Quali limiti per le E-bike nei Parchi

Contro la bozza di regolamento del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga approvata il 9 dicembre 2019 dal Consiglio direttivo dell’Ente, di cui ha dato notizia il 3 ottobre 2020 Gognablog, si apprende che “sta montando la protesta dei portatori di interesse” a proposito, in particolare, delle limitazioni imposte alle bici con pedalata assistita. Tale bozza, sulla quale si potrà discutere fino all’8 febbraio prima di una decisione definitiva, recita a questo proposito all’articolo 112 co. 4: “L’uso delle biciclette a pedalata assistita conformi a quanto previsto dal comma 1 dell’art. 50 del citato d. lgs. 285/92, è consentito esclusivamente lungo la viabilità ordinaria di cui all’art. 109, co. 1.”.

Quindi se la bozza del regolamento dovesse passare le mbt fornite di batteria ricaricabile potrebbero non circolare più sui sentieri del Parco. Il possibile divieto, a quanto si legge, ha fatto storcere il naso anche ai “puristi” delle due ruote, non ancora convertiti alla e-bike. E ciò nel presupposto che la bicicletta elettrica è un mezzo di trasporto ibrido e che la pedalata assistita è da considerare un optional: in qualsiasi momento si può attivare la modalità “off” e utilizzarla in modo autonomo, non proprio come con una normalissima bici ma quasi.
Una cosa è certa a giudizio di chi è contrario al divieto: le e-bike non inquinano, o quantomeno non hanno un impatto invasivo sull’ambiente specie se sono quelle con le batterie al litio. Ci sono, è vero, le e-bike con parti delle batterie in piombo; in ogni caso si tratta dello stesso usato anche dai cacciatori (nelle pallottole) e nei pesi dei pescatori e nelle batterie delle auto se non smaltite correttamente. E poi le e-bike non utilizzano alcun tipo di combustibile fossile e le batterie, ricaricabili, vengono smaltite presso punti di raccolta e riciclo. Insomma, la bicicletta elettrica non inquina l’aria, è silenziosa e ha bisogno dell’energia muscolare per funzionare, perché limitarne l’uso?

Riconosciuti i pregi della bici “elettrica”, si può tentare di individuarne anche gli aspetti che possono renderla “bannata”, termine usato per definirla nella Contea di Boulder in Colorado. Questo neologismo, tratto dall’inglese to ban, bandire, riguarda il togliere a un utente che non ha rispettato le regole l’autorizzazione ad accedere a una sezione di un sito, un forum, una chat ecc. Così in quella regione del Colorado la e-bike, sui sentieri della contea, è stata “bannata” e dunque bandita.

Una scelta suicida quella del Colorado, apertamente ostile alla pedalata assistita? A quanto pare no. Andando contro un trend mondiale secondo cui le e-bike accedono a sentieri di media e alta montagna godendo dell’incentivo degli enti turistici locali, la Boulder County Parks and Open Space ribadì che i sentieri vanno percorsi “con sforzi solamente umani”. E ottenne non pochi consensi. L’energia fornita dai motorini elettrici di umano ha sicuramente ben poco per non dire nulla. Ed è fuori discussione che la possibilità di raggiungere senza sforzo anche aree prima raggiungibili solo a piedi può risultare eticamente inaccettabile e provocare problemi di convivenza con chi si serve unicamente del cavallo di San Francesco.


Il fenomeno dell’e-bike al suo apparire in un annuncio postato nel 2014 da MountCity.

Dietro il provvedimento del Colorado emerge dunque un atteggiamento di rifiuto manifestatosi in verità fin dal primo apparire della e-bike sul mercato. “Il rampichino motorizzato è o non è equiparabile a una moto?”, ci si chiedeva il 13 aprile 2014 in mountcity.it. “La realtà”, si leggeva, “è sotto gli occhi di tutti: a prescindere dai danni provocati ai sentieri e mulattiere, per molti escursionisti l’incontro con le moto e ora anche con le bici elettriche rappresenta un serio problema in termini di disturbo se non di pericolo”.

E vabbe’ il motore della e bike non inquina. Ma ancora ci si chiede se il suo impiego sui sentieri è in linea con quanto impone il Codice della strada. Dove all’articolo 50 i velocipedi sono definiti “veicoli con due o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, da persone che si trovano sul veicolo”. Quell’avverbio, “esclusivamente”, dovrebbe appunto significare che si prescinde da ogni contributo “esterno” alla propulsione umana.

Non c’è traccia, del resto, di questo tipo di veicolo nel Bidecalogo del Club Alpino Italiano che sottoscrive quanto già previsto in alcune Regioni, e cioè “il divieto assoluto di esercitare il turismo motorizzato (4×4, quad, enduro, ecc. e oltre alle motoslitte in inverno), su mulattiere, sentieri e/o comunque fuori dai tracciati appositamente autorizzati”. Perché stupirsi se la libertà di circolare sui sentieri con la sempre più diffusa bici elettrica viene oggi accolta con qualche riserva? (Ser)

Fonte: https://gognablog.sherpa-gate.com/una-bozza-di-regolamento-assai-contrastata/

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