Celebrazioni. In scena l’alpinismo eroico di Comici

A ottant’anni dalla morte accidentale del grande alpinista Emilio Comici, il 14 e il 15 ottobre, al Centro visite di Pietrarossa (Monfalcone) e in piazza Giuseppe Verdi, a Trieste, viene rappresentata un’azione scenico-musicale intitolata “Come avesse le ali di un angelo” (per l’interpretazione di  Francesco Godina, Marzia Postogna e Cristina Santin), che ricorda le grandi imprese di Comici e ne rivisita il mito, frutto degli scritti agiografici di Severino Casara e Spiro Dalla Porta Xydias,  e ancor più della silloge di scritti redatta da un comitato per le onoranze costituitosi poco dopo le esequie. Di Comici, della sua indole generosa e del suo controverso rapporto con il fascismo racconta qui lo storico Luciano Santin.

Un uomo con le ali

E’ una tiepida mattina autunnale quella del 19 ottobre 1940. Nell’alta Val Gardena gli echi della guerra in cui Mussolini ha trascinato l’Italia arrivano attutiti. Una piccola comitiva si dirige verso la Langtal, la valle che da Selva si inoltre verso il Puez e le Odle. La meta è la parete Campaccia, piccola palestra di roccia. Nel gruppo c’è anche Emilio Comici, da poco commissario prefettizio del paese: avrebbe preferito non unirsi al gruppo, ma si è lasciato vincere dalle insistenze degli altri. Lì, per spiegare a una ragazza come procedere, si cala, tenendosi a un cordino trovato nello zaino dell’amico Gianni Mohor. I trefoli sono marci, e cedono. Comici precipita senza un grido.

“Arrampicava come avesse le ali di un angelo. Ora vede altre altezze. Indi un altro vallon mi fu scoperto”, scriverà nelle sue condoglianze Franz Rudowsky, presidente del DOAV, coniando forse il più bell’epitaffio a ricordo del grande arrampicatore triestino, primo italiano a toccare il VI grado, quell’ausswiertig che sembrava riservato solo agli scalatori tedeschi.


Al centro Emilio Comici piuttosto giovane con la maglia AXXXO (Associazione XXX Ottobre) di cui è stato socio fondatore.

LO SPETTACOLO. A ottant’anni dalla tragica caduta, il 14 e il 15 ottobre, al Centro visite di Pietrarossa (Monfalcone) e in piazza Giuseppe Verdi, a Trieste verrà rappresentata un’azione scenico-musicale intitolata appunto “Come avesse le ali di un angelo” (per l’interpretazione di  Francesco Godina, Marzia Postogna e Cristina Santin), che ricorda le grandi imprese di Comici e ne rivisita il mito, frutto degli scritti agiografici di Severino Casara e Spiro Dalla Porta Xydias,  e ancor più della silloge di scritti redatta da un comitato per le onoranze costituitosi poco dopo le esequie.

“ALPINISMO EROICO”. Il libro, uscito nel 1942, momento di massimo sforzo bellico, con il titolo di “Alpinismo eroico”, ne avvalora la figura di un “campione littorio” quale Comici non fu. Politicamente mazziniano (come ebbero a testimoniare i suoi compagni di lavoro ai Magazzini Generali del porto di Trieste), fu alieno dal nazionalismo e dal razzismo del regime: amico, sodale e compagno di cordata di alpinisti sloveni, nella Trieste fascista e antislava degli anni ’20 e ’30, arrampicò con ebrei (come Osiride Brovedani) anche dopo la proclamazione delle leggi antisemite.

RADIATO DAL CLUB ACCADEMICO! Una testimonianza di quanto fosse politicamente sprovveduto sta nella lettera inviata ad Angelo Manaresi, presidente del CAI, dell’ANA, e grand commis del mondo alpinistico italiano: spiegandogli che i fratelli Dimai stavano cercando di attribuirsi il merito della salita alla parete Nord della Cima Grande di Lavaredo, Comici chiede di poter pubblicare le proprie precisazioni sulla Rivista sociale, e lo fa usando sistematicamente il “lei” invece del prescritto “voi”. Inutile dire che la richiesta dell’interessato viene cestinata (questi però, per far capire come stavano le cose, ripete la scalata in free solo, mettendoci meno di quattro ore). Già l’anno prima, del resto, l’intervento di Manaresi era stato decisivo nel far radiare dall’Accademico il principe del sesto grado, a motivo dell’“indegnità” di cui si era macchiato lasciando il suo impiego a Trieste per conseguire la patente di guida alpina. E probabilmente motivi di carattere politico possono spiegare anche la mancata concessione, in vita, della medaglia d’oro al merito atletico, attribuita a Ettore Castiglioni, a Riccardo Cassin (che ne ricevette addirittura tre), e ad altri alpinisti di minore caratura.

