Sci tra passato e futuro (1). Le stazioni fantasma

La pandemia ha acceso, in vista delle festività natalizie, uno spot sull’industria dello sci fortemente penalizzata e con il corollario di migliaia lavoratori che, in attesa di tempi migliori, sono rimasti privi di occupazione. Una dura botta, ma è da tempo che quest’industria è in crisi e, per ragioni climatiche, sempre più lo sarà.

Verranno tempi migliori? Sulle Alpi e gli Appennini esistono tante ex stazioni sciistiche per non parlare degli scheletri di skilift e seggiovie dismesse: ritorti e arrugginiti, inquinano e deturpano la montagna e invano associazioni ambientaliste hanno cercato di promuovere opere di bonifica che viceversa, grazie a Mountain Wilderness Francia, stanno dando ottimi risultati al di là delle Alpi come vedremo nelle prossime puntate di questo servizio.

Sulla base di una ricerca pubblicata il 25 settembre da Dovesciare il numero totale delle ski area dismesse nel nostro paese è impressionante: 311, oltre il 50%. “Sono 311 progetti di sviluppo e di crescita della montagna”, si legge, “svaniti – quasi – nel nulla. Quasi perché, come detto, in molti casi i ruderi di ferro e di cemento sono ancora lì a fare brutta mostra di sé”.

“La conta dei vari comprensori dismessi, iniziata su Skiforum.it e che ora continua su Funivie.org, è una campagna mirata a raccogliere informazioni sulle località sciistiche abbandonate”, spiega Carlo E. Gräfe noto con lo username Kaliningrad sul forum di funivie.org. “Com’è noto, lo sci conobbe in Italia una notevole espansione negli anni ’60 e ’70, una fase di stagnazione nella prima metà degli anni ’80 e, successivamente, un declino sempre più rapido il quale ha letteralmente decimato le piccole stazioni sciistiche che nei decenni precedenti erano spuntate come funghi un po’ dappertutto nella Penisola complici il clima favorevole e il nascente entusiasmo per la pratica dello sci. Dalle discussioni sui due forum citati è scaturito un elenco, suddiviso per regioni, che si è via via allungato fino a superare le 300 località”.

Al 19 giugno 2020 sono state censite, come si è detto, 311 località sciistiche abbandonate. Ma che cosa s’intende per località abbandonate? “Chiarirlo non è facile”, è spiegato in Dovesciare, “come potrebbe sembrare a prima vista. I criteri per catalogare le località, infatti, per quanto rigidi li si vogliano stabilire, lasciano inevitabilmente spazio all’interpretazione, sicché l’elenco contiene per forza di cose zone grigie che accontenteranno alcuni e faranno storcere il naso ad altri: in poche parole esso è stato fatto più ‘a sensazione’ che in base a criteri scientifici impossibili da applicare”.

Sullo “sci che fu” torneremo prossimamente in questo sito raccontando di quando in Francia alcuni pionieri dell’oro bianco lanciarono le cittadelle dello sci e lo sci divenne “total” e sembrava che quell’oro bianco dovesse durare in eterno. E racconteremo come oggi, sempre in Francia, i volontari stiano rimuovendo tonnellate di relitti di stazioni obsolete offrendo anche a noi italiani un’esemplare lezione di civismo. (Ser)

1- Continua

Fonte: Dovesciare

https://www.dovesciare.it/news/2020-09-24/lo-sci-che-fu-lelenco-di-tutte-le-311-stazioni-sciistiche-fantasma?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

2 thoughts on “Sci tra passato e futuro (1). Le stazioni fantasma

Commenta la notizia.