Alla ricerca della montagna sacra

Sarebbe possibile identificare una montagna sacra nel gruppo del Gran Paradiso? Perplessità erano già state espresse in MountCity l’estate scorsa, quando in FB l’ambientalista Toni Farina, esponente di spicco di Mountain Wilderness, aveva espresso il suo progetto e Mountain Wilderness se n’era fatta interprete sostenendolo. Ora anche Alessandro Gogna nel dare notizia di questa auspicata e per ora introvabile montagna sacra nel suo sito dice la sua (dichiarandosi sostanzialmente contrario) con la misura che lo contraddistingue anche se in modo netto e inequivocabile.

Sintetizzando, nel dibattito erano stati in giugno più i pro dei contro. Certo, l’idea è indubbiamente suggestiva e Farina trova sempre le parole giuste per veicolare le sue idee. Se però ci è concesso, l’immagine dell’ipotetica Montagna Sacra all’interno del Parco del Gran Paradiso concepita da Farina quale monito a tutte le genti e a tutte le fedi perché accettino un Limite (con la L maiuscola) impegnandosi a non salirla mai, ci ricorda un fumetto di Paperino. Ci vuol poco infatti a immaginare il papero su incarico dello zio plutocrate andare alla ricerca della misteriosa e inviolata montagna sacra con gli immancabili Qui, Quo e Qua.

Dove si possa trovare questo intoccabile montarozzo da fumetti ancora non si sa, e si accettano proposte. Scherzi a parte, in tempi di magra come questi potrebbe risultare redditizio per il turismo alpino che anche noi mediterranei ci fabbricassimo un sacro  e visitatissimo monte Kailash, sul tipo di quello situato nella remota estremità occidentale dell’altopiano tibetano. Un Kailash de noantri, perché no?, da circumnavigare a piedi come nelle kora della religione buddista. Dove la salita preclusa renda più ghiotto il boccone per il turista a caccia di sensazioni.

“E’ indubbiamente un’idea suggestiva”, è dunque la premessa di Gogna. “Si rifà alla cultura orientale, quindi alla montagna sacra perché residenza degli dei, ma con un approccio molto moderno: la necessità di rafforzare il concetto di limite ampiamente inviso e deriso ai nostri tempi occidentali. Però la validità sarà ancora maggiore se questa idea verrà condivisa e non imposta”.

“Ma poi”, è ancora il pensiero di Gogna, “ iniziano le difficoltà, perché bisognerà parlare di ‘quale’ vetta scegliere. E’ realisticamente fuori questione che si promuova a ‘sacra’ la vetta del Gran Paradiso stesso (4061 m), anche se in realtà sarebbe l’opzione più incisiva, quella che farebbe il giro del mondo. Troppi interessi e troppi tabù lo impedirebbero. Naturalmente si può pensare a qualcosa d’intermedio: una cima bella, abbastanza nota e quindi discretamente salita, senza rifugi sui suoi versanti (che verrebbero condannati a una sensibile riduzione di visitatori). E qui finiscono le nostre riflessioni, in attesa di conoscere le reazioni di tutti gli appassionati di montagna”.

Come si è accennato, le reazioni in realtà c’erano già state alcuni mesi fa. Ma siamo così sicuri che l’idea di Farina possa dirsi originale? Nel marketing turistico qualcosa di simile a una montagna sacra potrebbe essere in Italia la Pania della Croce nelle Apuane anche se tutt’altro che tabù: all’alba salgono dalla Versilia folle balneari per ammirare dalla vetta, sostando ai piedi della croce, il sorgere del sole.

A proposito di clima mistico, va notato che sono oggi più che mai di moda i cammini tipo la via Francigena da percorrere a tappe sulle orme del religioso Sigerico. Meglio se in sella alla bici elettrica così si evitano calli e vesciche alle estremità. Nient’altro a questo punto varrebbe la pena di aggiungere se a richiamare l’attenzione su quanto di incongruo traspare dal progetto e dall’enfasi con cui è stato promosso dalla sparuta pattuglia degli addetti ai lavori non fosse stata una grande firma dell’ambientalismo, il saggio Carlo Alberto Pinelli, presidente onorario di Mountain Wilderness International, uomo senza peli sulla lingua. 

“Temo che consacrare ora una vetta trasformandola da un giorno all’altro in un tabu”, scrisse a suo tempo Pinelli in una cordiale lettera rivolta a Farina e pubblicata sul sito di MW, “potrebbe avere un sapore artificioso, al limite del ridicolo. La sacralità delle montagne giace al fondo di ciascuno di noi e non proviene dagli dei o da chi si autoproclama un loro avatar”.

E a proposito di sacro in montagna non è sufficiente che, per giudizio unanime, le montagne nel loro insieme siano da considerare cattedrali della terra e perciò precluse ai malintenzionati che intendono addomesticarle? E non è più che sufficiente il fatto che in tutto il mondo migliaia di luoghi di culto sulla sommità delle montagne aiutino l’”homo religious” a realizzare la sua naturale ricerca del sacro nel rispetto dell’ambiente che lo circonda? (Ser)

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