Ghiacciai radioattivi. Attenti alla crioconite

Gli effetti sui ghiacciai dell’Antropocene, l’attuale epoca geologica segnata dai deleteri impatti delle attività umane, non si esauriscono con il già preoccupante riscaldamento globale. I venti trasportano ad alta quota, su lunghe distanze, molti composti nocivi, tra cui isotopi radioattivi e pesticidi.

Sul ghiacciaio di Morteratsch (Grigioni) l’analisi della crioconite – fine e scuro sedimento detritico che costella la superficie glaciale, facilitandone spesso la fusione e creando piccole cavità simili a “coppette” – ha rivelato la presenza di elementi radioattivi derivanti da test e incidenti nucleari come cesio-137, americio-231 e bismuto-207, oltre a zinco, mercurio e arsenico. Deposte con le nevicate, tali sostanze si sono conservate per decenni concentrandosi temporaneamente proprio in questi “fori crioconitici”, da cui vengono poi rilasciate con la fusione del ghiaccio, sebbene diluite in quantità non direttamente pericolose.

Il fascicolo di “Dislivelli” dedicato alle ricerche sui ghiacciai da cui è tratto questo articolo. In apertura il Morteratsch in tenuta invernale.

Lo afferma lo studio “Cryoconite as a temporary sink for anthropogenic species stored in glaciers” pubblicato nel 2017 su Nature – Scientific Report da un gruppo di ricercatori coordinato da Giovanni Baccolo dell’Università Milano-Bicocca. Si tratta dei primi approcci a un fenomeno geochimico amplificato dalla deglaciazione, e ancora in gran parte sconosciuto.

Un altro studio sempre della Bicocca, pubblicato nel 2019 su Environmental Pollution (“Spatial-temporal analysis and risk characterisation of pesticides in Alpine glacial streams”) ha identificato la presenza diffusa di pesticidi utilizzati in agricoltura in Pianura Padana, e trasportati dalle correnti atmosferiche, in una carota di ghiaccio estratta a 4.250 m sul Monte Rosa, ma anche in campioni di acqua di fusione raccolti presso altri ghiacciai, dal Bernina al Similaun. Nemmeno i territori più elevati delle Alpi (ma anche i Poli) rimangono incontaminati.

Daniele Cat Berro

dalla rivista “Dislivelli” agosto-ottobre 2020

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