Addio fatica, nel 1908 nasce il primo skilift

Il concetto di “bello” nel paesaggio montano non è per giudizio unanime in sintonia con gli impianti di risalita per lo sci. Forse poteva sussistere una certa armonia quando gli sciatori affollavano festanti le slittovie trainate da un cavo, e quegli slittoni lentamente risalivano piste “allo stato naturale” modellate dal terreno rimasto sepolto dalla neve con tutte le gobbe al loro posto. Qualche stagionato sciatore lombardo ricorderà di essere salito la domenica sulla slittovia della Presolana. Qualche rimpianto? C’è stato addirittura chi nell’altro secolo si estasiava quando percepiva come una musica celestiale il cigolio delle pulegge dello skilift nel silenzio dei boschi attraversati con gli sci, restando s’intende bene attaccati al piattello. Oggi la quasi totalità degli skilift ha completato il suo ciclo vitale. Molti sono ridotti a scheletri che testimoniano la fine di uno sci che non c’è più. Ma come e quando è nato il primo skilift? Un esperto della materia, Davide Franchi, ce lo racconta qui per filo e per segno. Lo ringraziamo per l’interessante contributo. (Ser)

Fune alta o fune bassa?

Fino a pochi anni fa lo skilift era l’impianto di risalita per eccellenza degli sciatori. Piloni a portale, inclinati o diritti: se ne trovavano per tutti i gusti a seconda dell’epoca e del costruttore, così come vi era ogni possibile assortimento per il colore dei piattelli. Oggi risalire con le sciovie è diventato più raro, spesso sono rimpiazzate da grandi seggiovie ad agganciamento automatico, veloci e confortevoli, ma anche decisamente più costose da costruire e mantenere. Impianti talvolta realizzati, soprattutto nelle medio-piccole stazioni, più per ragioni di marketing che per reali necessità tecniche, con un inevitabile appesantimento della struttura dei costi aziendali.

Le antenate delle odierne “sciovie a fune alta” erano principalmente sciovie a fune bassa (meglio note come “manovie”) e slittovie. Siamo nella seconda metà degli anni Trenta del Novecento, quando nelle località italiane più all’avanguardia compaiono i primi esemplari. È il punto di passaggio iniziale tra lo sci pionieristico e lo sci sport di massa, con la nascita di stazioni appositamente attrezzate. Tra il 1935 e il 1941 si contano circa venti slittovie realizzate: Monte Bondone, Oropa, Ortisei, Madonna di Campiglio, Bardonecchia, Sauze d’Oulx, Cortina d’Ampezzo, Roccaraso, Limone Piemonte, Santa Caterina Valfurva, Madesimo, Abetone, Corvara, Alpe di Siusi, Selva Val Gardena, Presolana, Mottarone e Courmayeur. 

In apertura il primo skiliftSchollach, ridente sobborgo della Foresta Nera. Qui il suo inventore, l’albergatore Robert Winterhalder. 

Tutti questi impianti rappresentano appassionanti storie d’ingegno e intraprendenza, figli di un’idea rivoluzionaria avuta da un agricoltore e locandiere tedesco una trentina d’anni prima. La cornice è quella dei morbidi pendii della Foresta Nera, a poco più di 1.000 metri d’altitudine. Precisamente ci troviamo alla pensione Scheneckhof di Schollach, ridente sobborgo di Eisenbach, centro di fama internazionale per l’industria dell’orologio. Non siamo ai piedi di vette iconiche e maestose lingue di ghiaccio. Eppure è qui, tra questi pratoni contornati da nere abetaie, che il 14 febbraio 1908 si inaugura il primo skilift al mondo.

La Scheneckhof è una fattoria con locanda e pensione. L’aria della zona, ritenuta molto salubre, favorisce un vivace movimento turistico e sono numerose le persone con patologie alle vie respiratorie che si recano su questi rilievi in cerca di giovamento. 

In inverno, grazie al frequente innevamento, i turisti incominciano a dilettarsi con sci e slittini; il bel prato a monte della Scheneckhof è un luogo ideale per le discese. Il gestore della locanda, Robert Winterhalder, nota, tuttavia che la risalita a piedi risulta difficoltosa per molti dei suoi ospiti asmatici.  

Il locandiere ha apportato, già da qualche anno, notevoli innovazioni meccaniche al mulino ad acqua attiguo alla fattoria: servendosi dell’energia idraulica ha messo a punto una sorta di “ascensore” per trasportare fieno e grano al piano di sopra dell’edificio. L’idea di Winterhalder è di utilizzare lo stesso principio per agevolare la risalita degli sciatori. Sfruttando la forza motrice del mulino, installa un secondo dispositivo di trasmissione al culmine del prato e collega le due “stazioni” tramite un cavo circolare sorretto da cinque piloni con rulli. Alla fune sono collegate, tramite apposite funicelle, delle maniglie di legno, con cui gli sciatori possono farsi trainare superando un dislivello di 32 metri lungo i 280 metri del percorso. 

Skilift, che passione. La Doppelmayr si affermò ben presto come una delle principali aziende del settore…

La prima sciovia della storia è azionata da fonti energetiche rinnovabili e l’aspetto, identificabile dalle immagini d’epoca, è incredibilmente vicino agli impianti dei giorni nostri. Si potrebbe definirla una “manovia a fune alta”, in cui è presente il concetto della funicella di collegamento tra la fune traente e la maniglia di traino che si evolverà poi nella variante di pertica rigida con piattello, inventata nel 1935 da Jean Pomagalski all’Alpe d’Huez e ancora oggi diffusissima sulle Alpi francesi, o in quella a noi più nota del meccanismo di avvolgimento che rilascia la corda grazie al peso dello sciatore, trainato con piattello monoposto o àncora biposto. La risalita con maniglia resterà caratteristica dei soli impianti a fune bassa, solitamente adibiti al servizio dei campi scuola brevi e con pendenza limitata, soppiantati, solo nell’ultimo ventennio, dai più versatili tappeti mobili. 

Winterhalder brevetta la sua invenzione e nel 1910, in occasione della fiera degli sport invernali di Triberg, costruisce il primo impianto alimentato da un motore elettrico da 15 CV. Idea che gli vale la Medaglia d’Oro dal Granduca del Baden. Sulla scia di questo successo, cerca di realizzare nuove installazioni nella zona ma, per via degli scarsi mezzi economici e dell’umile titolo di studio, non riesce a trovare investitori che credano davvero ai suoi progetti. 

Nel 1914 con l’imperversare della Grande Guerra, lo skilift della Scheneckhof cessa di funzionare. Tre anni dopo viene smantellato, al fine di fonderne le componenti in ferro per le esigenze belliche. A causa delle ristrettezze economiche Winterhalder è costretto a vendere il brevetto che viene prontamente rilevato dalla società austriaca Doppelmayr. 

L’ideatore dello skilift morirà nel 1932 senza assistere alla consacrazione della sua invenzione, mentre la Doppelmayr si affermerà ben presto come una delle principali aziende del settore. Ancora oggi si contende la leadership mondiale del mercato degli impianti a fune con la Leitner di Vipiteno.

Davide Franchi

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