Meno skipass, più passo alternato

Prove generali di settimana bianca il 24 ottobre annunciavano i quotidiani. Per lo sci una prova del fuoco che ha fatto divampare le polemiche sulle code di “sci-muniti” alla biglietteria, sugli ammassamenti nelle cabine delle funivie a Breuil-Cervinia prontamente documentate e rilanciate sui social. In tempi di distanziamento sociale questo sci un tempo definito “alpino” rivela evidenti limiti. Quali alternative? Ma certo, pelli di foca e ciaspole si prevede che attirino sempre più appassionati con tutti gli inconvenienti che l’andarsene d’inverno fuori pista comporta e che il Soccorso alpino (come è stato riferito in questo blog) si appresta a fronteggiare con opportune strategie.

E poi, prepararsi a una invasione di neo-fondisti? Sarà questo lo scenario delle stazioni invernali se gli impianti di risalita andranno a scartamento ridotto? Preoccupa gli impiantisti  l’attuale stretta sugli sport amatoriali. Ma un aspetto sembra certo. Da molti indizi si deduce che l’inverno 2020/2021 può rappresentare la rivincita dello sci di fondo detto anche nordico per le sue origini. Per anni è stato una cenerentola degli sport invernali e solo nel nuovo millennio si è messo a crescere nel mondo dell’outdoor. Possibile che la pandemia possa ridargli slancio sulle piste innevate?

Come si sa, ora con i protocolli anticontagio tutto sta cambiando. Nella tarda primavera avevano riaperto, tanto per provare, alcuni impianti di risalita. A certe condizioni. Seggiovie a quattro posti ridotte a due per i noti motivi di distanziamento. Cabine di funivie in cui si entra contingentati e con mascherina.

Gli impianti di risalita sono ora definiti dei veri e propri colli di bottiglia per lo sci cosiddetto alpino. Previsioni non rosee incombono. Sembra che debbano ridurre di un decimo la capacità di trasporto. L’incertezza sul Covid-19 ha indotto il comprensorio della Vialattea a rinunciare alla vendita degli abbonamenti stagionali. I biglietti si potranno acquistare soltanto on line per evitare assembramenti alle biglietterie. La prima stazione ad aprire è stata come si è accennato Cervinia il 24 ottobre. Tra le misure in vigore, l’installazione di termoscanner alle biglietterie e l’uso obbligatorio delle mascherine chirurgiche sulle funivie.

Dovrebbe risultare allora il fondo lo sci giusto, quello vero, quello adatto a tutti, grandi e piccini, quello dove non si rischia e anzi ci si rimette in linea, si rinforzano con il passo alternato i glutei rammolliti dallo star seduti nello smart working e si diventa più belli e atletici. E’ arrivato il momento che lo sciatore cambi pelle come le lucertole. Niente più variopinte tute termiche, ma tutine leggere e aderenti.

Obbligatori se si sta parecchio in giro sarebbero gli zainetti con dentro zollette energetiche, borracce di tè e altri generi di conforto. Mascherine? Chi se le ricorda più mentre si pratica il passo alternato? Via, appassionatamente, con gli sci stretti e leggeri come piume, tutti a scivolare sui binari o a pattinare ben distanziati in fila indiana, immersi nel silenzio delle foreste o abbagliati dal luccichio di laghi ghiacciati.

E la neve, si dirà? Si potrà ancora ricorrere ai cannoni, visto che ne sono piene le stazioni invernali e a qualcosa possono ancora servire. Ma chi ha detto poi che anche senza la bianca visitatrice non si possa fare il fondo? La cosa più semplice è procurarsi un paio di skiroll e andarsene per stradine secondarie purché asfaltate e per l’occasione chiuse al traffico. Il gesto atletico non cambia.

Poi esiste la possibilità, non si sa quanto auspicabile, che apposite fondovie “a secco” vengano tracciate sui prati. L’esempio o meglio il cattivo esempio lo fornisce la pista per la pratica dello skiroll allestita nell’incanto del passo del Lavazé, nel Trentino. Un’opera strategica è stata definita, costata 700 mila euro, un occhio della testa. Ma anche un pugno nell’occhio con tutto quell’asfalto.

Infine c’è ancora un’alternativa allo sci di fondo classico. Ed è il farlo su piste di plastica. A qualcuno verrà il voltastomaco all’idea di sciare sulla plastica in mezzo ai prati ingialliti dall’inverno, ma sembra che questo genere di piste stia prendendo piede qua e là nel mondo.

Però attenzione, questo fondo plastificato non diede buoni risultati negli anni Settanta, quando grazie alla Marcialonga e affini esplose la fondomania e molti divennero fondodipendenti anche a costo di installarsi, chi se lo poteva permettere, un anello di plastica in giardino. Così, per il gusto di allenarsi. O per godere il doppio quando finalmente il fortunato mortale tornava con grande sollievo a sciare sulla neve, quella vera. (Ser)

Scivolare nei binari a passo alternato, questa è vita!

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