Alberi di città. Il patetico crollo di Bellachioma

C’è chi parla con i vecchi alberi vedendoci un nonno. Uno di questi è il mio nipote quindicenne Mirto. C’è rimasto male quando ha scoperto che in via Raffaello Sanzio a Milano un gigantesco albero, che sembrava fare la guardia alla casa dei nonni in corrispondenza con il numero civico 30, è precipitato il 28 dicembre sotto il peso della nevicata di fine anno. Ora Mirto vorrebbe consolarlo, perfino abbracciarlo. Ma c’è anche chi chiama le piante con un nome. E a Mirto, gran lettore di fumetti, era venuto in mente che Bellachioma potesse essere il nome di quel vecchio (ma non si sa quanto) albero fronzuto al quale si era affezionato e il cui tronco è stato frettolosamente rimosso per non ostacolare il traffico. Eppure Bellachioma sembrava ben saldo su quel lembo di marciapiede in cui nonna Marina, con il consenso del Comune e del condominio, aveva da poco inaugurato un’aiuola scacciando le auto caoticamente parcheggiate. 

I Vigili del Fuoco non ebbero altra scelta la notte del 28 dicembre. Sotto la fitta nevicata di questa ennesima notte di coprifuoco, misero in moto le ululanti motoseghe e fecero a pezzi Bellachioma dopo avere invano tentato di sollevarlo con una gru. Una sentenza inappellabile. In verità Bellachioma l’aveva combinata grossa. Invano aveva tentato con tutte le sue forze di scrollarsi la neve di dosso, deciso a evitare di appoggiarsi ai fili del tram. Ma non ce l’ha fatta e quei fili tesi fra un palazzo e l’altro di questa zona residenziale li ha, in men che non si dica, stroncati con il suo peso.

Mio nipote Mirto ha la fortuna di vivere a Carrara tra mare e monti ma nella giungla di cemento di Milano è di casa come i suoi fratelli Elio e Lidia. “Hanno la fortuna queste piante”, spiego a Mirto che talvolta tento invano di milanesizzare o quanto meno di far simpatizzare per la metropoli, “di prosperare grazie al fiume che scorre in tutte le stagioni nel sottosuolo di Milano. Un fiume che tuttavia presenta qualche inconveniente. Talvolta invade le gallerie della metropolitana. Sai, senza le pompe idrovore sempre in funzione mi risulta che i convogli lì sotto non potrebbero circolare”. 

“Però il verde a Milano non manca e sotto questo aspetto d’estate la città offre sollievo a chi come me non dispone di una seconda casa in montagna. Dovresti sapere”, dico ancora a Mirto, “che tre milioni di nuovi alberi forse renderanno più vivibile la città entro il 2030. Lo si è letto sui giornali. E’ una sfida che la città e la sua area metropolitana lanciano per combattere il riscaldamento globale. Bellachioma faceva orgogliosamente parte di quei 500 mila alberi che sono il vanto della città metropolitana e ce l’aveva messa tutta per farsi voler bene dalla gente del quartiere”.

Mirto s’immagina che gli altri alberi della via Sanzio possano affliggersi per la scomparsa del fronzuto fratello e siano anche un po’ preoccupati per il loro avvenire. Non sarà che qualche altro fratello o cugino di Bellachioma finisca per fare le spese della prossima nevicata in questo inverno che nessuno si aspettava così nevoso? 

“Ho sentito dire”, mi dice Mirto, “che gli alberi parlano tra loro. Ne sai qualcosa?”. Già, questa storia degli alberi parlanti devo averla letta anch’io da qualche parte. Vengo a sapere che è quanto sostiene l’ecologa americana Suzanne Simard. La sua scoperta è sbalorditiva, questo lo apprendo dal web.

Suzanne non ha dubbi. Le piante hanno diverse possibilità per comunicare tra loro, soprattutto per lanciare segnali di pericolo. Utilizzano a quanto pare impulsi elettromagnetici. Le radici, per esempio, sarebbero attraversate da una debole corrente di ioni idrogeno, che crea un campo elettrico. Ogni variazione all’interno di questo campo viene immediatamente avvertita dalle radici delle piante vicine, che in questo modo vengono messe in allarme. 

Mirto ha un sussulto, gli brillano gli occhi come gli capita quando gli viene un’idea. “Che cosa ne dici nonno, è il caso di fare qualcosa per tranquillizzare questi poveri alberi? E se ci dessimo da fare per abbracciarli organizzando una bella festa qui in via Sanzio?”. Curiosa, pazza idea. Bellachioma se fosse ancora tra noi ne sarebbe felice. A una condizione. Che, dati i tempi, tutti gli umani in quell’ipotetico giorno si presentino in mascherina. E che stiano ben distanziati tra loro. (Ser)

L’ecologa americana Suzanne Simard ha dimostrato che gli alberi comunicano con altri alberi. Nelle altre immagini il groviglio delle piante crollate il 28 dicembre in via Raffaello Sanzio a Milano sotto il peso della neve (ph. Serafin/MountCity)

One thought on “Alberi di città. Il patetico crollo di Bellachioma

  • 07/01/2021 at 19:59
    Permalink

    Ma Bellachioma sarà al più presto sostituito e l’aiuola di Marina risorgerà in primavera a nuova vita e più bella di prima.

    Reply

Commenta la notizia.