Un Connery “minore”. Ma che splendore quei monti!

Nel fiorire degli articoli dedicati all’immenso Sean Connery scomparso il 31 ottobre a novant’anni, è difficile se non impossibile trovare traccia di “Cinque giorni un’estate” (Five Days One Summer) di Fred Zinnemann girato nel 1982 tra le montagne dei Grigioni. Peccato. Malinconico e struggente, è uno dei film meno noti di Connery ma tra i più intensi della sua carriera. Vi si racconta come durante una vacanza si consumi furtivamente la relazione tra Douglas, medico cinquantenne, e Kate, la giovane nipote. 

Il film viene considerato una delle migliori rappresentazioni cinematografiche non documentaristiche dell’alpinismo e della montagna in generale. Scorrendo sul web le recensioni si legge che Giuseppe Rotunno “regala una fotografia mozzafiato” e contribuisce a fare della pellicola un capolavoro. Il famoso “Mereghetti”, dizionario dei film, lo conferma: bellissime sono le riprese di montagna fotografate da Rotunno. Non è esattamente così, anzi non è affatto così, anche se Rotunno è da considerare un maestro. 

Leo Dickinson (ph. Serafin/MountCity)

Scorrendo le pagine di “Cinema delle montagne” che riporta le schede di 4000 film a soggetto, volume curato nel 2004 da Aldo Audisio per il Museo Nazionale della Montagna, si viene a sapere che fu l’inglese Leo Dickinson a provvedere alle riprese in montagna su quelle Alpi svizzere. A ciascuno il suo. E’ stata dunque la presenza di Dickinson dietro la cinepresa ad assicurare le riprese di montagna “mozzafiato” a cui accenna anche Mereghetti, anzi “il Mereghetti”.

E’ una ragione in più questa della presenza di Dickinson per apprezzare questo lungometraggio facilmente recuperabile sul web. Il bravissimo Dickinson venne di sicuro scelto da Zinnemann per il notevole curriculum nel campo delle riprese in alta quota. Ma vallo a spiegare ai critici che, senza questo fuoriclasse che ha vinto tutti i maggiori premi di film di montagna e avventura, lo splendore delle montagne svizzere sarebbe stato un po’ meno…splendente. Per concludere, sono 68 i film realizzati da Dickinson. Il suo più famoso? Probabilmente “Ballooning the Everest”, girato nel 1991, che documenta la prima e forse fin qui unica salita al tetto del mondo in mongolfiera. Un capolavoro assoluto. (Ser)

One thought on “Un Connery “minore”. Ma che splendore quei monti!

  • 04/11/2020 at 12:37
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    Cinque giorni un estate è a mio avviso un capolavoro. Il grande Zinnemann vi ha elaborato alcuni dei suoi temi più cari: il senso del tempo – ben presente in Mezzogiorno di fuoco – è qui ripreso in almeno un paio di scene, quella in cui Connery ferma il cuccù e quella magistrale in cui la vecchia promessa sposa riconosce il fidanzato rimasto giovane nel ghiaccio. Il senso della storia circolare, con la guida che muore come il suo nonno al culmine di una storia d’amore. E non sarà un caso se la vecchia e la giovane si somigliano, almeno nel colore degli occhi.
    Ancora, l’amore tra un anziano (qui Connery, là Cooper) per una giovane (qui la Brantley, là Grace Kelly) anzi odorante di incesto per la parentela tra i due. Ancora la contrapposizione tra la semplicità e solidarietà della cultura alpina e l’egoismo e cinismo della cultura urbana. Della fotografia è già stato detto bene. Certamente una delle migliori fiction di alpinismo.

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