Parola d’ordine: smantellare!

Liberare la Marmolada dai resti di obsoleti impianti di risalita è l’impegno che si è assunta Mountain Wilderness con WWF e Legambiente sulla scorta di una petizione avviata su Change.org dal gestore del Rifugio Pian dei Fiacconi Guido Trevisan. Da tempo viene da più parti avanzata la richiesta che venga cancellata l’inutile e deturpante memoria delle antiche strutture sciistiche. Alpi e Appennini ne sono piene. Ma soltanto in Francia, che si sappia, con il contributo di volontari di Mountain Wilderness, questo impegno viene sistematicamente portato a termine.

Recente è in Francia lo smantellamento della stazione sciistica di Saint Eulalie ai piedi dell’emblematico Mont Gerbier de Jonc a meno di 500 metri dalle sorgenti della Loira. E’ il secondo repulisti realizzato dall’associazione ambientalista in collaborazione con il Parco Naturale Regionale dei Monts d’Ardèche, dopo lo smantellamento dell’impianto di risalita Borée nel 2016. 

In Lombardia è stato il Comune di Lecco a decidere lo smantellamento degli impianti dei piani d’Erna riportando il paesaggio ai piedi del Resegone al suo stato naturale. In regione risulta peraltro che un gruppo di volontari si stia mobilitando per restituire alla sua naturalità Valcanale nelle Orobie dove impianti e piste da tempo abbandonate hanno creato seri sconvolgimenti sul territorio. 

Un’immagine del flash mob alla Marmolada contro la costruzione di nuovi impianti e per lo smantellamento di quelli obsoleti.

Intanto nuove proteste sono in corso nelle Dolomiti contro lo sviluppo di nuovi impianti e per richiedere lo smantellamento delle strutture ormai desuete. Dopo il flashmob di settembre sulle Cinque Torri, nella mattina del 10 novembre guide alpine, rifugisti e appassionati di montagna si sono dati appuntamento per ribadire nuovamente assieme “Basta impianti!”, stavolta sulla Marmolada. La protesta è avvenuta sulla sulla cima del Col de Bousc con un primo gruppo e in prossimità della ex cabinovia di Pian dei Fiacconi con un secondo gruppo, entrambi di piccole dimensioni a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Il messaggio che si è voluto lanciare con il nuovo flashmob è “fermiamo lo sfruttamento indiscriminato delle montagne, non costruiamo nuovi impianti di risalita!”.

 “Da sempre la Regina delle Dolomiti, è stata una montagna simbolo del nostro patrimonio naturalistico, amata e conosciuta in tutto il mondo, è stata montagna pioniera aprendo la strada al turismo di massa, al turismo degli impianti di risalita, terra di confine, di guerra e di divisione”, si legge nel comunicato distribuito in occasione del flash mob. “Dopo 70 anni la Marmolada Trentina si ritrova senza impianti di risalita e pensiamo sia arrivato il momento di cambiare direzione e andare verso un modello turistico che esuli dalle logiche dei grandi numeri e del turismo di massa che sono alla base della redditività economica degli impianti di risalita”. 

Che stia iniziando anche in Italia un periodo di pratiche virtuose per eliminare le tonnellate di ferraglia e cemento armato degli impianti dismessi? “Una volta fallito l’impianto, o costruito uno nuovo con maggiori potenzialità di trasporto”, spiega Luigi Casanova, presidente onorario di MW Italia,“non si opera il ripristino del territorio. Ovunque. Sul terreno rimangono i plinti di sostegno, i blocchi di cemento, a volte perfino i rifiuti delle baracche o di quanto danneggiato. Tutto questo avviene nella totale complicità degli enti preposti al controllo del territorio”.

Sull’argomento si sofferma lo stesso Casanova in un saggio dedicato agli “impatti ambientali dell’industria dello sci” di cui si raccomanda la lettura nel sito di Mountain Wilderness. Gli effetti collaterali di una stazione sciistica abbandonata sono notevoli. “Si è violata”, osserva Casanova, “l’unitarietà e la compattezza forestale di un versante, sono stati costruiti corridoi che facilitano la penetrazione dei venti, sono state imposte modifiche microclimatiche locali a volte uniche e irrecuperabili, i margini così ritagliati spesso hanno favorito la diffusione di parassiti, tipo gli scolitidi e non solo, si sono invase aree umide e torbiere non rilevate, i terreni sono stati sconvolti dai lavori eseguiti”. 

