanto più oggi che luoghi diversi dalla montagna stanno diventando problematici in termini di qualità di vita. I dati ora a disposizione – ha spiegato Cason – indicano che nel 2050 la popolazione urbana rappresenterà il 70-75% dell’intera popolazione mondiale, contro il 30% di solo 20 anni fa. Questo si traduce anche nell’asservimento di tutti i territori circostanti, in primis la pianura. Quest’ultima appare ora, dal punto di vista della complessità biologica, completamente trasformata dall’uomo, un ambiente (come la città) completamente artificiale.

Se a ciò si sommano i cambiamenti climatici, l’aumento della temperatura, i problemisanitari (come il Covid), per Cason è evidente che ci sia la reale possibilità che si inneschi una nuova attenzione verso i territori rimasti integri. Da un lato questa diventa un’opportunità per la montagna in termini di innesto di popolazione, magari giovane, e di sviluppo di nuove attività, dall’altro un potenziale rischio, stante le possibili immense risorse economiche a disposizione degli esterni. A questo proposito non è infatti esclusa la possibilità che ci sia una nuova colonizzazione, un nuovo asservimento di un’altra area periferica.

Don Luigi Ciotti, di origini cadorine, ha sottolineato come il corso di Auronzo abbia visto riuniti giovani, studiosi, ricercatori, amministratori, professionisti perché il tema dei diritti della natura, accanto a quelli umani, coinvolge tutti, è un problema trasversale. “Non basta indignarci, rispetto a quello che sta succedendo”, ha detto, “è necessario sentire forti dentro di noi tre parole che devono tradursi in concretezza. La prima è verità. Il bisogno della verità che non deve essere mai manipolata, mai diventare un’approssimazione. La seconda parola è urgenza, è il momento in cui è urgente mettere testa e azione in atto. La terza parola è speranza, che non deve mai venir meno. In questa direzione è necessario investire in conoscenza. Conoscere perpoter decidere cosa fare in coscienza, ma anche perché la politica faccia. Servono inoltre consapevolezza e responsabilità, meglio ancora corresponsabilità”.

“L’ambientalismo di oggi”, è stato il parere di Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness Italia, “ha sempre più bisogno di questi momenti di riflessione collettiva dove scienza, etica e passione diventano i pilastri per costruire una politica nuova nel nostro pianeta. Si è trattato di un seminario che ci ha aggiornati su un mondo che cambia a velocità insostenibili, un mondo probabilmente sull’orlo di un collasso. E’ stato detto che forse avremo dieci anni, non di più, per salvare il nostro pianeta. Solo la politica non si accorge dei tempi e della gravità della situazione dovuta in modo principale, ma non solo, ai cambiamenti climatici in atto”.

Commenta la notizia.