Gatto a idrogeno per piste da sci

Rivoluzione green sulle piste di sci? Non esattamente o non ancora anche se in questi termini è stato presentato il nuovo gatto battipista a idrogeno. Potente come un diesel ma a emissioni zero, si legge. Lo ha realizzato la Prinoth, società del gruppo Hti con sede a Vipiteno. Viene definito il primo battipista al mondo con motore elettrico alimentato a idrogeno. Si tratta però di un prototipo ancora da perfezionare. L’autonomia al momento è infatti di 4/5 ore: insufficiente perché il gatto porti a compimento il suo lavoro quotidiano. 

Bisogna in ogni modo ammettere che questa rivoluzione è tecnicamente possibile e potrebbe rendere finalmente sostenibili gli impianti di risalita e le relative piste. E occorre prendere atto che da tempo i tecnici si arrovellano  per trovare una soluzione. Gli attuali mezzi battipista inevitabilmente sono rumorosi e inquinano. Anche se in questi anni di progressi ne sono stati fatti. Qualche esempio? Nel 2016 l’Engadina annunciò di avere messo in pista gatti definiti “intelligenti”: veicoli che minimizzano emissioni inquinanti e sonore, progettati per muoversi “in punta di cingoli” sulle preziosi nevi locali. Il segreto? Sono stati dotati dello Snowsat, un sofisticato sistema digitale che, rilevando le condizioni de terreno e lo spessore del manto nevoso al centimetro, consente una gestione ottimizzata dell’innevamento artificiale e dei mezzi battipista, riducendo consumi energetici, idrici e di carburante per la circolazione dei mezzi sulle piste.

Sul carburante si sarebbero invece concentrati, sempre in quel 2016, i gatti dell’Alto Adige. Si apprese dai giornali che avrebbero usato un nuovo carburante ecologico della Tamoil formato da un mix di olio di palma, olio di colza, e rifiuti dell’industria alimentare, compresi gli scarti del pesce. Verrebbe miscelato con il NExBTL commercializzato in Finlandia dall’azienda petrolifera Neste. 

Insomma, la ricerca del gatto “sostenibile” è continuata. Il problema è serio (come se quelli creati dall’innevamento programmato non lo fossero).  Il nuovo modello a idrogeno, coperto da brevetto, sarebbe costato secondo Il Sole 24 Ore un anno di ricerca e sviluppo e avrebbe richiesto investimenti per diversi milioni di euro. (Ser)

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