In autunno come a ferragosto

La prospettiva del nuovo lockdown ha provocato, in particolare nel Bellunese, un assalto di turisti alle località di villeggiatura in montagna come in alta stagione. Alberghi e rifugi hanno registrato presenze elevate e le seconde case si sono ripopolate. Di questa inaspettata fuga verso la montagna racconta qui il Corriere delle Alpi del 9 novembre 2020. Nella foto la Val di Zoldo in versione autunnale.

La fuga dalle città nel Bellunese

La grande fuga dal coprifuoco. Ma soprattutto dal possibile lockdown. Non si spiega altrimenti il pacifico assalto alla montagna nel fine settimana, come se l’estate di San Martino si fosse trasformata in un nuovo ferragosto. Col fenomeno delle seconde case che riaprono, forse nell’attesa di possibili chiusure in città: “Viviamo un’esperienza paradossale”, ammette il sindaco di Val Zoldo, Camillo De Pellegrin, “la gran parte degli esercizi, dai bar agli alberghi, passando per i ristoranti è chiusa, perché novembre è il mese classico della pausa, del riposo. Ma anche in questi giorni abbiamo visto auto dappertutto, dalle aree di sosta all’imbocco dei sentieri, ai parcheggi di servizio alle poche attività aperte, perfino là dove partono gli itinerari per i rifugi d’alta quota. I market mi hanno confermato che lavorano di più e, infatti, vedo seconde case aperte quando in autunno erano tutte ermeticamente chiuse”.

Basta scollinare il passo Staulanza e Selva di Cadore non solo presenta un analogo fenomeno, ma qui pure alcuni alberghi restano aperti. E pure i rifugi. Il Città di Fiume ha fatto il pieno. Il Belvedere, agli oltre 200 metri di Cima Fertazza, davanti al Civetta, non ha lavorato così tanto neppure in estate. “Avevo chiuso ed ho dovuto riaprire per l’insistenza della clientela da tutto il Veneto”, racconta Michela Torre, “sono quattro fine settimana che lavoro a pieno ritmo. Ho ripreso l’attività quando c’era ancora mezzo metro di neve. E per salire quassù bisogna camminare almeno per 90 minuti, faticando, ma chi ci raggiunge vuol solo respirare a pieni polmoni”.

L’augurio che si fa Torre è che questa sia la premessa dell’inverno. Il sindaco di Cibiana, Mattia Gosetti, conferma che le seconde case si sono ripopolate anche nel paese dei murales. Il ristorante Taulà ha chiuso, per riposo, ma considerate le presenze, lo sostituisce, in quanto a stuzzichini, l’unico bar del paese. Sono 3 mila le seconde case di Auronzo. “Tante avevano riaperto ancora in ottobre”, testimoniail sindaco Tatiana Pais Becher, “ma nei giorni scorsi una parte ha chiuso di nuovo. Fa paura il Covid”.

Sabato gli escursionisti si sono riaffacciati lungo la strada delle Tre Cime con centinaia di passaggi. E non importa se i rifugi in quota erano chiusi (per la verità, anche a Misurina è rimasto aperto solo un bar).  “Basta prendere una boccata d’aria pura, è questo che più interessa a chi arriva dalle città, dalla pianura”, constata Bepi Casagrande, sindaco di Pieve di Cadore. “Ieri sono stato sul monte Tudaio insieme con una guida alpina. La giornata meritava, il percorso di solito è pochissimo frequentato. Bene, mi sono sorpreso del gran numero di persone che salivano”. E le seconde case di Pozzale? “Fino a pochi giorni fa erano ancora chiuse. Lo abbiamo constatato dai rifiuti raccolti. Ma è vero, di sabato e domenica siamo fortunatamente invasi dai turisti”.

Roberto Padrin, presidente della Provincia, coglie gli eventi per dire, assieme al sindaco De Pellegrin, che già dal prossimo anno bisognerà pianificare il prolungamento della stagione, prevedendo, ad esempio, che a novembre non chiudano tutti gli esercizi. In Comelico, invece, di turisti mordi e fuggi se ne sono visti pochi in questi fine settimana. “Il motivo è semplice”, conclude il presidente dell’Unione montana Giancarlo Ianese, “non si va nelle zone a rischio Covid”.

dal Corriere delle Alpi, 9 novembre 2020

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