Scialpinismo solo se con guida. Monta la polemica

Sono ammesse le escursioni con le ciaspole in Valle d’Aosta, ma resta il divieto per lo scialpinismo, a meno di non essere accompagnati da una guida alpina. E’ quanto prevede un’ordinanza che si fonda sulla nuova legge regionale appena approvata. “Sulle ciaspole non sono state rilevate problematiche”, ha spiegato in una conferenza stampa il presidente della regione Erik Lavevaz, “mentre per lo sci alpinismo possono esserci rischi per valanghe e infortuni, c’è il pericolo di avere avventurieri in questo campo”. 

Gli avventurieri, termine usato dal presidente valdostano, sarebbero le non poche persone impreparate ad affrontare i rischi elevatissimi che lo sci alpinismo comporta specialmente dopo le copiose nevicate che hanno portato ai massimi livelli la possibilità di valanghe. L’ordinanza è stata però contestata sui social in quanto ritenuta lesiva della libertà considerata essenziale per chi va in montagna.

A quanto risulta sarebbe inoltre la prima volta che viene data l’esclusiva dell’esecuzione di uno sport outdoor a una categoria professionale. Senonché lo sci alpinismo non è uno sport indoor qualsiasi. E va ribadito che questo che stiamo vivendo è un momento particolare. Nelle ultime settimane si sono viste su diversi organi di comunicazione, dalla stampa alla televisione e in radio, molte dichiarazioni poi amplificate sui canali social incitando le persone ad avvicinarsi alla montagna invernale con “le pelli sotto gli sci” perché lo sci alpino o da discesa per ovvi e validi motivi, non può essere praticato al momento. Ma occorre convenire che un’escursione scialpinistica non può essere considerata una “gita” qualsiasi. 

Si aggiunga che negli ultimi anni si è assistito a una crescita esponenziale di interesse verso questo sport da parte di un pubblico sempre più giovane. “E’ importante sottolineare”, spiegano alla storica Scuola Righini del Cai Milano, “che andare in montagna con le pelli sotto gli sci richiede preparazione e consapevolezza dell’ambiente montano per minimizzare ogni tipo di rischio di infortunio e, soprattutto, conoscenze di autosoccorso in caso di valanghe o infortunio per chi si avventura in ambiente lontano dalle piste. Spingere l’utente inesperto a frequentare la montagna in modo diverso senza parlare di preparazione, di rispetto dell’ambiente e di rischi è un grosso errore. Lo scialpinismo è molto più di uno sport e come ogni altra attività in montagna va affrontato in modo adeguato e con preparazione”.

L’ordinanza della Regione Autonoma Valle d’Aosta

Al punto 11 del paragrafo “Sport e attività motoria”, l’Ordinanza numero 522 del 12 dicembre della Regione Autonoma Valle d’Aosta firmata dal presidente Erik Lavevaz specifica che “la pratica dello sci di alpinismo, al di fuori dei comprensori sciistici e con l’accompagnamento di guida alpina o maestro di sci, le escursioni con le ciaspole su sentieri e percorsi tracciati si svolgono anche nei comuni vicini a quelli di residenza, domicilio o abitazione e, comunque, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri tra persone non conviventi, salvo che sia necessaria la presenza di un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti e senza alcun assembramento”. In un comunicato diffuso lo stesso 12 dicembre tramite Facebook dall’Unione Valdostana Guide Alta Montagna viene fatto osservare che “il significato del testo non è quello di affermare prerogative delle guide alpine, ma di ampliare le possibilità di spostamento all’interno della regione, come si desume da un’attenta lettura dell’ordinanza stessa”.

