Niente moto, quad e jeep al Colle del Prete. Ed è subito guerra

Sampeyre chiude a moto, quad e jeep la strada del Colle del Prete (qui sopra un tratto del percorso). Sembrerebbe una buona notizia – perlomeno per chi ha a cuore una montagna esente da frastuoni e invasioni fuori luogo di mezzi motorizzati – questa ordinanza firmata dal sindaco Amorisco. Che vieta per l’appunto la circolazione dei veicoli motorizzati nel tratto tra Becetto e il Colle del Prete, a monte di Meyre di Ruà.

Il sindaco motiva così la decisione: “Il transito di moto e fuoristrada crea disagio e pericolo alle attività agro-pastorali, ai loro conduttori e al bestiame presente sui pascoli. Questo provvedimento ha una valenza ambientale, di tutela nei confronti del delicato ecosistema montano e di chi ci lavora”.

Il sindaco si merita un applauso. L’impatto dell’uomo sugli ecosistemi oggi è indubbiamente insostenibile, così come è fuor di dubbio che occorra un cambio di direzione nei nostri comportamenti.

Di valenza ambientale non desiderano però sentir parlare i firmatari di una petizione lanciata su Change.org da un gruppo di amanti del fuoristrada della provincia di Cuneo. Forse non sanno nemmeno di che cosa si tratti. Nella petizione in ogni modo si legge: “Un singolo tratto di pochi chilometri chiuso a causa di una singola decisione di una piccola amministrazione comunale diventano un grave limite ad una attività che rappresenta un modo per vivere la montagna, rispettosamente in armonia con coloro che preferiscono altre modalità (ciclisti, escursionisti, ecc.). La salvaguardia del bene pubblico deve prevalere su quello di coloro che privilegiano interessi localistici, le strade sono da sempre luoghi di collegamento e non spazi privati”. 

Di qui la richiesta di riaprire al traffico veicolare la strada, anzi la stradina che dal Colle del Prete raggiunge Becetto. Curiosa è la concezione del bene pubblico da parte dei firmatari della petizione. Con questa logica, in quanto bene pubblico, non dovrebbero essere chiuse ai veicoli, in determinate fasce orarie, nemmeno le vie dell’intasatissimo centro di Milano dove l’aria è irrespirabile. Né si potrebbe disciplinare il traffico sulle strade dei passi dolomitici. Che sono, ci mancherebbe, luoghi di collegamento e non spazi privati.

Ma chi pratica fuoristrada e cross non dispone già in maniera sufficiente nel Cuneese e altrove di percorsi a misura delle loro esigenze? Un esempio fra i tanti? Sulla Via del Sale da poco riaperta tra Alpi Piemontesi e Francesi con la partecipazione delle autorità locali a caccia di voti, gli escursionisti a piedi e in bici sono costretti a convivere con i mezzi motorizzati, a parte i due striminziti giorni della settimana in cui questi ultimi vengono esclusi per regolamento. Nel Trentino a trazione leghista scorrazzano orde di motociclisi violando, nel bel mezzo dei paesi, ogni limite di velocità. Ma sono buoni clienti, la sera s’ingozzano di canederli che ci volete fare? Il business innanzitutto. 

Viene da chiedersi se è possibile che, in presenza di un ecosistema montano definito “delicato”, ci sia sempre chi reclama la libertà di fare ciò che più gli fa comodo. E ci si domanda anche se l’unica libertà concepita da certa gente sia quella di percorrere in sella alle moto o a cavalcioni di un quad sentieri, mulattiere e pittoresche stradine sterrate come quella che sale al Colle del Prete. A nulla sono dunque serviti anni di battaglie delle associazioni ambientaliste (che in questo caso, per ora, tacciono) perché sia posto un argine all’invadenza dei fuoristrada per prati e per boschi?

E’ importante, per concludere, che un sindaco coraggioso e determinato come quello di Sampeyre non ceda agli interessi di queste rombanti minoranze che si fanno forti lanciando petizioni “per la salvaguardia di un bene pubblico”. Del tutto incuranti che questo bene vada prioritariamente tutelato dalle loro invasioni motorizzate. (Ser)

3 thoughts on “Niente moto, quad e jeep al Colle del Prete. Ed è subito guerra

  • 09/11/2020 at 23:23
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    Le informazioni sulla situazione della strada per il Colle del Prete sono state desunte da un articolo apparso sul quotidiano La Stampa. In effetti, secondo amichevoli fonti di mountcity.it, quella strada bianca risulta invasa dal traffico motorizzato. Ma è anche vero che, in base ad altre fonti di facile reperimento, la tutela ambientale non sembra essere la principale preoccupazione per il primo cittadino. Nel 2015 risulta che si sia fieramente opposto all’istituzione del Parco del Monviso, la nuova area protetta voluta dalla Regione Piemonte attorno al “re di pietra”. Area protetta che, in ogni modo, poté nascere sia pure in un clima che dire ostile è poco. In questa faccenda del Colle del Prete qualcosa “dietro” potrebbe esserci come sussurra il nostro lettore e chissà che un giorno non si riesca a saperne di più.

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  • 09/11/2020 at 11:59
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    Da anni in Piemonte è proibito “percorrere in sella alle moto o a cavalcioni di un quad sentieri, mulattiere”, forse il giornalista dovrebbe informarsi meglio. Per quanto riguarda l’ordinanza del sindaco questa mirerebbe a “colpire” soprattutto i veicoli fuoristrada (che dal punto di vista dell’omologazione NON ESISTONO), come se un SUV a due ruote motrici non potesse essere parimenti “pericoloso” per gli armenti – che sono giustamente confinati e non scorrazzano liberamente sulle strade. Le strade sono patrimonio di tutti e credo he col dovuto rispetto e sanzionando comportamenti poco responsabili (a mio giudizio molto ridotti se si vuole vedere i fenomeni con gli occhi sgombri dalle solite immagini precostituite: Moto cattive, Ciclisti buoni). Il sindaco ha ben altri interessi, che nulla hanno a che fare con l’ambiente ed un giornalismo serio proverebbe a scoprire cosa sta dietro un provvedimento apparentemente di salvaguardia.

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  • 04/11/2020 at 20:25
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    Il premio Pulitzer Edward O. Wilson, biologo, da sempre interessato al rapporto tra l’uomo, l’ambiente e le altre specie animali, ha proposto una soluzione radicale che è proporzionale alla gravità del problema che abbiamo di fronte. “Bisogna riservare metà del pianeta a noi e l’altra metà, a un’immensa e inviolabile riserva naturale”.

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