E non è che questi oltraggi all’ambiente raccontati da Casanova servano come lezione. I prossimi mondiali di sci alpino di Cortina 2021 hanno già lasciato intravvedere quali cicatrici rimarranno a tempo indeterminato sui versanti delle montagne cortinesi: enormi e diffusi piazzali, raddoppio della viabilità in quota, disboscamento, ulteriore innevamento artificiale, opere di sicurezza paravalanghe, manomissione della morfologia dei versanti e in quota anche con l’uso di esplosivo. Scempi difficilmente cancellabili, purtroppo, e saranno le prossime generazioni a dover fare pulizia se vorranno ritrovare le montagne tanto amate e deturpate dai loro nonni. (Ser)

Il flash mob sulla Marmolada

Dagli organizzatori del flash mob alpinistico del 10 novembre sulla Marmolada riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato.

Sulla Marmolada, regina delle Dolomiti, si è tenuto il 10 novembre un flash mob alpinistico per dire “Basta impianti” e per invitare a riflettere sullo sviluppo sostenibile.

“Consapevoli che la macchina dello sfruttamento della montagna, con la costruzione di nuovi impianti, non si fermerà di fronte alla pandemia, abbiamo deciso di manifestare la nostra contrarietà a questo nuovo progetto”, dicono gli organizzatori.

Due gruppi di alpinisti si sono ritrovati sulla cima del Col de Bousc e in prossimità della ex cabinovia di Pian dei Fiacconi: poche persone, volutamente, consci dell’emergenza sanitaria, per non creare situazioni di rischio.

Il messaggio trasmesso, tramite l’esposizione di striscioni sulle rocce della Marmolada, è semplice: “Fermiamo lo sfruttamento indiscriminato delle montagne, non costruiamo nuovi impianti di risalita”

Da sempre la Regina delle Dolomiti è stata una montagna simbolo del patrimonio naturalistico italiano, amata e conosciuta in tutto il mondo.

Dopo settant’anni anni la Marmolada Trentina si ritrova senza impianti di risalita e gli organizzatori di questa manifestazione sottolineano la necessità di cambiare direzione ed andare verso un modello turistico che esuli dalle logiche dei grandi numeri e del turismo di massa, che sono alla base della redditività economica degli impianti di risalita.

Alla luce del cambiamento di tendenza delle richieste turistiche, il mercato sciistico ha evidenziato un lento, ma continuo declino negli ultimi anni e un aumento dei costi di manutenzione (innevamento, bacini artificiali), dati di fatto che devono far riflettere, anche a fronte del cambiamento climatico.

Dall’altro lato è sempre maggiore il desiderio da parte dei turisti di stare a contatto con la natura e con la cultura del luogo in cui hanno deciso di trascorrere le loro vacanze.

Il progetto del Carosello in Marmolada, con il collegamento di passo Fedaia a Sass Bianchet e un eventuale collegamento Trentino- Veneto, rappresenta un rischio per ambiente che non può essere ignorato, sottolineano gli organizzatori, tutti imprenditori, guide alpine, professionisti o semplici amanti della montagna.

“Pensiamo sia indispensabile costruire un progetto turistico sostenibile per la salvaguardia e la valorizzazione della Marmolada. Sostenibilità ambientale, economica e sociale sono le linee guida per un progetto di riqualificazione turistica volta alla valorizzazione delle risorse ambientali, naturalistiche e storico-culturali, in una chiave di lettura esperienziale”

“Così come la Marmolada è stata 70 anni fa la pioniera del turismo di massa con gli impianti di risalita, ora può tornare ad essere capofila di un nuovo modello basata su una logica di sviluppo a lungo termine che tiene conto della valorizzazione del nostro patrimonio culturale, la conservazione e il rispetto dell’ambiente, mantenendo intatta l’attrattività dei luoghi di questo patrimonio mondiale dell’umanità”.

Dallo studio del MUSE “Verso un turismo sostenibile per l’area della Marmolada” è emerso come il bacino di utenza turistica presenti già una dotazione di piste ed impianti completa, sia per tipologia che per posizione, e come le infrastrutture impiantistiche esistenti non vengano utilizzate al pieno delle proprie potenzialità.

“Immaginiamo un progetto condiviso, grazie alla collaborazione attiva di protagonisti come la Sat, il Muse, gli operatori locali, le guide alpine, la comunità Fassana e le istituzioni, le associazioni ambientaliste, l’istituto ladino di Fassa, assieme a tutti coloro che vorranno portare la loro esperienza ad un progetto veramente innovativo”

“Pensiamo che il futuro del turismo in montagna debba cambiare strada, rendendo efficienti gli impianti esistenti e diversificando l’offerta turistica”.

Una Marmolada da dimenticare. In apertura volontari di MW Francia al lavoro nella stazione sciistica dismessa di Saint Eulalie.

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