Scusi, vuol pellare con me?

Che cosa rispondere se una ragazza ti invita a “pellare” con lei e tu non sei al corrente della nuova terminologia outdoor? Gli sci alpinisti che per ragioni di età o per altri motivi sono fuori dal giro non se la prendano se si sentono presi in contropiede. Sappiano che il neologismo “pellare” oggi è molto in voga: indica semplicemente salire in neve fresca con le inevitabili pelli incollate sotto gli sci.

E’ un modo spiritoso e antiretorico per definire un approccio con una natura ancora apparentemente allo stato primordiale. Partendo, appunto, dal termine “pelli” che un tempo erano di foca e oggi per fortuna sono sintetiche. Una modalità che fa venire in mente ai diversamente giovani gli anni del boom economico, quando la jeunesse dorée milanese “andava in samba a gettonare la vecchia” (dove “gettonare” nasceva da gettone, “samba” stava per piazza San Babila e la “vecchia” era la genitrice, anche se non troppo attempata).

All’epoca “urangutangare” (da orangutan) era spiritosamente definito l’approccio piuttosto animalesco alla bella vicina di banco in occasione di una festicciola danzante.

Va da se che “pellare” va oggi considerata, per chi se la può permettere, e con i dovuti distanziamenti imposti dal covid, un’ottima alternativa ai noiosi allenamenti invernali “a secco” in città, dando così modo di svolgere attività di endurance nella più bella palestra che ci sia, la montagna innevata. E’ in ogni modo opportuno scegliere in tal caso un paio di sci che si prestino a essere “pellati”.

Con questi particolari sci, o con le ciaspole, è anche possibile effettuare il “ravanage”, una pratica sportiva o, secondo altri, una filosofia di vita, legata strettamente con l’escursionismo. Nel nuovo lessico outdoor, “ravanage” consiste grosso modo nel “girovagare per le montagne al di fuori dei tracciati, deliberatamente o involontariamente, quasi sempre in situazioni impreviste e variamente difficoltose”.

Se “pellare” e “ravanare” sono due termini di nuovo conio o perlomeno in uso da pochi anni, molte altre sono le definizioni che si sono perse negli sport bianchi. Parole che riportano ai tempi in cui le lezioni di sci assomigliavano a sedute di catechismo, facendoci sentire partecipi di un rito, e nel doposcì ci si confrontava tra noi davanti a un vin brûlé raccontando delle proprie mirabolanti discese. Ecco allora, alla buona, qualche esempio di quel lessico sulla bocca dei “cannibali” domenicali del tempo che fu: mezze calzette come chi qui scrive che se ne impadronirono per darsi particolare importanza.

Dérapage: specialità consistente nello slittare lateralmente per perdere quota sul ripido.

Schuss: picchiata stile “o la va o la spacca” sulla pista di discesa.

Contromovimento (Gegenverwindung): un particolare della tecnica inventata negli anni sessanta dagli austriaci. Occorre spiegare?

Scodinzolo: oggi si preferisce parlare di cortoraggio, il modo migliore e più elegante di controllare gli sci con una serie di curve.

Attacchino: minuscolo attacco con il puntale separato dalla talloniera. Una vera rivoluzione trentacinque anni fa, ancora oggi in uso nello sci alpinismo con i dovuti perfezionamenti.

Zig Zag: marca dei primi sci di plastica. Che per un po’ vennero così definiti di qualsiasi marca fossero.

Formaggini: si definivano così familiarmente, per la loro forma triangolare simile ai formaggini preconfezionati e racchiusi in una scatola circolare, i puntali Marker studiati per consentire la sicurezza laterale.

Virgola: ovvero posizione “a virgola”. Il massimo dell’eleganza negli anni Sessanta. Dino Buzzati se la sognava di notte e vi scrisse sopra un elzeviro sul Corriere. Imperdibile.

Rotazione: riguardava il busto che in curva ruotava come se dietro di noi qualcuno  improvvisamente… ci chiamasse. Il massimo dello stile.

Cunette: croce e delizia, peccato che siano state cancellate dalle moderne autostrade della neve. Certe piste ne erano piene, in particolare le nere.

Scwung: in seguito tradotto con virata, era il modo di curvare degli austriaci che si sovrappose al christiania.

Pistaioli: erano gli sciatori così bollati dal Club Alpino Accademico che fece un’intensa propaganda per lo sci fuori pista e lo scialpinismo.

