L’equilibrio perduto di Cortina

Non può che avere un seguito lo spettacolare flash mob sulle Cinque Torri di Cortina compiuto nel primo week end di settembre da una ventina di imprenditori, professionisti e semplici appassionati di montagna per manifestare contro la costruzione di impianti e infrastrutture sulle Dolomiti. “Stiamo assistendo impotenti alla distruzione sistematica delle poche aree rimaste libere”, hanno dichiarato. E non è più possibile fare orecchie da mercante e troppo poco si parla dell’insostenibilità delle opere in corso in vista dei Mondiali e dei Giochi olimpici.

Perfino il Club Alpino Italiano è ormai sceso in campo contro l’ampliamento delle piste del Col Drusciè e i grandi lavori effettuati “in un contesto geologico estremamente instabile e storicamente interessato da frane”  come sottolinea  sulla rivista ufficiale del Cai Montagne 360 il presidente del Cai Veneto. Aggiungendo che “suscitano più stupore alcuni lavori di contorno. La strada provinciale sopra Gilardon e i collegamenti pensati fra le varie strutture sciistiche prevedono una larghissima carreggiata, la messa ‘in posto’ di numerosi micropali e di muri di contenimento che impongono grandi costi sia economici e sia ambientali”.

Le proteste di settembre alle Cinque Torri contro la “distruzione sistematica” di alcune aree di Cortina d’Ampezzo per fare piste da sci. La manifestazione non ha avuto, che si sappia, un seguito e la “distruzione sistematica” continua!

Ormai sono in tanti a ritenere che i lavori in vista delle Olimpiadi e dei Mondiali di Cortina stiano modificando il paesaggio in modo irreversibile. Per confermarlo, sulla rivista citata viene descritta con immagini inequivocabili di sbancamenti e devastazioni l’invasività dei cantieri presenti in più punti del comprensorio ampezzano.

Si chiede il rappresentante del CAI: non era possibile trovare soluzioni meno invasive e più sostenibili? Salendo verso le Cinque Torri si trovano i cantieri per l’impianto di risalita che collegherà Pocol a Bai de Dones. “Proprio a Pocol stupisce”, è il suo pensiero, “l’enorme buco lasciato da un mezzo meccanico che aveva iniziato a scavare all’interno di terreni torbosi, quindi soffici, prima di venire quasi completamente inghiottito dagli stessi”.

A Cortina si riaprono vecchi e mai chiariti interrogativi sull’equilibrio perduto dalle Dolomiti a causa delle devastazioni subite per costruire le piste di sci. Come salvare le Dolomiti che si sgretolano?, ci si chiese nell’estate del 2004 a fronte dei ripetuti crolli, primo fra tutti quello di una delle celeberrime Cinque Torri di Cortina d’Ampezzo.

Piero Villaggio (1932-2014.) Ph Serafin/MountCity

Una più oculata tutela del territorio potrebbe avere effetti positivi anche in un ambito più strettamente geologico: questo testimoniò in quella circostanza (sedici anni fa!) il compianto professor Piero Villaggio (1932-2014), alpinista accademico, docente al Dipartimento di ingegneria strutturale all’Università di Pisa, fratello gemello dell’attore Paolo con cui condivise la passione per l’alpinismo praticato in special modo sui monti di Cortina.  “Cause e concause dei crolli potrebbero derivare”, ipotizzò il professor Villaggio, “proprio da una presenza umana tutt’altro che rispettosa di questi incomparabili monumenti dell’umanità”.

“In nessun commento si trova il minimo rammarico”, osservò il professor Villaggio in un articolo apparso sulla stampa del Club Alpino Italiano, “per il grave lutto che il crollo della Trephor ha causato nel panorama di Cortina, nel circondario delle Cinque Torri, e nella storia dell’alpinismo”.

“Tuttavia, omettendo questi particolari storici”, proseguì l’insigne studioso, “c’è una domanda inquietante da porsi. Sappiamo tutti che le montagne dolomitiche poggiano su un sottofondo soffice. Quindi l’equilibrio delle torri più esili e inclinate è più precario. Ma, circa quarant’anni fa, tutto il pendio a monte del Gruppo venne letteralmente arato per costruirvi un impianto di discesa, sradicando la vegetazione e frantumando i massi. Questa operazione ha alterato la permeabiltà del terreno e la consistenza statica degli strati sottostanti le Cinque Torri. Non c’è alcuna correlazione fra la devastazione soprastante e il crollo? Ritengo di si e che si possano determinare quasi esattamente i fattori dei degrado meccanico delle faglie”.

La denuncia del professor Villaggio fece scalpore suscitando poco benevole reazioni nella classe imprenditoriale del Veneto. Ma oggi che la vegetazione in quell’area è stata ulteriormente sradicata e la consistenza statica degli strati di terreno potrebbe essere stata ancor più compromessa, il sospetto è che quegli studi andrebbero finalmente presi in seria considerazione.

Le parole di Villaggio suonano insomma come un’ammonizione che non è più possibile ignorare o blindare come si fece in quegli anni all’inizio del millennio. A maggior ragione, come osserva il presidente del Cai Veneto, se oggi il contesto geologico si presenta come “estremamente instabile e storicamente interessato da frane”. Esattamente quanto diagnosticò il professore alpinista esponendosi a ingiuste critiche, a differenza di tanti presunti grandi alpinisti di oggi che sull’argomento se ne guardano bene dall’esprimersi ed esporsi. (Ser)


Per costruire gli impianti di discesa e le piste viene sradicata la vegetazione e si frantumano i massi. Con quali conseguenze a lungo o breve termine? Qui un aspetto impressionante dei lavori in corso a Cortina d’Ampezzo. L’immagine è tratta da Facebook.
 

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