Montagna e libertà cancellate. Divampa il dibattito

“Non sarà la fine dello sci”. Era stato facile profeta Luigi Casanova, combattivo attivista dell’ambiente e presidente onorario di Mountain Wilderness Italia, rispondendo in marzo alle domande di MountCity. “Lo dimostrano i fine settimana in primavera, con l’assalto frenetico alle piste.”, aveva osservato. “La fine, o meglio il ridimensionamento dello sci arriverà solo attraverso un cambio di cultura, il maturare di un rispetto verso gli ambienti montani e la volontà di cercare e saper comprendere i tanti silenzi della montagna”. 

Un sostanziale e doloroso ridimensionamento incombe in questo mese di novembre sulle prossime festività. Da una parte il presidente del Consiglio intende evitare che si ripeta a Natale quanto già accaduto durante l’estate: un allentamento che ha fatto precipitare il Paese nel pieno della seconda ondata. Dall’altra gli impiantisti e gli albergatori sono decisi a riaprire per non perdere il 30% del fatturato, qualcosa come 12 miliardi.

Un nuovo stop alla riapertura è arrivato il 23 novembre dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia: “Per ora non ci sono le condizioni per una nuova stagione sciistica. Valuteremo nel prossimo Dpcm se ci saranno le condizioni e per fare cosa”. “Ma noi comunque le linee guida per gli impianti sciistici le abbiamo fatte nel rispetto della salute pubblica e di una economia che senza lo sci sarebbe messa a dura prova”, gli fa eco il governatore veneto Luca Zaia. “Noi vorremmo che ci fosse un coordinamento europeo, perché chiudere Arabba o Cortina e pensare che nell’altro versante delle montagna si scia tranquillamente sarebbe difficilmente giustificabile. Di sicuro una stagione senza sci per la nostra montagna sarebbe un suicidio”.

“In nove mesi non c’è stato un solo provvedimento congiunto tra i vari Paesi europei e ora si unirebbero tutti solo per chiudere lo sci?”. Valeria Ghezzi, presidente dell’Anef, l’associazione degli operatori funiviari italiani, non maschera il proprio disappunto dopo lo stop che il governo intende imprimere all’avvio della stagione sciistica. “Ci si unisce”, dice la Ghezzi, “per chiudere uno sport che si fa all’aria aperta, che è per sua natura distanziato e solo perché secondo il governo non siamo in grado di gestire la distanza nei punti di partenza delle cabinovie. Chiediamo che su questo si decida non seguendo l’emotività, ma il contesto generale delle riaperture”.

Per una sia pur parziale riapertura se non degli impianti, di una montagna da frequentare anche in modo da allentare gli assembramenti nelle grandi città, spinge in questi giorni una parte degli ambientalisti una volta tanto in sintonia, per diverse ragioni, con gli impiantisti. E’ categorico Nicola Pech, addetto alla comunicazione di MW: “Se riteniamo che il contatto dell’uomo con la natura sia un diritto, allora dovremmo pretendere che quel diritto venga garantito anche a chi vive in un comune dove la natura non esiste. Soprattutto perché esercitare quel diritto non ha alcun impatto sull’emergenza sanitaria”.

Un segnale di ribellione alle nuove, drastiche disposizioni era arrivato in novembre dai confratelli francesi di Mountain Wilderness. Che oltralpe stanno subendo drastiche limitazioni: per spostarsi non possono superare il raggio di un chilometro intorno alla loro casa e possono farlo solo per la durata di un’ora come era stato riferito in un appello a Macron riportato in MountCity. Ora un certo spirito di rivolta sembra serpeggiare anche tra i compagni ambientalisti italiani. 

A che serve aprire foreste, montagne e spiagge, ci si chiede, se si vuole limitare l’accesso ai soli residenti locali e con così tanti vincoli? Con il suo consueto granitico immobilismo non prende posizione il Club Alpino Italiano. Chiuse le sezioni, sospesi i corsi e le gite degli iscritti in calendario, il sodalizio evita di chiedere che ai propri associati venga garantito il diritto di spostarsi tra comuni al fine di raggiungere le montagne. Ciò che in particolare colpisce è che sull’atteggiamento da assumere il fronte ambientalista si mostri diviso secondo una dialettica che peraltro risulta più che comprensibile. 

Un esempio? Consultando il sito, sempre informatissimo e trasparente, di Mountain Wilderness Italia, si scopre che il presidente Franco Tessadri si professa di parere opposto a quello di Pech. “Personalmente credo che forse non è il caso di intervenire in queste dispute”, scrive Tessari, “noi abbiamo la nostra filosofia e visione ben chiara della montagna, che comporta l’idea di limitare il più possibile il turismo di massa, sempre e comunque. In questo momento particolare non mi sentirei in grado di intraprendere una discussione che esporrebbe a mio avviso MW in una condizione particolarmente ‘vischiosa’, dove molto facilmente si sarebbe tacciati di irresponsabilità”. 

Il problema sollevato da Pech resta comunque grave, delicato e complesso e apre una discussione che merita di essere seguita con il necessario rispetto. Carlo Alberto Graziani del consiglio direttivo di MW premette che “il diritto alla natura, inteso come diritto all’ambiente, è diritto fondamentale che trova il suo fondamento nell’art. 9 della Costituzione”.  “Vi è un altro profilo del problema”, spiega però Graziani, “ e riguarda le libertà. In questo periodo tra i giuristi, ma non solo tra loro, si è aperto un grave e a volte aspro dibattito sulla legittimità delle misure governative che, per contenere la pandemia, violano o violerebbero le libertà, il bene più prezioso. A parte gli aspetti più tecnici che pure sono fondamentali – in particolare quelli legati ai limiti costituzionali dei dpcm – io parto dalla considerazione che il diritto alla salute – che oggi diventa diritto alla vita, bene altrettanto prezioso – deve essere posto al centro e che per questa centralità ciascuno di noi può, anzi ha il dovere di sacrificare non già il diritto alla libertà in sé considerato, ma alcune delle sue espressioni concrete. Altrimenti la nostra sarebbe un’azione, più che egoistica, corporativa…”. 

Ecco, fino a che punto oggi, in piena pandemia di cui ancora non si avverte la fine, possono prevalere interessi corporativi da qualsiasi parte essi provengano? Per chi volesse saperne di più, la discussione continua sul sito di Mountain Wilderness Italia. Nella foto d’apertura una manifestazione di militanti.(Ser)

In questo titolo tratto dal sito di Mountain Wilderness Italia si esprime uno dei propositi che circolano nell’associazione ambientalista.

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