Tiralacci: arnese indispensabile per allacciare smadonnando gli scarponi non ancora dotati di levette per la chiusura.

Carrés cachés: tipo di lamine quadrangolari incastrate anziché precariamente avvitate nella soletta come prima si usavano.

Long laniere: letteralmente (dal francese) cinghia lunga: era l’attacco riservato agli esperti. Complicatissimo da serrare, inchiodava lo scarpone allo sci e in caso di caduta non c’era verso che si sciogliesse. Con le conseguenze che si possono immaginare.

Cofix: la plastica che ricopriva le solette opponendo una blanda resistenza ai tanti sassi affioranti prima dell’arrivo dei battipista a motore. Apposite candelette da far sgocciolare sugli strappi del covix rendevano di nuovo scorrevoli gli attrezzi. Ma era meglio che l’operazione fosse affidata a specialisti del ramo.

Silver: la sciolina argentata, indispensabile con le nevi primaverili colpevoli dello stramaledetto “zoccolo” sotto le solette.

Uovo (a): la posizione inventata da Jean Vuarnet, asso dello sci francese. Prima o poi ci provavano tutti a scendere in questa posizione con risultati tra il comico e il fantozziano.

Qui l’elenco potrebbe continuare, ma la memoria del sottoscritto, appassionato cannibale negli anni sessanta, è agli sgoccioli. Qualcuno conosce altri termini desueti e desidera gentilmente trasmetterceli? (Ser)

2 thoughts on “Scusi, vuol pellare con me?

  • 06/12/2020 at 10:31
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    A proposito di “pellare”, non si vorrebbe che le disquisizioni pubblicate in questo sito su tale modo gergale di definire lo sci alpinismo fossero scambiate per una sia pur benevola presa in giro di chi pratica questa disciplina. Che è e rimane, fra le attività da svolgere nella montagna invernale, una delle più impegnative e rischiose. A questo proposito ben volentieri MountCity riprende da Facebook una nota in proposito del Cai Milano che vanta la storica e benemerita Scuola Righini. L’invito ai lettori è di farne tesoro.
    “Nelle ultime settimane”, si legge nel comunicato del Cai Milano, “si sono viste su diversi organi di comunicazione, dalla stampa alla televisione e in radio, molte dichiarazioni poi amplificate sui canali social incitando le persone ad avvicinarsi alla montagna invernale con ‘le pelli sotto gli sci’ perché lo sci alpino o da discesa per ovvi e validi motivi, non potrà essere praticato al momento. Noi come Cai Milano e come Scuola di Scialpinismo Righini e i nostri soci ‘mettiamo le pelli sotto gli sci’ da sempre ed abbiamo visto negli ultimi anni una crescita esponenziale di interesse verso questo meraviglioso sport da parte di un pubblico sempre più giovane e non possiamo che esserne molto orgogliosi”.
    “E’ però importante sottolineare”, spiegano ancora gli amici del Cai Milano, “che andare in montagna con le pelli sotto gli sci richiede preparazione e consapevolezza dell’ambiente montano per minimizzare ogni tipo di rischio di infortunio e, soprattutto, conoscenze di autosoccorso in caso di valanghe o infortunio per chi si avventura in ambiente lontano dalle piste. Questo è un messaggio fondamentale, spingere l’utente inesperto a frequentare la montagna in modo diverso senza parlare di preparazione, di rispetto dell’ambiente e di rischi è un grosso errore. Lo scialpinismo è molto più di uno sport e come ogni altra attività in montagna va affrontato in modo adeguato e con preparazione”.
    “Avvicinatevi allo scialpinismo”, è la conclusione, “ma non perchè è un sostituto dello sci alpino, sono due cose diverse di egual importanza. Non fatelo perchè il vostro sport preferito al momento non può essere praticato, fatelo perchè volete avvicinarvi alla montagna in modo diverso più intimo e fatelo preparandovi e non improvvisando. Il Cai Milano, la sua Scuola di Scialpinismo Righini, Il gruppo scialpinistico Paolo Re augurano a tutti una bellissima stagione scialpinistica nel rispetto delle regole governative”.
    #caimilano #scuolarighini di #scialpinismo

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  • 05/12/2020 at 18:13
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    INTERESSANTE. C’è sempre tempo per imparare!

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