Sci tra passato e futuro (2). Chi furono i pionieri dell’oro bianco

Continua con questa seconda puntata dedicata ai pionieri dell’oro bianco, la  carrellata sullo sci che fu. Beninteso, sempre meno quel termine “oro bianco” si adatta a una realtà oggi precaria e dal futuro incerto, con progetti definiti dalla Commissione per la protezione delle alpi (Cipra) “insensati e anacronistici”. Ma bando alle malinconie, allo sci diverse generazioni devono gioia e prosperità che non hanno riscontri in alcun altro sport. Lunga vita allo sci si sarebbe tentati di dire… In precedenza era stato pubblicata in mountcity una ricerca compiuta da Dovesciare sulle 311 stazioni sciistiche fantasma in Italia.

Quale omaggio ai pionieri degli sport invernali, ai profeti del cosiddetto ski total, venne pubblicato nel 2003 in Francia per le edizioni Glénat il libro di Philippe Révil e Raphael Helle “Le pionniers de l’or blanc”. Nelle duecento pagine vengono passati in rassegna 22 artefici di un boom irripetibile legato a un famoso “Piano neve” che ridava ossigeno a località alpine spopolate dove intanto nascevano quegli orrendi alveari per sciatori conosciuti come “cittadelle della neve”.

Fu vera gloria, viene da chiedersi oggi che si restringono gli orizzonti economici dei gestori degli impianti? Oggi che in Francia gli imprenditori si mobilitano per cercare nuove soluzioni destinate a sopperire alla perdita di 1200 posti di lavoro dovuta al declino degli sport bianchi? Oggi che l’oro bianco scolorisce tra i rottami degli impianti abbandonati?

Perché è indubbio che da almeno mezzo secolo la filosofia dello ski-total sta mostrando le sue pecche, soprattutto alla luce di una verità incontestabile: il solo sci è insufficiente a soddisfare le molteplici esigenze della domanda turistica invernale.

Ecco allora, in un futuribile scenario di recente delineato da Mario Cotelli (1943-2019), profeta della valanga azzurra, affacciarsi la concreta esigenza che ogni singola località vada inserita in un “sistema turistico” dall’offerta differenziata. Dove, a beneficio dei sempre più incontentabili vacanzieri, siano compresi ambiente naturale, cultura locale, arte, storia, artigianato, e quel termalismo dove si respira un’aria giovane e un po’ new age.

Grida di allarme si levano da varie parti. In Italia come in Francia stazioni sciistiche “minori” come quella del Col de Joux, sopra Saint Vincent, non sono più in grado di riaprire. Tutto chiuso per la quota troppo bassa e per i costi necessari per aggiornare gli impianti.

L’economia dello sci, al di qua e al di là delle Alpi è piena di bilanci in rosso e quasi tutte le aziende dello sci si reggono sull’aiuto del pubblico, sui finanziamenti elargiti con generosità da Stato, Regioni, Comuni e Unione Europea. Oro bianco? Non scherziamo. Intanto esperti come il glaciologo francese Jerome Chappellaz prevedono che nei prossimi anni non si potrà più sciare sotto i 1800 metri.

La neve programmata? Ormai è chiaro che incide disastrosamente sui bilanci, anzi è causa di tutti i mali secondo Giorgio Daidola, docente di Analisi economico finanziaria per le imprese turistiche all’Università di Trento. Potevano immaginarlo mezzo secolo fa questo scenario i pionieri dell’oro bianco?

Tornando al libro di Philippe Révil e Raphael Helle, non è solo per ragioni alfabetiche che il nome di Emile Allais apre la lista dei pionieri. Autentica leggenda dello sci, fu l’inventore di un metodo di insegnamento che ha fatto epoca, l’eroe dei Campionati mondiali di Chamonix nel 1937. Allais legò la sua fama non solo agli sci competitivi che recavano il suo nome serigrafato sulle spatole. A lui si devono i primi cannoni da neve installati nel 1975 a Flaine cui seguirono quelli di Megève e Courchevel. “L’oro bianco di cui è stato il primo ambasciatore gli deve molto”, è la conclusione del capitolo che gli viene dedicato nel libro citato.

Tra i pionieri in Francia figura anche la figura venerabile di Jean Vuarnet, campione olimpionico a Squaw Valley nel 1960, creatore del centro di Avoriaz che vanta la bellezza di diciottomila letti: un villaggio dove la auto non circolano, affidato alla fantasia dell’architetto Jacques Labro che in tanto affastellamento di condomini sostenne di ispirarsi al colore e alle forme delle falesie circostanti secondo i dettami di un’architettura pomposamente definita mimetica.

Il busto bronzeo del conte Giovanni Battista Gilberti detto Titta (1913-1995), un padre a Courmayeur della funivia oggi diventata Skyway. Sulla copertina del libro qui riprodotta appare Emile Allais (1912-2012) leggenda dallo sci. In apertura la località di La Plagne.

Sarebbe troppo lungo in questa sede elencare anche le personalità che hanno pionieristicamente operato sul versante italiano delle Alpi, non meno determinanti nello sviluppo turistico invernale del dopoguerra. Una di queste personalità è sicuramente il milanese conte Giovanni Battista Gilberti, per gli amici Titta, alpinista e sciatore provetto che creò a Courmayeur una poderosa struttura di impianti risalita.

Nel 1958 il conte Titta acquisì da Lora Totino la maggioranza della Società Monte Bianco terminando il terzo tronco della funivia per Punta Helbronner e collaborando alla liaison di quest’ultima con l’Aiguille du Midi: l’impianto da cui si svilupperà l’attuale Skyway, fonte di benessere per la Valle d’Aosta anche se a lungo osteggiata dagli ambientalisti, quasi fosse una profanazione per sua maestà il Monte Bianco. Sta di fatto che la famiglia Gilberti viene considerata il principale motore dello sviluppo di Courmayeur come località turistica. (Ser)

2 – Continua

Jean Vuarnet (1933-2017), campione olimpionico a Squaw Valley, contribuì a dare vita in Francia alla cittadella dello sci di Avoriaz dotata di 18 mila posti letto.

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