Cortina, un incanto che sfida i secoli (e le ruspe)

Giungendo lungo la strada Alemagna nella magica conca di Cortina c’è ancora chi resta colpito dalla bellezza anche se è l’ennesima volta che, per sua fortuna, capita in quell’angolo di paradiso. Ma com’è Cortina vista dal satellite? Per togliersi lo sfizio di saperlo, niente di meglio che sfogliare il bellissimo libro “Il territorio di Cortina d’Ampezzo nell’Ottocento” di recente pubblicazione “costruito” mettendo a confronto antiche mappe, foto scattate dal satellite e immagini che ne restituiscono l’incanto “dal basso”. Il libro in grande formato è curato da Cristina Rainoldi e realizzato grazie al contributo del Comune di Cortina d’Ampezzo e della Sezione di Cortina d’Ampezzo del Cai con il progetto grafico e l’impaginazione di Marco Matricardi al quale ci si può rivolgere per informazioni e acquisti sul sito www.matricardi.com

L’originale progetto editoriale prevede dunque che vengano messe a confronto le odierne immagini dal satellite e le mappe del catasto tavolare asburgico del Comune completate nel 1845, allorché questo territorio fece parte dell’Impero Austriaco e precisamente della Provincia del Tirolo. Un balzo vertiginoso nel tempo che dimostra quanto Cortina abbia mantenuto pressoché inalterata la sua armoniosa struttura abitativa, quanto il suo splendore sia in grado di sfidare i secoli.

Per l’esattezza va precisato che il volume procede attraverso un itinerario cartografico, fotografico e testuale, seguendo, con brevi brani tratti da opere letterarie e descrittive della seconda metà dell’Ottocento, un percorso di avvicinamento da Nord verso il centro urbano per risalire fino al Passo Falzarego. I testi, in italiano e in inglese, consentono di immedesimarsi nella percezione dl territorio come risultava agli occhi dei viaggiatori dell’epoca. 

Le fotografie, sia quelle scattate dal cielo (Ortofoto Veneto 2015 concesse dal “Consorzio tea” composto dalle società Aerodata Italia Srl, cGRSpa e Geos Spa) sia quelle “terrestri” di Diego Gaspari Bandion sono di estrema qualità e non potrebbe essere diversamente. Va ribadito che Cortina è di una bellezza straordinaria se vista con i piedi per terra, ma ben vengano anche le vedute dallo zenit. In ogni modo il progetto che è all’origine del libro può dirsi riuscito dal momento che il volume consente, in effetti, di rappresentare anche “tridimensionalmente” la “perla delle Dolomiti”.  Ma non si dirà, detto per inciso, che la splendida muraglia del Pomagagnon con l’annesso pinnacolo di Punta Fiames ne guadagna se osservata dalla verticale… 

Nell’ammirare nelle antiche mappe l’ordinata disposizione delle frazioni conservatesi nel tempo, l’intersecarsi di stradine e sentieri in mezzo ai prati, viene da pensare che Cortina, a parte il traffico veicolare che la umilia, può ancora apparire agli occhi degli ospiti stranieri la stessa che accolse l’austriaco Paul Grohman “scopritore” nell’Ottocento delle Dolomiti. E cioè, usando le parole di Grohman, è ancora oggi possibile apprezzare il “solido insediamento per le comunità rurali” mentre “tutt’oggi i boschi sono ancora imponenti, costituendo, a quanto pare, un’inesauribile fonte di ricchezza”.

Queste frasi furono scritte nel 1877. Facciamo in modo che continuino ad avere un significato. E che Grohman non sia costretto a rivoltarsi nella tomba se in pieno green deal il territorio subisce, come oggi succede, l’assurdo assalto delle ruspe per adeguare le piste di sci ai prossimi cimenti olimpici invernali. Andando di questo passo come si presenterà tra un po’, non diciamo tra un paio di secoli ma molto prima, la Cortina che tanto amiamo alle future generazioni? (Ser)

Questo il trattamento riservato oggi alla “perla delle Dolomiti”…

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