4 thoughts on “Scialpinismo solo se con guida. Monta la polemica

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  • 14/12/2020 at 10:28
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    Si moltiplicano, come ampiamente previsto anche in questo sito, le prese di posizione contro l’Ordinanza della Valle d’Aosta sullo sci alpinismo. Da segnalare il 13 dicembre il durissimo intervento del Club Alpino Accademico Italiano (CAAI) che qui volentieri MountCity ripropone.
    “Il C.A.A.I. reputa inaccettabile il provvedimento liberticida della Regione Valle d’Aosta sulla pratica dello scialpinismo. Prendendo a pretesto necessità connesse con la situazione epidemica da Covid 19 la Regione Vda ha deliberato, tra l’altro, di vietare la pratica dello scialpinismo se non con l’accompagnamento di una Guida Alpina o Maestro di sci (Ordinanza n. 552 dell’11 dicembre 2020, punto 11). Se la finalità è quella di limitare le potenziali necessità di interventi di soccorso e sanitari in questo momento delicato, la decisione appare incomprensibile sulla base dei dati statistici: le valanghe, anche di recente e anche proprio in Vda, hanno colpito sia praticanti privati sia gruppi accompagnati da professionisti”.
    “Se viceversa”, prosegue il comunicato, “la finalità, comunque non dichiarata, è quella di supportare una categoria professionale che sicuramente soffre disagi in questa situazione, la decisione appare arbitraria, discriminatoria e persino autolesionista in prospettiva futura. Possiamo infatti immaginare che anche una volta riaperta la Regione i turisti, nel dubbio o per presa di posizione, possano indirizzarsi a zone diverse, dove la libertà di movimento in montagna non ha subito queste limitazioni.
    Appare quindi veramente inspiegabile sotto il profilo pratico questa disposizione, ma quello che più ci allarma è il suo significato liberticida”.
    “Oggi con la scusa del Covid”, si legge ancora nel comunicato del Club accademico, “si limita con ordinanza regionale la pratica dello scialpinismo, domani potrà toccare all’alpinismo o all’arrampicata, alla mountain bike, all’escursionismo o ad altre attività in montagna perché è evidente che attività outdoor a rischio zero non esistono e pensare che sia possibile ridurre il rischio con un’ordinanza significa non aver capito molto del problema. Il rischio si limita con politiche che promuovano attivamente la conoscenza, la cultura, la formazione e l’autoresponsabilità, riassegnando ai singoli la responsabilità delle loro scelte e l’assunzione delle conseguenze che ne derivano”.
    “Questo non toglie, naturalmente”, conclude il CAAI, “che i singoli comportamenti dettati da colpevole incoscienza o incapacità, da chiunque posti in essere, possano, e anzi debbano, essere sanzionati sotto tutti i profili.Solo l’opposizione attiva, dura e senza sconti dell’intero mondo alpinistico a questo pericolosissimo precedente di limitazione arbitraria alla libertà delle persone potrà garantire per il futuro il mantenimento di quella libertà di accesso alla montagna che è presupposto non negoziabile di ogni esperienza alpinistica”.

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  • 12/12/2020 at 16:23
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    già che c’erano le autorità potevano anche “raccomandare caldamente” il rimanere a casa a fumare e consumare intensamente alcolici e superalcolici in modo da rimpinguare le casse statali (ma forse la raccomandazione è superflua visto che l’italiano medio, sportivo da telecomando, lo fa da sempre).

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  • 12/12/2020 at 11:15
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    Cresce indubbiamente sui social il dissenso per l’ordinanza della Regione Valle d’Aosta e anche, occorre aggiungere, la riprovazione per il modo con cui la notizia è stata riportata in MountCity nel tentativo di fornire il quadro di una situazione fortemente condizionata dal covid. Basti pensare all’anomalo scatenarsi degli sci alpinisti in apertura di stagione sulle pendici della Marmolada mentre stava per manifestarsi la prevista seconda ondata della pandemia. E’ vero, normare un’attività come lo sci alpinismo può essere interpretato come un sopruso, un attentato alla libertà che potrebbe estendersi anche alla libertà di praticare l’arrampicata. E poi non è detto che con le ciaspole si rischi meno che con gli sci. La “barbara ordinanza” della regione Valle d’Aosta è da condannare senza ma e senza se come ci scrive privatamente un amico che stimiamo? Ha ragione Andrea Gennari Daneri nel sito di “Pareti” a dire che il prossimo presidente che s’inventerà che l’alpinismo è in generale pericoloso per l’incolumità pubblica avrà un precedente normativo a cui rifarsi? Il dibattito ha l’aria di dover continuare ancora a lungo. Merita una citazione in FB la lettera di Michele Comi, guida alpina valtellinese, ai colleghi valdostani. “Cari colleghi valdostani”, scrive Comi, “proviamo a immaginare la nostra reazione di fronte all’obbligo del bagnino per farsi una nuotata in acque libere. Di rimbalzo l’intera categoria degli assistenti bagnanti diverrebbe una banda di insulsi protezionisti, in odore di incostituzionalità…La montagna è l’ultimo spazio di libertà che ci rimane, onoriamolo al meglio e lasciamo al piano recinti, biglietti d’ingresso e le degenerazioni della società securitaria”.

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