L’odissea tra i ghiacci di Luigino Airoldi

Risale a cinquant’anni fa l’incredibile avventura del lecchese Luigino Airoldi, “naufrago” fra i ghiacciai dell’Alaska e portato in salvo per puro caso dal pilota di un aereo da turismo. A ricordarla sul quotidiano Il Giorno del 7 novembre 2020 è Federico Magni.  Quella volta Luigino, gloria dei Ragni della Grignetta, alpinista accademico, era in compagnia di Pier Luigi Bernasconi, Ettore Villa, Guido della Torre e Giuseppe Crippa e la spedizione patrocinata dal Club alpino accademico puntava al Monte Hubbard (4.557 metri) lungo l’inviolata parete ovest.

Il trasferimento in aereo sul ghiacciaio ai piedi della parete fu ostacolato dal maltempo, tanto che Airoldi, Bernasconi e Villa, trasportati per primi, restarono isolati per più di dieci giorni. Le loro preoccupazioni arrivarono in Italia amplificate a caratteri cubitali sulle prime pagine dei giornali. “Tre alpinisti lombardi dispersi su un ghiacciaio dell’Alaska”. I tre, in attesa di essere raggiunti dai compagni, avevano però attaccato la parete e nonostante il maltempo riuscirono a piazzare un campo a 3400 metri.

Ma se la salita fu un’odissea, il rientro fu drammatico. Da solo Airoldi fu costretto a scendere dalla parte sbagliata della montagna, nel territorio dello Yukon, in Canada. Nessun segno di presenza umana li attorno. Dopo avere vagato per 14 giorni scorse nel cielo un aeroplano da turismo. Riuscì a farsi notare. Anche il pilota canadese si era perso ma atterrò sul ghiacciaio per recuperare quell’uomo solo nell’immensa distesa bianca. 

Luigino Airoldi, 89 anni, con il maglione rosso dei Ragni.

“Luigino non poteva trovarsi in Canada”, racconta Magni, “non aveva i permessi, e il pilota non poteva volare oltre il confine. Per cui l’alpinista lecchese fu costretto a tornare a piedi nel territorio dell’Alaska e solo dopo molti giorni riuscì a raggiunere New York”.

Nato nel 1931 a Lecco, Airoldi ha effettuato salite estreme, aperto nuove vie e compiuto numerose spedizioni tra cui la prima salita assoluta nel 1961 della Sud del McKinley, in Alaska, ricevendo le congratulazioni del presidente Kennedy. Lungo è l’elenco dei riconoscimenti: Istruttore Nazionale di Alpinismo del Club Alpino Italiano, Accademico del Cai (elite tecnico-culturale di circa trecento componenti su oltre trecentomila soci del Club), è membro del Groupe Haute Montaigne (il più alto riconoscimento alpinistico a livello europeo) su proposta di Pierre Mazeaud, già Ministro di Francia e componente della omologa nostra Corte Costituzionale. E’ Azzurro d’Italia, su nomina del Coni, Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, insignito dal Presidente Giorgio Napolitano. Per 45 anni ha fatto parte del Soccorso alpino di Lecco. 

Un bel curriculum per un tipo come Luigino, sempre sorridente, premuroso, modesto, affabile. Alpinisticamente nasce con gli alpinisti “monzesi” (il conte Aldo Bonacossa, Carletto Negri, Nino Oppio) e con loro scala le più belle e importanti montagne dell’arco alpino. Nel 1961 viene chiamato dal Cai di Lecco a partecipare alla spedizione Città di Lecco guidata da Riccardo Cassin, obiettivo la cresta sud del Mount Mc Kinley. Dopo il successo di questa spedizione seguono esperienze in Groenlandia (1979) con la traversata a vela dello stretto di Drake, Alaska (1970), Antartide (70-71), Afghanistan (1974). 

Innumerevoli sono le ascensioni compiute con Cassin e Casimiro Ferrari, il conquistatore del Cerro Torre. Una cinquantina le nuove ascensioni. Airoldi si è recato anche nella Terra di Baffin e ha scorrazzato per il Sud America, dal Venezuela alla Terra del Fuoco. Poi il Canada (Terra di Baffin), l’Asia e l’Africa dove fece esperienza come volontario con l’associazione “Mondo giusto” in Zaire, Ruanda e Congo. Da una trentina d’anni si occupa dei ragazzi disabili partecipando alle attività dell’Associazione Jack Canali che accompagna ciechi e portatori di handicap in montagna.

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