Letture. Le Alpi battaglia per battaglia

Ci sono cicatrici della seconda guerra mondiale che sembrano non scomparire mai. Alessio Franconi è andato a cercarle nelle Alpi e le ha fotografate. Immagini di fortini diroccati, bunker oscuri, cimiteri di guerra, cupole blindate si susseguono di pagina in pagina nello straordinario libro “Alpi, teatro di battaglie 1940-1945” (Hoepli, 163 pagine, 19,90 euro) e l’effetto è sorprendente soprattutto per chi non ha vissuto sotto i bombardamenti e nel dopoguerra in un’Italia devastata dalle macerie. Perché a quell’epoca in qualche modo alle bombe ci si faceva il callo e costituiva già un successo e una consolazione essere riusciti a sopravvivere e poter pensare a un futuro di benessere che bene o male prima o poi sarebbe arrivato. 

L’interessante libro di Franconi sfiora anche, come segnala Fausto Biroslavo nella prefazione, la tragedia delle foibe, non solo quelle delle vittime italiane, ma pure quelle dell’immane eccidio dei prigionieri di guerra sloveni, croati e serbi che avevano combattuto contro i nazisti, massacrati per ordine di Tito quando la guerra era finita da settimane.

Prima di sviluppare il discorso sulle battaglie con le sue belle immagini, l’autore ci offre una sintesi dei conflitti dimenticati dell’arco alpino, spiegando come in un clima di odio le nazioni abbiano cominciato  per tempo a dotarsi di linee fortificate.  Di frequente si trattò d’incredibili opere composte da fortificazioni come il Vallo Alpino dalle Alpi Marittime fino all’Istria, diventato ben presto obsoleto e inservibile.

Sorprende chi se ne era fatta finora un’idea approssimativa la descrizone della linea Maginot, principale sistema difensivo della Francia, con immense fortificazioni su un tratto di quattrocento chilometri. Hitler aggirò la parte più fortificata, mentre Mussolini fece scagliare le sue truppe frontalmente e l’autore non manca di sottolineare la vigliaccheria dell’attacco voluto dal duce a una nazione già piegata dal combattimento contro i tedeschi.

Le opere della Maginot nel settore alpino, c’informa l’autore, sono oggi in  parte abbandonate e in parte musealizzate. Per chi desidera far seguire alla lettura di questo documentatissimo libro una visita ai luoghi descritti, utile e ben fatto si rivela in coda al libro l’atlante dei luoghi con chiare e dettagliate cartine e descrizioni delle  varie zone. (Ser)


Dalla neve a Curon Venosta, BZ, emergono le punte dello sbarramento anticarro a ”denti di drago” che avrebbe dovuto arrestare un’ipotetica invasione tedesca. Non ci fu invece resistenza quando le truppe di Hilter calarono da queste valli nel 1943. In apertura il cimitero dedicato ai caduti dello Chaberton.

Commenta la notizia.