Letture. Chouinard e l’1% per il pianeta

Per anni Yvon Chouinard, fondatore del marchio Patagonia, si è consacrato con pari entusiasmo ad avventure sportive, imprenditoria d’eccellenza e attivismo ambientale. Dal 1950 ha registrato quanto ha imparato da queste esperienze in articoli, libri, corrispondenza, poesie, introduzioni ed elogi funebri. Molti di questi testi compongono il volume appena uscito “Some stories, sfide di business e di sport di un imprenditore fuori dagli schemi” (Ediciclo, 464 pagine, 45 euro). Frutto di anni di riflessioni, questi testi sono stati selezionati dallo stesso Chouinard e sono accompagnati da fotografie spesso inedite. 

Il risultato è una nuova dimostrazione del pensiero iconoclasta e provocatorio di Chouinard, nonché del suo talento di narratore e del suo senso dell’umorismo. Il libro illustra l’evoluzione delle sue idee e della sua filosofia. “Yvon è un imprenditore, avventuriero e attivista ambientale pieno di passione”, lo descrive lo scrittore Jon Krakauer. “Ma quello che ammiro di più in lui è la sua propensione ad andare controtendenza. Se gli svedesi conferissero un Premio Nobel per gli iconoclasti, Chouinard vincerebbe a mani basse”.  

Il libro, appena uscito in Italia, è una nuova dimostrazione del pensiero iconoclasta di Yvon Choiunard, fondatore del marchio Patagonia

Dopo avere creato la Chouinard Equipment for Alpinists nel 1957, Chouinard fondò l’azienda di abbigliamento outdoor Patagonia nel 1973. L’alpinismo, il surf e la pesca a mosca gli fecero prendere coscienza fin da giovane della gravità della crisi ambientale, punto focale della sua azienda. Non pago di ciò, negli anni ’80 Chouinard istituì la Earth Tax. Si impegnò cioè a devolvere l’1% dei ricavi dell’azienda alla salvaguardia e al ripristino dell’ambiente. Cofonda in seguito i progetti Fair Labor Association, One Percent for the Planet, Textile Exchange, Conservation Alliance e Sustainable Apparel Coalition. Va precisato che Patagonia è una benefit corporation (B corp) dal 2012, anno in cui l’azienda inaugurò la linea alimentare Patagonia Provisions. 

Dal 1985 Patagonia devolve quindi l’1% delle proprie vendite alla tutela e al ripristino dell’ambiente naturale. Più di 89 milioni di dollari in contanti e in donazioni in natura sono stati destinati a gruppi di attivisti a sostegno dell’ambiente, sia a livello nazionale che internazionale. Nel 2002, Chouinard e Craig Mathews, proprietario di Blue Ribbon Flies, hanno poi creato un’organizzazione non-profit per incoraggiare altre aziende a fare lo stesso.

“Non ho mai celebrato la Giornata della Terra”, ha scritto l’estate scorsa Chouinard ai membri di 1% for the Planet. “Ho sempre pensato che tutta quell’attenzione in un solo giorno ci distraesse dalla necessità di agire ogni giorno a favore del pianeta. Ma questi sono tempi straordinari. Questa pandemia ci mostra chiaramente che se rimandiamo ciò che deve essere fatto, la situazione ci si rivolterà contro. Sapevamo da molto tempo che ci sarebbe una pandemia globale e non abbiamo fatto nulla. Sappiamo da decenni del riscaldamento globale e non abbiamo fatto nulla. Dobbiamo scegliere di agire. I membri e i partner non profit di 1% for the Planet hanno fatto questa scelta. Durante questo periodo non è semplice, ma è la cosa giusta da fare”. 

“Quando Patagonia in passato ha affrontato tempi difficili, come quello in cui ci troviamo ora”, spiega ancora Choiunard, “l’ultima cosa a cui non avremmo mai rinunciato è il nostro 1%. Si tratta del prezzo da pagare per fare affari su questo pianeta. Non è filantropia, è una necessità assoluta per noi che viviamo sulla Terra. È il contrario di non fare nulla. È altrettanto importante che restiamo uniti. I problemi che stiamo affrontando ora devono essere affrontati su base globale e possono essere risolti solo da persone che lavorano insieme e che rimangono insieme nella difficoltà, come chiunque nella community di 1% for the Planet”. Meditate gente. (Ser)

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