I nuovi orizzonti di “Meridiani Montagne”

“La nostra rivista è ormai grande, più che maggiorenne, e ha ancora voglia di crescere. Con nuove rubriche, storie e immagini sempre più belle, e una rinnovata attenzione a tutto ciò che compone il meraviglioso mondo della montagna: paesaggio, architetture, tradizioni, cultura gastronomica”. Questo scrive Paolo Paci, neodirettore scientifico, nell’editoriale del bimestrale “Meridiani Montagne” dedicato alla Grivola e alla Valle di Cogne, arrivato nelle edicole i primi giorni del 2021 (Editoriale Domus, Gennaio 2021, Anno XX, N. 108, 150 pagine, 7,50 euro). Milanese, giornalista di grande esperienza nel settore dei periodici in carta patinata, premiato scrittore di guide e saggi in cui ha raccontato di montagne famose, dal Monte Bianco al Cervino, Paci dà operativamente il cambio a Marco Casareto nella rivista fondata da Marco Albino Ferrari, altra illustre firma del giornalismo di montagna. In passato ha diretto “VS Viaggiare Scoprire”, mensile di viaggi e lifestyle, e “La Cucina Italiana”, mensile di cultura gastronomica. Ha collaborato con le maggiori viste di turismo, quali “Bell’Italia”, “Bell’Europa”, “Week end viaggi”, “Viaggiesapori”. Come alpinista ha percorso itinerari classici delle Alpi su roccia e ghiaccio. L’arrivo di Paci al vertice della più autorevole e diffusa pubblicazione “laica” dedicata alla montagna suscita particolari attese non solo tra gli addetti ai lavori. MountCity gli ha sottoposto (ovviamente a distanza) dieci domande che hanno ricevuto sollecite, cortesi risposte, mentre con il suo staff Paci si era già messo al lavoro per il successivo numero monografico tutto dedicato all’Appennino Ligure. (Ser)

Paolo Paci

Dieci domande al neodirettore Paolo Paci

1) Che effetto le fa, direttore, occupare la poltrona del suo illustre predecessore Marco Albino Ferrari?

“Fa l’effetto di guidare una… Ferrari. Hai paura di andare a sbattere e ammaccare il capolavoro. Al di là delle metafore, Marco Albino ha inventato vent’anni fa un format bellissimo, che ancora oggi è attuale. Io, d’accordo con l’editore, ho solo fatto qualche ritocco, per rimodernare la grafica e dare nuova brillantezza ai contenuti. I vecchi lettori, entrando nella rivista, si ritroveranno nella propria casa, ristrutturata. Con tanta luce e ossigeno”.  

2) In tempi di pandemia quale può essere il nuovo volto di Meridiani Montagne?

“Siamo in zona rossa? Non possiamo andare in montagna? Andiamoci allora con la fantasia, la memoria, la passione interiore. Meridiani Montagne ci accompagna nelle nostre scalate virtuali come l’ologramma di una brava guida alpina. Leghiamoci tutti con fiducia! (E per iniziare col piede giusto, ho sostituito la vecchia pagina “Editoriale” con un occhiello che trovo più consono e partecipativo: “In cordata”)”.

3) Lei, direttore, ha auspicato recentemente un nuovo umanesimo della montagna, con una nuova imprenditoria più creativa e sostenibile. Un segnale positivo anche per le pubblicazioni?

“Dobbiamo essere tutti più creativi, per non ridurci in povertà (una povertà non solo economica, ma anche ecologica, spirituale). In questo inverno nevoso e senza sci, c’è da sperare che qualche stazione invernale si stia convertendo a un turismo più responsabile, e non votato solo agli impianti di risalita, che pure nell’economia alpina sono ancora importanti. Le passeggiate nella neve a piedi, con le ciaspole con gli sci di fondo o con le pelli, l’osservazione della natura invernale, la riscoperta delle culture locali e della gastronomia, la buona ospitalità: sono moltissimi i motivi per frequentare la montagna, anche senza le funivie, È un modello che noi comunicatori dobbiamo sostenere. Peraltro sono temi che troviamo tutti nel mio primo numero di Meridiani Montagne dedicato alla Grivola e alla Valle di Cogne: una valle che ha saputo fare grande turismo (ecologico) senza bisogno dello sci di pista”. 

In apertura un’immagine di Stefano Torrione tratta dal fascicolo numero 108 della pubblicazione dell’Editoriale Domus di cui Paolo Paci è direttore scientifico (qui sopra la copertina del numero in edicola con le pareti nordest e nord-ovest della Grivola, 3969 m, in veste invernale).

