Campo dei Fiori, camminare è un’avventura

Migliaia di alberi caduti, pinete rase al suolo e sentieri cancellati. Non si sta parlando della tempesta Vaia del 2018 che ha lasciato in eredità alle Dolomiti simili scenari, bensì della bufera che i primi di ottobre 2020 ha creato danni enormi al Campo dei Fiori in provincia di Varese. Nella Giornata del Camminare fissata per domenica 11 ottobre per iniziativa di FederTrek, vale allora la pena di rendere omaggio a questi boschi che dominano la Pianura Padana, a questi sentieri che tanto hanno sofferto anche per i furibondi incendi degli anni scorsi.

Si parla di frutti perversi dell’emergenza climatica, ma perché rassegnarsi? Quassù si fa riferimento a “cinque chilometri di cresta distrutti”, in pratica la parte di montagna che si affaccia sul versante sud e si stende, incantevole, dal Campo dei Fiori al Forte di Orino. La vera scommessa secondo il Parco regionale è la sistemazione del bosco, di quei 50-60 ettari colpiti duramente dal fuoco e che devono venire riprogrammati. Sono interventi che costano molto, circa 20-25 mila euro ad ettaro. Il conto, per questi interventi che non si limitano al taglio e rimozione dei detriti ma prevedono anche la sistemazione del sottobosco, arriverebbe alla cifra di oltre un milione e mezzo. Questi perlomeno sono i punti focali proposti in Regione dal Comune di Luvinate e dal Parco campo dei Fiori.

La sfida per i camminatori è ora raggiungere il forte di Orino lungo la strada sterrata continuamente interrotta da barriere di alberi schiantati. D’accordo, nessuno obbliga a farlo. Del resto, sono 21 i sentieri del Parco ai quali si aggiungono sentieri tematici dotati di pannelli informativi. Non c’è dunque che l’imbarazzo della scelta in questi boschi di castagni e faggi, con aree di flora rupicola e aree umide, ricche di presenze faunistiche. Ma superare queste barriere dove sono stati aperti esigui varchi a colpi di motosega può anche rappresentare un messaggio da lanciare in nome della sostenibilità e della ripresa che tutti si augurano.

Certamente per riuscire a raggiungere il forte sono necessarie acrobatiche contorsioni, occorre talvolta strisciare sul terreno cosparso di pigne e foglie secche, imbrattarsi le mani di resina, subire qualche scalfittura da questi rami che ancora conservano una loro ostile vitalità. Con un solo incommensurabile vantaggio per gli irriducibili camminatori: le barriere verdi non possono essere superate con bike ed e-bike e finalmente il “cavallo di San Francesco” torna a essere l’unico incontrastato mezzo di locomozione. (Ser)


Gravi distruzioni per la bufera anche sulle sponde del lago di Varese (ph. Serafin MountCity)

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