Silvana, l’ultima battaglia lontana dalle sue crode

A Silvana Rovis, recentemente scomparsa a Mestre, dedica questo commosso ricordo Francesco Lamo, accademico del Cai, membro della Scuola centrale di alpinismo, iscritto alla Sezione di Mirano del Club alpino. Con la Rovis, Lamo ha lavorato a lungo nel gruppo di redazione de “Le Alpi Venete” dove ha avuto modo di apprezzare il bagaglio di esperienze di Silvana, una delle colonne del periodico, nonché la disponibilità e il traboccante spirito di amicizia. MountCity è lieto di pubblicare questa sua testimonianza sull’indimenticabile scrittrice e storica dell’alpinismo.

Silvana Rovis

Poco più che adolescente mi avvicinai all’arrampicata e soprattutto alla montagna. Da subito iniziai a divorare letture classiche e moderne di alpinismo, riviste comprese. Tra quest’ultime apprezzavo “Alp” e “La Rivista della Montagna”, ma in particolare adoravo scorgere nella cassetta postale un libretto (rigorosamente a Natale e all’inizio dell’estate) di dimensioni più ridotte rispetto alle riviste citate e finemente rilegato in brossura, “Le Alpi Venete”. Di questo minuto e colorato periodico, appunto un semestrale, apprezzavo la qualità degli articoli storici, le particolareggiate relazioni alpinistiche, le interviste di spessore, gli approfondimenti tecnici sui materiali . . . in definitiva un po’ tutto. Tra i redattori e collaboratori di “Le Alpi Venete”, uno riecheggiava di continuo e mi incuriosiva per il bagaglio di esperienze e confronti con i diversi esponenti dell’alpinismo di punta, ed era Silvana Rovis. Oltre che tra le pagine di “Le Alpi Venete”, ritrovavo il nome di Silvana tra i componenti di spedizioni in Himalaya o tra libri di alpinismo o sci-alpinismo. Una figura a dir poco intrigante che come detto mi attirava e, pur senza conoscerla direttamente, stimavo.

Pochi anni orsono sono stato invitato a entrare nel gruppo di redazione della rivista e, fra gli altri, ho potuto finalmente conoscere quella Silvana Rovis di cui tanto avevo letto e sentito parlare. Con il trascorrere del tempo ho sviluppato un attributo (mi si perdoni la presunzione) che mi permette di afferrare al primo istante le principali qualità o i difetti di una persona: quello che ho percepito appena ho potuto stringere la mano di Silvana è stato semplicemente solo un grande affetto e disponibilità, quasi come fosse mia madre.

Francesco Lamo

Con Silvana e il marito Paolo si instaurò da subito una sincera amicizia e spesso, di passaggio per Mestre, mi fermavo a casa loro per bere qualcosa e conversare non solo di alpinismo, ma soprattutto delle loro esperienze di vita e dei loro viaggi effettuati in tutto il mondo. Recentemente Silvana e Paolo erano stati in Argentina e mi avevano raccontato una Patagonia diversa, che non avevo mai letto o ascoltato da nessuno. Che piacere è stato, durante le ultime estati, degustare il caffè freddo di Paolo e chiacchierare con lui e Silvana!

Da qualche tempo Silvana combatteva la sua malattia, ma lo faceva in silenzio e con una grinta fuori dal comune, senza mai sottrarsi agli impegni più gravosi in carico alla rivista. Anche se non era più una ragazzina, per il suo modo di interpretare l’esistenza la definivo una donna giovane, positiva e carica di vitalità e idee. Nessuno di noi avrebbe immaginato un decorso così rapido della sua malattia e sicuramente  con la sua scomparsa il mondo della montagna ha perso una firma autorevole sull’alpinismo. Personalmente ho perso soprattutto una grande amica.

Francesco Lamo