“Prodotto di montagna”, chi l’ha più visto?

Qualcuno ancora si ricorda il marchio di garanzia “Prodotto di montagna” lanciato nel 2018 dal Governo della Repubblica, una dei tante compagini governative che si sono succedute negli ultimi tempi? Volatilizzato. Non che i prodotti di montagna siano spariti dal commercio. Che si sappia la grande distribuzione offre regolarmente speck, formaggi presunti di malga, caramelle balsamiche, canederli, pizzocheri, acque levissime di fonte e quant’altro si ritiene che sia un prodotto di montagna. E poi basta sfogliare il Corriere della Sera del 5 novembre 2020. Un paginone viene dedicato alla pubblicità di un formaggio montanaro anche nel nome che si richiama alle vette, ma in lingua tedesca che suona meglio. “Boschi fittissimi, aria pulita, prati verdi, mucche al pascolo, montagne dalle cime sempre bianche”, è lo scenario scelto per promuovere tale formaggio che vanta “un sapore che solo il latte di montagna può dare”. Il massimo, a giudicare dal paginone indirizzato a chi si sente “in vena di montagna”. 

Una pubblicità del 2018 con il marchio di garanzia “Prodotto di montagna”.

Ancora un passo indietro ci sia concesso. “La forma più alta d’amore” fu lo slogan con cui sui giornali venne presentata la pubblicità del parmigiano reggiano prodotto con le vacche che pascolano nell’Appennino. Era per l’appunto il 2018. Testimonial di tanta bontà fu l’astronauta Maurizio Cheli salito sull’Everest dopo avere orbitato a lungo nel firmamento. Venne per la prima volta adottato il citato marchio di garanzia “Prodotto di montagna” che in quel remoto 2018 fu presentato come un utile passepartout dall’allora ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina. Garantiva il Governo, sai che garanzia.

“L’economia agricola della montagna è un pilastro fondamentale per la tenuta dei nostri territori”, disse in quell’occasione il parlamentare. Peccato che quel marchio non abbia mai più circolato e che nessuno se lo ricordi più. Poi i tempi sono cambiati non necessariamente in meglio. Adesso, con i veleni che ci ammorbano in forma di droplets, tutto quello che “fa” montagna e natura incontaminata sia il benvenuto. Ma evidentemente ogni iniziativa fa storia a sé e non c’è più traccia del marchio di garanzia del Governo.

Un prodotto di montagna in fase di lancio risulta che sia una certa bibita che “ha il sapore di un habitat alpino” e si chiama “Alpine forest”. Viene presentata come una proposta di “beverage non convenzionale all’insegna della sostenibilità”. Si apprende da un comunicato stampa che la bevanda nasce in un laboratorio di ricerca sull’utilizzo del cibo selvatico, con l’abete rosso in prima linea per rendere la bevanda “fresca e citrica, balsamica e leggermente amara”. 

“I rami freschi di abete rosso”, si assicura, “vengono raccolti proprio dove gli enti forestali li radunano o dove cadono spontaneamente, in una sinergia perfetta tra uomo e foresta”. Nel nostro piccolo diamo il benvenuto alla nuova bevanda. Con il marchio di garanzia o no, una montagna da bere non è poi una cattiva idea. (Ser)

La pagina di pubblicità di un formaggio sul Corriere della Sera del 5 novembre 2020.

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