Indagini d’alta quota. Settembrini insegue Montalbano

Da qualche tempo sugli scaffali delle librerie il thriller d’alta quota viene valutato dagli addetti ai lavori come una buona premessa per discrete tirature. Una boccata d’ossigeno per un’editoria di nicchia? Enrico Camanni, il cui thriller “Una coperta di neve” (Gialli Mondadori) viene considerato un best seller, si conferma come un maestro e forse un capostipite in questo genere letterario. Merito della serie dedicata al detective alpinista Nanni Settembrini, personaggio di sua creazione. Ma non vanno dimenticati altri autori che hanno saputo collocare appassionanti colpi di scena sullo sfondo di scenari alpestri a loro familiari.

A Franco Faggiani (IdeaLibri) si deve la serie del “Comandante Colleoni”, funzionario atipico del Corpo Forestale, protagonista di storie a ritmo sostenuto che coinvolgono una serie di personaggi altrettanto stravaganti, compresi una ex moglie norvegese, un pellerossa canadese e un tassista fuori di testa.

Ad Alberto Paleari, alpinista, romanziere, saggista, autore di importanti guide escursionistiche e di arrampicata, va attribuito invece un thriller uscito a suo tempo nella collana dei Licheni (Priuli&Verlucca editore). Intitolato “Volevo solo amarti”, il romanzo instilla elementi rosa in un contesto “noir”. Una guida alpina di origine italiana trasferitasi a Chamonix è alle prese con una misteriosa cliente, enigmatica femme fatale, che sconvolgerà completamente la sua vita.

La definizione di thriller d’alta quota in questo e in altri casi può essere letta come un’etichetta puramente indicativa: istinti, amore, odio, sete di vendetta s’impossessano di qualunque essere umano sia ad alta quota sia a livello del mare. Sta nell’abilità degli autori scegliere uno sfondo piuttosto che un altro ed esaltarne le attrazioni che può esercitare per il lettore. Ai “casi” letterari citati si deve aggiungere un “noir” che è risultato vincitore del recente concorso Leggimontagna 2020 nella sezione “narrativa”. Si tratta di “Silenzi” del ticinese Luca Brunoni (Gabriele Capelli Editore, 2019). “Solido nell’impianto, nitido nella scrittura, intricato e intrigante nell’ambientazione e nello sviluppo, il racconto scopre l’inconfessata e universale fatica dei rapporti umani, restituita con toni tra il thriller e il noir”, è stata la motivazione della giuria presieduta da Luciano Santin.

In apertura il commissario Montalbano. Qui Enrico Camanni sembra volersi nascondere dietro il suo detective d’alta quota. “Settembrini sono…”

Le liete accoglienze riservate al thriller di Camanni sono testimoniate in un particolare cahier in cui confluiscono le motivazioni dalle quali si può dedurre come il genere abbia preso piede. “Di­cono che non c’è niente di più chiuso e conservativo delle vallate alpine, ma qui avverti solo vita che pulsa e si trasforma”, scrive Raffaella Romagnolo, “e poi capisci che tutto si tiene, come un tessuto che ha sfumature dif­ferenti ma la stessa grana. In tempi di orizzonti ristretti e confini sprangati, una bocca­ta d’aria”. Mauro Corona raccomanda: “Leggetelo, e vi ritroverete nella neve, sotto i cieli, sotto gli alberi, nel freddo, nel sole, è un libro di natura: splendido”.

“Leggerei altre quindici storie della guida e soccorritore & detective alpino Nanni Settembrini”, spiega Paola Loreto, “una di seguito all’altra, perché è come con Montalbano: ti sembra di conoscerlo, e che ti riguardi… E poi sei costretto a decidere cosa pensi della vita, perché Settembrini è pieno di bilanci e ripensamenti. Meno male, perché altrimenti sarebbe vittima del suo carattere introverso e della camicia di forza ironica, distaccata, che ha messo alle sue emozioni, nel vano tentativo di anestetizzarle”. 

Sara Loffredi, autrice del bellissimo “Fronte di scavo”, un thriller ambientato nel tunnel del Monte Bianco, spiega così perché Settembrini incontra i suoi favori: “Il suo esistere è così vivido sulla pagina, così credibile che ti sembra di poter alzare il telefono per invitarlo a cena”. Davide Torri, critico smaliziato, ha una sua teoria. “Nemmeno ora che ho finito la lettura”, spiega Torri, “posso considerarlo un giallo. Troppo stretta come definizione, e non solo perché non ci sono ‘pallottole e corde tagliate’. Lo metterò negli scaffali della mia libreria tra Fitzgerald, per la capacità di pensare al femminile, Proust, ovviamente per il valore che memoria e ricordi hanno in ‘Una coperta di neve’ e Mann”.

“Settembrini è un personaggio pieno di sfaccettature”, è il giudizio di Davide Pietrafesa, “un padre che ama le proprie figlie, in un modo tutto suo, un uomo appassionato del mondo naturale, un soccorritore legato alla vita da un antico patto silente… Nanni viene accompagnato in questa narrazione dalla neve, la quale diventa pian piano una vera e propria protagonista, ora buona che scende giù in fiocchi, ora cattiva come una coperta di morte”.

Interessante ciò che pensa Vittorio Polieri: “C’è un’intima connessione tra la neve e il giallo letterario, forse perché il rosso del sangue deturpa il candore e lo cambia per sempre. È una bufera di neve a bloccare l’Orient Express in Jugoslavia, innevati sono i paesaggi del giallo scandinavo (Nesbø, Läckberg, Høeg), ma anche gli inverni di Rocco Schiavone, ostinato a portare le Clarks anche sul ghiaccio. Ma quel che distingue ‘Una coperta di neve’ è l’atteggiamento dell’autore, che cammina a lato del protagonista”.

Irene Borgna scrive di Settembrini: “A lui importa di tutti, importa di tutto: dei ghiacciai che fondono inesorabilmente a causa del riscaldamento globale, di una sconosciuta che sembra ricordare solo i suoni e gli odori dell’infanzia. Sembra fragile come le farfalle che porta tatuate, saprà sopportare l’impatto con la verità?”. E la Litizzetto a proposito di “Una coperta di neve”: “È una coperta dalla trama fitta che sprofonda e leva il respiro”.

“Giocando a cambiare qua e là il punto di vista (seguiamo l’impegno e il disinteressato amore per gli umani del cane da valanga Sally), misurandosi anche con la tecnica metaletteraria del romanzo nel romanzo”, annota Pietro Spirito, “Camanni regala un racconto che unisce tradizioni narrative alla Luis Trenker ai più nuovi codici espressivi del romanzo”.

E Franz Rossi: “A ben pensarci è un libro tutto al femminile: due figlie, una ex moglie ed una compagna, una madre, un’alpinista vittima dell’incidente, una psichiatra che lo aiuta, un’infermiera burbera che svela il suo lato più umano. Sembra che Camanni si sia avventurato in esplorazione di una nuova via: quella dell’universo delle donne”.

Infine lo scrittore Giuseppe Mendicino, biografo di Mario Rigoni Stern, spiega: “Si vorrebbe diventare amici di uno così. Viene voglia di salire o risalire le sue vette di roccia e di ghiaccio, in uno scenario alpino unico al mondo. E si vorrebbe corteggiare Martina, disinvolta psichiatra attratta dagli enigmi umani e dalle montagne. Il loro viaggio improvvisato, in auto, dalla Val d’Aosta al Sud Tirolo, segue un percorso tra i più belli e romantici che si possano fare con una donna al fianco”. (Ser)

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