Letture. Ottomila d’inverno, l’ultima sfida

L’alpinismo invernale quale ricerca del limite definitivo, nelle condizioni più estreme per il corpo e per lo spirito: è questo l’argomento del libro “L’ultima sfida. Gli ottomila d’inverno” (Corbaccio, 162 pagine, 18 euro).  Ne sono autrici le francesi Emilie Brouze e Bérénice Rocfort – Giovanni. Quali le ragioni di queste sfide estreme? “E’ difficile far parlare un alpinista, ci avevano avvisato”, spiegano Emilie e Bérénice. “Per scoprire i motivi che li spingono lassù in inverno non bisogna essere troppo diretti. Chiedere perché non porta a niente. Per capirli bisogna osservarli, interrogare chi gli sta intorno”. 

“Ben presto abbiamo dovuto arrenderci all’evidenza”, dicono ancora le autrici, “non esiste un’unica risposta alle nostre domande sulle reali motivazioni. Attraverso l’esperienza dell’alta quota e delle condizioni estreme per il corpo e per la mente, queste persone si sentono vive o dimostrano di esserlo. Si cercano, si distinguono, placano la loro ansia o il loro disagio, si sentono libere”.

L’alpinismo invernale è stato portato alla ribalta nel gennaio 2018 dal recupero spettacolare di Élisabeth Revol sul Nanga Parbat a 8125 metri da parte di Denis Urubko e Adam Bielecki, così come dal tentativo di salvataggio di Daniele Nardi e Tom Ballard nel 2019 durante la proibitiva (ma non per loro, a quanto pare) scalata al Nanga Parbat.

Pochi in realtà osano avventurarsi in Himalaya durante la stagione più ostile. E moltissime, per contro, sono le tragedie avvenute. Grandi alpinisti, come Anatolij Boukreev, Jean-Christophe Lafaille, Tomasz Mackiewicz e i già citati Nardi e Ballard non sono più tornati. Attraverso una minuziosa ricerca e interviste ai protagonisti le autrici sono entrate in questo universo in cui orbitano notevoli interessi economici, frequentato finora solo da pochissimi giornalisti super specializzati. Il libro è in questi giorni nelle librerie. Buona lettura.

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