INVIDIA OSTILE. Come guida, peraltro, Comici farà fatica a sbarcare il lunario. “Devo dirti che sono sempre triste, e anzi avvilito. Sono avvilito perché non sono capace di lavorare, di guadagnare qualche soldo”, scriverà a Severino Casara. “In tutto agosto i miei proventi sono stati tre volte la Cima grande per la via normale, una la via Dibona a metà tariffa e una volta la Piccola per la via normale. Mi avvilisce vedere tutte le altre guide lavorare molto. E su vie più difficili, mentre da me vengono signori solo per avere un autografo e una foto”. L’invidia ostile dei cortinesi lo costringerà a lasciare il centro ampezzano per Misurina, ma anche lì troverà terra bruciata, in senso letterale, con il misterioso incendio della baracca dove custodiva il materiale per l’arrampicata e gli sci (il tutto ricomprato grazie a una competizione benefica organizzata da una nobildonna ungherese).

COMMISSARIO PREFETTIZIO. Poi il lampo di fortuna: il sottosegretario agli interni Buffarini Guidi che in una esibizione sportiva organizzata per la visita del ministro spagnolo Serrano Suñer rimane colpito dalla bravura di Comici, viene a sapere della sua precarietà lavorativa, e gli trova un posto da “commissario prefettizio” a Selva, visto che non ha i titoli per la carica di podestà. Gli rimane poco da vivere: compirà l’ultima impresa nell’agosto del ’40 scalando il “Salame”, monolito del Sassolungo che intitola a Italo Balbo, appena ucciso dal “fuoco amico” a Tobruk. E pensa alla possibilità di realizzare il suo sogno d’amore, non molto ricambiato, con la concittadina Alice Marsi se questa accetterà di trasferirsi a Selva. Un’aspirazione forse irrealizzabile questa, come la speranza di perfezionarsi sul piano musicale. “Ho accumulato troppe musiche di molto rumore e di poco spirito. Bisogna pulire orecchio e anima prima di cercar di realizzare musica così delicata come quella di Mozart”, confessa. E definisce Bach un 6° grado artistico per il quale si sente inadeguato. Tra i brani popolari, poi, predilige quelli malinconici. Come la friulana “L’Avemarie” («sunarà l’Ave Marie dopo muarts che nô sarìn», o la slovena “Kje so moje rožice?” (Dove sono i miei fiori?, struggente rimpianto per les neiges d’antan) che intona quasi come inno del gruppo rocciatori. Ed è affascinato dalla magiara “Szomorú vasárnap” (Triste domenica) descrizione di un suicidio per amore.


Comici impegnato sulla Nord della Cima Grande di Lavaredo.

MALINCONICO. Sotto impennate d’allegria il suo temperamento cela una invincibile tristezza di fondo, che si coglie bene nel memorabile resoconto della salita alla sud della Cima d’Auronzo (rifiutato dalla Rivista del CAI perché, come dice lo stesso autore, è tutt’altro che glorioso ed eroico). “Non era spensierato”, scriverà di lui Dino Buzzati. “Comici era anzi uno degli uomini più profondamente malinconici che si possano incontrare sulla terra”. Scordati gli epinici, e raschiata via la lucida patina scura del monumento, Comici si rivela qual è stato, persona profondamente buona (quindicenne, si portò a casa una famiglia di sfollati dal fronte carsico), umbratile e schiva, che trovava momenti di gioia solo su quelle montagne dove sapeva disegnare itinerari estremi per l’epoca e ancor oggi classici, testimonianze di un alpinismo dichiaratamente inteso come passione ma prima ancora come arte.

“ANIMA GRANDE”. Tita Piaz, il “diavolo” dissacratore di Pera di Fassa, parlando di lui, abbandona i consueti toni duri e quasi tracotanti. Racconta di un salvataggio in parete compiuto assieme, durante una bufera notturna, e conclude: “Lascio gli altri a incensare l’alpinista e a decantarne le gesta; a me soprattutto interessa l’uomo e la sua anima grande. Emilio rimase alpinista nobile, cavalleresco, innamorato della montagna nel senso più puro della parola, disinteressato sino alla prodigalità, anche quando dovette maneggiare la corda per vivere nelle nostre, nelle sue montagne, dove anche il libero pensatore canta a Dio il suo osanna”.

Luciano Santin

Lo spettacolo

Per assistere allo spettacolo “Come avesse le ali di un angelo” del 14 ottobre alle ore 19 bisogna effettuare una prenotazione obbligatoria (con ingresso libero) attraverso i seguenti canali: Email: segreteria@caimonfalcone.org – Telefono e Whatsapp: 3331508096. Lo spettacolo è a cura di Luciano Santin. L’azione scenica con accompagnamento musicale, voci fuori campo e retroproiezione, è volta a ricordare gli 80 anni dalla scomparsa di Emilio Comici, arrampicatore triestino che fu il primo italiano a toccare il limite del VI grado. La narrazione, che ne percorre la parabola umana e alpinistica partendo dalla prima adolescenza, si basa su testi di Santin, in gran parte legata agli scritti di e su Comici, ed è interpretata da Marzia Postogna, Francesco Godina e Cristina Santin al pianoforte. L’organizzazione è a cura dell’Associazione Internazionale dell’Operetta.



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