Il silenzio ritrovato nel parco che fu aeroporto militare

Non è del tutto vero (questione di opinioni) che l’inquinamento acustico della metropoli costringe a ricercare il silenzio, questo bene così necessario, in luoghi sempre più remoti. D’accordo, non sempre può dirsi gradevole in città il rimbombo dei clacson, il frinire stridulo dei tram sulle rotaie per dirla con Alessandro Bianco che sull’argomento si esprime nell’interessante periodico on line battezzato CM (Comunità montana) a cura dell’Uncem (Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani). Ci sono però isole nella metropoli dove il silenzio o il quasi silenzio viene offerto gratuitamente senza sobbarcarsi costose e, in questo periodo, impossibili trasferte in  montagna. 

Una di queste isole a Milano è senz’altro il Parco di Trenno dove in giorni di lockdown si può andare a tenersi in forma individualmente come risulta che sia consentito nelle sfortunate zone rosse della Penisola. Oltre a camminare, correre o pedalare si può godere di un variopinto foliage che ormai nelle terre alte è un pallido ricordo. Tutto compreso nel prezzo, cioè gratis.

Dedicato ad Aldo Aniasi, sindaco partigiano di Milano nel dopoguerra, al “Trenno” alla periferia ovest di Milano, riposano nel suggestivo cimitero di guerra inglese (war cemetery) i corpi di tredici militari sconosciuti che persero la vita il 9 novembre 1944 nella più terribile tragedia di montagna sulle Alpi durante la seconda Guerra mondiale. 

Foliage a go go. Offre il sindaco…(ph. Serafin/MountCity)

La tragica salita al Colle Galisia, dove si registrò l’ecatombe, faceva parte di una corvée organizzata dai partigiani del Canavese della VI Divisione “Giustizia e Libertà” ai primi di novembre ’44 per trasferire nella Val d’Isère liberata dagli Alleati un gruppo di ex prigionieri di guerra inglesi. La trasferta si trasformò in una trappola mortale per 41 giovani, inghiottiti dalla neve e travolti dalla bufera, lungo la discesa attraverso le insidiosissime Gorges du Malpasset, in val d’Isere, dopo aver sfiorato, senza neppure vederlo, il rifugio del Prariond: poteva essere la salvezza per l’intera colonna!

Molti dei corpi rimasero senza nome: 13 di loro “conosciuti solo a Dio” riposano a Trenno. Sono 41 storie che si aggiungono a quelle dei tre superstiti (resistettero per quasi dieci giorni alla tormenta e a temperature rigidissime) l’ultimo dei quali, l’inglese Alfred Southon, scomparve nel 1993. In tempi di commemorazione dei defunti vale la pena di dare un’occhiata a questo suggestivo cimitero di guerra. 

Particolare interessante. Il parco, che oggi si estende per oltre 50 ettari a occidente della città, è stato testimone di eventi bellici fin dal 1916 quando fu utilizzato come campo d’aviazione militare. Durante la Prima guerra mondiale dal 24 novembre 1916 fu sede della 74ª Squadriglia poi diventata 122ª Squadriglia. Testimonianza di questo utilizzo aeronautico è il nome della via Ferdinando Giorgi che cinge dal lato nord il parco, nome del capitano d’aviazione, responsabile delle squadriglie di stanza a Trenno. Strano scherzo riserva il destino a noi milanesi doc: essere costretti a cercare un po’ di pace in un luogo a lungo consacrato alla guerra. (Ser)

Nel suggestivo cimitero di guerra inglese (war cemetery)riposano i corpi di tredici militari sconosciuti che persero la vita nella più terribile tragedia di montagna sulle Alpi durante la seconda Guerra mondiale. (ph. Serafin/MountCity)

One thought on “Il silenzio ritrovato nel parco che fu aeroporto militare

  • 08/11/2020 at 20:11
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    Mi ha molto interessato la storia del Parco di Trenno. Io l’ho visto nascere e lo ricordo con gli alberelli appena piantati che però nelle giornate estive non erano ancora capaci di ” fare ombra” dato le esigue dimensioni. Ho portato i miei bambini in
    triciclo e in bicicletta, conosco il cimitero inglese ma non sapevo dei 13 militari sconosciuti del Colle della Galisia e non sapevo che fosse stato un aeroporto militare. Grazie MountCity per avermi raccontato un pezzo di storia di Milano legata ad un luogo che mi è caro.

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