4) E’ stata salutata l’irruzione degli scienziati nel dibattito pubblico come un ritorno della competenza. Se ne sente il bisogno nel giornalismo di montagna?

“Io preferisco fare il giornale con i buoni giornalisti. Quelli che sanno farsi leggere e rendere interessante qualsiasi tema. E che quando (spesso) non sanno qualcosa, lo chiedono agli esperti. La pura competenza non sempre si accompagna alla capacità di comunicazione: lasciare il dibattito ai virologi non ha fatto bene alla vera conoscenza della pandemia. E per i temi della montagna è la stessa cosa: la mediazione dei comunicatori professionisti è indispensabile. Quando abbiamo conquistato il K2, a scriverne sul Corriere non sono stati Lacedelli e Compagnoni, ma un signore di nome Buzzati”.

5) E le associazioni, che ruolo hanno oggi?

“In una pratica individualista e tutto sommato anarchica come quella dell’alpinismo, le associazioni con i loro statuti e regolamenti stanno strette a molti. Personalmente, ne vedo soprattutto i valori positivi. Cosa sarebbe il dibattito ambientale senza la voce di Mountain Wilderness? E quanto più povera sarebbe la storia dell’alpinismo senza il Club alpino italiano e tutte le sue costole? Con il Cai in particolare, Meridiani Montagne ha ripreso un dialogo proficuo, dopo qualche anno di silenzio: la nostra prima iniziativa comune sarà un numero speciale dedicato al Sentiero Italia, che uscirà ad aprile”.

6) I social hanno giovato all’immagine della montagna?

“Sono troppo di parte per dare una risposta credibile. A me piace la carta e molto meno le chiacchiere. Ho l’impressione che anche nell’alpinismo, i social tendano alla spettacolarizzazione, al gossip, spesso agli insulti. Basti pensare agli squallidi episodi di bullismo subiti da Federica Mingolla. La mia proposta/speranza è che i social siano affidati (ancora una volta) ai seri professionisti della comunicazione”. 

7) L’editoria non se la passa bene mentre il mondo virtuale è considerato una fucina di idee e di energie. Quali possono essere i punti d’incontro?

“Carta e web hanno funzioni diverse. E fruizioni diverse. Possono essere complementari, questo sì. Il web ha il dono dell’immediatezza, è perfetto per la cronaca e per i confronti. La carta impone tempo, capacità di leggere, concentrarsi e sognare. Sul web si consumano le notizie, sulla carta si raccontano storie, a volte la Storia. Meridiani Montagne non vuole e non può mettersi in competizione con le testate on line, ma può fare quello che nessuna testata on line fa: condurre per mano il lettore in un viaggio immersivo, totale, nel mondo della montagna”.

8) L’alpinismo è tuttora rappresentato come un olimpo di eroi votati alla morte, un mondo ingessato e paludato. Come se ne parlerà nelle pagine di Meridiani Montagne?

“Gli eroi, quelli omerici, ci servono per continuare a sognare: non a caso nel 2021 dedicheremo tre speciali ai grandissimi dell’alpinismo classico, Gervasutti, Comici, Cassin. Ma sono altrettanto convinto che ogni lettore, alla fine del “viaggio” dentro Meridiani Montagne, sentirà la montagna come un mondo accessibile, amichevole. Le terre alte non sono per pochi eletti. Sono per chiunque le ami e le rispetti, a qualunque età, a qualunque livello tecnico”. 

9) Quale può essere oggi e come le piacerebbe che cambiasse il profilo del lettore-tipo di Meridiani Montagne?

“La montagna è un ambiente culturale estremamente variegato, frequentato dagli appassionati del 9c e delle ultratrail come dai contemplatori di paesaggi. Non ho la pretesa di definire un lettore-tipo, ma vorrei che ognuno trovasse il suo posto nella casa di Meridiani Montagne. La vera sfida oggi è strappare, per almeno un quarto d’ora, i più giovani ai monitor che monopolizzano il quotidiano e metterli davanti alla pagina stampata. E chissà che, di fronte alla terra incognita dell’inchiostro, anche la generazione digitale non provi il brivido di una nuova avventura”. 

10) Può dirci, per concludere, tre validi motivi per leggere Meridiani Montagne?

“Conoscere la montagna. Godere della montagna. Sognare la montagna”.

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