Addio al “gagliardo” re del Bernina

La comunità alpinistica della Valtellina è in lutto, come si desume dai social, per la morte di un protagonista, Ignazio Dell’Andrino, spentosi il 10 novembre a novant’anni a Chiesa in Valmalenco. Tutti d’accordo: è un pezzo di storia dell’alpinismo che se ne è andato. “E’ stato il re indiscusso del Bernina sud, con innumerevoli salite alla vetta”, racconta in FB il concittadino Michele Comi, a sua volta illustre guida alpina. ”Inarrivabile la sua abilità nel muoversi sulle infide creste di misto del massiccio, a suo agio con clienti persino lungo la prestigiosa e ostica traversata Roseg-Scerscen-Bernina, ma soprattutto entusiasta della professione e degnissimo interprete della tradizione delle Guide della Valmalenco. Ciao Gajardi!”. 

Gajardi (termine dialettale per “gagliardo”) era il significativo nomignolo che gli era stato affibbiato. Durante la funzione religiosa, a quanto si apprende dalla stampa locale, don Renato Corona ha ricordato brevemente le benemerenze dello scomparso, uomo semplice e umile, capace però di gesti memorabili. Una notte, mentre infuriava un temporale, uscì dal rifugio Marco e Rosa per salire al Bernina e salvare la vita di una persona che si trovava in grave pericolo. Quel giorno era la terza volta che saliva sulla cima, sempre per effettuare salvataggi. Quel “gagliardo” alpinista era davvero a prova di tempeste. 

Figlio di una guida alpina, Dell’Andrino aveva la montagna nel sangue. Per quindici anni è stato gestore della capanna Marco e Rosa del Cai Valtellinese. Come guida alpina aveva invece scelto la Marinelli quale base. Per le imprese di salvataggio compiute è stato insignito con il premio di solidarietà alpina “Ordine del Cardo”.

Ignazio Dell’Andrino, primo a sinistra, con Michele Comi (al centro) e “Bianco” Lenatti: un terzetto di illustri guide valtellinesi. Sullo sfondo s’intravvede Giuseppe Popi Miotti, altra gloria dell’alpinismo in Valtellina (ph. Serafin/MountCity). In apertura la vetta del Bernina.

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